Claudio Monteverdi – il padre della musica barocca

28/03/2015 di Silvia Mangano

Vissuto tra sedicesimo e diciassettesimo secolo, il compositore Claudio Monteverdi tradusse in note lo scompiglio di un’epoca tormentata e traghettò l’arte rinascimentale verso la sensibilità barocca

Claudio Monteverdi

Nato a Cremona nel 1567, Claudio Monteverdi, fin dall’infanzia si dimostrò portato allo studio della musica, studio che non fu mai ostacolato dal padre, il quale, pur avendo voluto per lui una carriera da medico, lo mandò a scuola presso il famoso polifonista Marcantonio Ingegneri. Introdotto magistralmente nel mondo della composizione, a soli quindici anni pubblicò la sua prima raccolta vocale, seguita da altre sperimentazioni musicali non troppo audaci. Fino alla rivoluzione del Romanticismo ottocentesco, la musica – come ogni altra espressione artistica – fu saldamente legata al mecenatismo ed è per questo che non è possibile raccontare la storia del Monteverdi senza accennare alle corti presso le quali visse e compose.

Dal 1590 fino al 1612, risiedette a Mantova. La corte dei Gonzaga era allora un florilegio di artisti e letterati e ospitava alcune delle più eccelse menti del secolo; tuttavia i rapporti di Claudio Monteverdi con i suoi mecenati non furono sempre ottimi: assunto dapprima come semplice suonatore di viola, impiegò più di dieci anni per riuscire a diventare maestro di cappella (1603). Durante la permanenza a Mantova, accompagnò il duca Vincenzo in numerosi viaggi (Ungheria, Fiandre, Roma, Milano, Bologna) e fu largamente influenzato dalla musica straniera, soprattutto dallo stile fiammingo. Nella sua lunga carriera, infatti, riuscì a fondere le influenze esotiche con i toni della tradizione medievale e  a plasmare una tipologia musicale del tutto innovativa. Grazie a questa caratteristica, il Monteverdi introdusse discrete novità in campo musicale: per esempio, la sua predilezione per la melodia vocale, lo spinse a privilegiare una sola voce rispetto al coro e a eliminare a poco a poco tutto ciò considerato d’ostacolo all’espressione canora all’interno dell’esecuzione.

«Carattere tipico dell’arte monteverdiana è una genialità non schiava delle teorie e che segue soltanto un’aspirazione: raggiungere la massima espressione nella massima semplicità» (Gian Francesco Malipiero): fu proprio la vulcanica necessità di oltrepassare i limiti stabiliti dalla tradizione (e che a lungo termine ne decretò la fama) a guastare spesso la carriera di Claudio Monteverdi. In primis, dovette combattere con gli oppositori e fautori di un tradizionalismo musicale rigoristico, che definirono la musica del Monteverdi come incentrata sul «disprezzo della ragione e delle buone norme tradizionali» e dove «solo ai sensi esser data sattisfatione» (Giovanni Maria Artusi nel suo Imperfettioni della moderna musica). Forse anche per questo, non riuscì mai a ottenere dai Gonzaga il consenso che avrebbe voluto, finché alla morte del duca Vincenzo subì l’umiliazione del licenziamento da parte del successore, il duca Francesco.

Dopo un anno vissuto in povertà a Cremona, fu assunto a Venezia come maestro di cappella presso la Basilica di san Marco. Qui ottenne gli onori che tanto aveva desiderato in passato e, in breve, attirò su di sé una discreta attenzione internazionale: dalla corte di Vienna a quella polacca, passando per Roma e per Parma, si susseguirono le collaborazioni artistiche che contribuirono a renderlo ancor più famoso. Si spense a Venezia nel 1643.

Delle numerose innovazioni introdotte dal Monteverdi, che hanno fatto di lui uno dei padri della musica barocca, è inutile parlarne, soprattutto perché risulterebbero incomprensibili per chi è digiuno di musica. Più che parlare di accordi, intervalli, di cadenze tonali, di recitativi e concertati, è meglio soffermarsi sull’esplosività artistica del compositore e sulla tenacia delle sue convinzioni musicali, la cui influenza fu determinante per la successiva sperimentazione del linguaggio musicale italiano e mondiale.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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