Chi colmerà il vuoto nel centrodestra?

07/07/2014 di Giacomo Bandini

Abbiamo già parlato su queste pagine della decadenza inesorabile di Silvio Berlusconi, senza darlo per finito del tutto, ma ammettendone la posizione fortemente indebolita nonché descrivendo le numerose divisioni che rischiano di mettere a repentaglio il progetto partito vent’anni fa. Il centrodestra italiano, ora come ora, sembra in balia delle ondivaghe proposte populiste raccolte di elezione in elezione. Dove devono guardare, dunque, i numerosi elettori conservatori o moderati oggi per andare al di là di Renzi e del Movimento 5 Stelle?

Leaderizzazione – L’assunto di partenza è la nozione di leader. Senza quest’ultimo in Italia non si va ormai da nessuna parte. Gli scandali di Tangentopoli e l’esplosione del sistema partitico tradizionale hanno favorito la creazione di partiti in cui il “capo” e i nomi contano più di ogni altra cosa. È qui che Berlusconi ha trasformato la realtà politica nel modo più penetrante. Il suo appello fece breccia in tutte le correnti politiche di centro e di destra provenienti non tanto dai partiti, bensì da una base elettorale stanca e pronta a ricevere nuove proposte in campo. Creando larghissime alleanze e governando la propria compagine come una grande azienda al cui vertice siede un solo Presidente, ha modificato la visione complessiva del nuovo partito. E Renzi, nel suo piccolo, ha seguito le orme dell’antagonista di sempre creando una rete di fedelissimi, premiati al momento giusto. Questo, al giorno d’oggi, è il metodo che si è rivelato più efficace per creare una solida e duratura realtà di potere politico.

La destra a casa – Se però uno dei due leader dovesse cadere, Berlusconi nel caso in questione, cosa potrebbe succedere? La testimonianza diretta è stata la creazione di un terzo polo, il Movimento 5 Stelle. Raccoglitore universale di delusi e di elettori scettici nei confronti di tutto e tutti. Anche qua però è stata decisiva la presenza di un leader: il carisma di Beppe Grillo è stato una forza aggregante che, partendo da posizioni molto diverse, ha dato voce a parti del paese che si sentivano sempre meno rappresentate. Eppure, a fronte di una simile innovativa fucina di idee, la maggior parte della popolazione sta pian piano abbandonando il ricorso al voto elettorale per poter decidere le sorti del proprio Paese. I dati rilevano una maggioranza di elettori “destrorsi” rimasti a casa o fortemente indecisi.

Tanti nomi, nessun leader – Guardando a destra difatti non paiono esserci eccessive possibilità di scelta per un nutrito popolo moderato e conservatore. Ncd deve tutta la sua fortuna alla decisione di Alfano di prendere parte alla compagine governativa, prima con Letta e successivamente con Renzi. Al termine di questa esperienza rischia probabilmente di ridimensionarsi o scomparire. Fratelli d’Italia, antico frammento di una destra idealista e popolare che non esiste più, pare piuttosto debole e isolato. Tanto da far tornare in campo uno stanco e scornato Gianfranco Fini. I liberali hanno miseramente fallito, nonostante proposte attraenti e un certo grado di curiosità creato attorno alla carica innovativa di alcuni leader. La cattolica Scelta Civica, potenziale specchio della grande Cdu tedesca, gradualmente si è spenta e Mario Monti, il salvatore della patria, è ora un ricordo nell’universo dei vari Mario Mauro (Popolari per l’Italia in parlamento) e Pier Ferdinando Casini (eterno incompiuto). Il più credibile emerso durante le europee è parso Salvini, ma è a capo di un partito piuttosto radicale e indigesto al Sud Italia, grande bacino elettorale del centrodestra e dei baroni di Forza Italia.

Scommesse di destra – Quale personaggio, allora, potrà ereditare lo scettro del ventennale leader capace di muovere milioni di voti e ampi consensi e quale destra si prospetterà per gli italiani? Innanzitutto è necessario considerare che, momentaneamente e alla luce delle analisi fatte, nessuno pare in grado di ambire a ricoprire tale carica nell’area politica indicata. Fra i nomi emersi dall’interno, due appartengono ai giovani Raffaele Fitto e Alessandro Cattaneo e non sembrano abbastanza forti da lanciare una sfida credibile. Il primo è stato ostracizzato dall’interno, nonostante le oltre duecentomila preferenze alle Europee; il secondo è passato da sindaco preferito di Pavia e tra i migliori per consensi ad una pesante sconfitta al ballottaggio. Marina e Barbara, le figlie di Berlusconi, riproposte varie volte, non sembrano invece accogliere i numerosi inviti né tanto meno possiedono il carisma del padre. Quale speranza per il centrodestra? L’unica è il sorgere di una forza disposta ad accettare il cambiamento per una nuova fase. E ciò avverrà solamente se si riuscirà a scardinare il sistema feudale e antidemocratico proposto fino ad oggi ed inculcato nelle teste dei molti amministratori. Silvio Berlusconi cadrà, ma a rimpiazzarlo non dovrà essere un clone. Serve un uomo fresco che incarni i valori della destra europea, non contaminato con la politica degli ultimi vent’anni né disposto ai troppi pericolosi compromessi. È una bella scommessa, vero, ma l’unica che meriti di essere giocata dal centrodestra.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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