Cloud Atlas, ovvero la fantascienza del reale

14/01/2013 di Monica Merola

cloud-atlasAncora una volta il futuro si presta al presente per raccontarlo, e raccontandolo lo esplora attraverso l’espediente del parallelismo. Ed ancora una volta la fantascienza fa bingo al cinema, immergendo lo spettatore di Cloud Atlas – ultima fatica di Andy e Lana Wachowosky e Tom Tykwer – in una dimensione esagonale, nella quale non può esimersi dal riconoscere vizi, virtù e cotillones della propria contemporaneità.

E’ proprio questo, infatti, a rendere questa pellicola godibile. L’immediatezza con cui, nonostante un intreccio di sei dimensioni temporali diverse, lo spettatore riesce ad entrare nell’opera, quasi ad assaporare la trama – tratta da un’opera letteraria di David Mitchell – senza perdersi davanti al suo un’apparente incastro, sciogliendone semplicemente i nodi, ma allo stesso tempo intrecciandone di nuovi nella propria mente.

Sei storie, sei frecce di un arco miranti lo stesso obiettivo: osservare il mondo scuotendone la superfice. Tom Hanks, Halle Berry, Hugh Grant, Susan Sarandon e molti altri personaggi compiono la propria personale ricerca, in tempi e luoghi differenti ma sempre padroneggianti un occhio critico, a tratti lievemente polemico, in grado di essere salace ed all’avanguardia, senza la pretesa di una rivoluzione sociale, ma con il chiaro intento – emerso soprattutto negli episodi diretti dai creatori di Matrix – di permettere allo spettatore di ridere, piangere, ma sopra ogni cosa riflettere sulla realtà circostante.

E per questa ragione Cloud Atlas non delude le aspettative: perchè non ne crea. Per alcuni troppo prolisso, per altri invece troppo contorto, quando lo spettatore alla fine dello spettacolo rientra nel tepore della propria casa, è solo e solo in quel momento che realizza che questo film lascia sul proprio fondale ben più domande di quante risposte riesce a fornire. E proprio per questa ragione vale il prezzo del biglietto, fosse solo per domandarsi perchè lo si è acquistato.

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Monica Merola

Dopo aver conseguito la maturità classica ottiene la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso "La Sapienza", con una tesi su Anna Politkovskaja. Giornalista pubblicista da marzo 2012 , non scrive per vivere ma vive per scrivere.
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