Clare Boothe Luce, un’americana a Roma

10/04/2013 di Andrea Viscardi

Il 10 Aprile 1903 nasceva a Washington Clare Boothe, un personaggio conosciuto da pochi, ma protagonista in un periodo delicatissimo per la nostra nazione. Studia e cresce a New York dove – dopo un primo matrimonio fallito – intraprende la carriera di giornalista. La sua spiccata attitudine ad occuparsi di moda la porta a lavorare prima a Vogue, quindi a prendere la direzione del periodico Vanity Fair. Diviene, in pochi anni, il simbolo del giornalismo femminile statunitense. E’ proprio in questo momento, inoltre, che la sua vita cambia completamente.

Clare Boothe Luce
Clare Boothe Luce

Infatti conosce e sposa Henry Luce, una vera icona dell’epoca. Per intenderci, è stato il precursore dell’editoria moderna. Rivoluzionando completamente il settore, fondò nel 1925 il Time, quindi Fortune, Life e nel 1954, Sport Illustrated. Fiero repubblicano e amico di Eisenhower, supportò sempre la causa dell’ala più conservatrice della politica americana.

Clare, intanto, oltre che affermata giornalista, diviene anche una delle principali sceneggiatrici di commedie teatrali, ottenendo un grande successo in tutti gli Stati Uniti. Questa sua notorietà, insieme alle amicizie politiche del marito, la portano, nel 1942, ad essere eletta al Congresso, nella circoscrizione del Connecticut. Nel 1944 un’altra svolta. La sua unica figlia, Ann, muore. Lei, disperata – dopo un’epifania – si avvicina alla Chiesa cattolica e si converte, entrando nelle grazie di Padre Fulton, futuro monsignore. Inizia quindi un’intensa attività propagandistica – libri, articoli, sceneggiature – di orientamento cattolico.

Intanto la sua carriera politica prende il via definitivamente. Dopo le elezioni del 1953 Eisenhower è il nuovo inquilino della Casa Bianca. La vicinanza con la famiglia Luce – sostenitrice della sua campagna elettorale – lo spinge a mandarla in Italia: è la prima donna ambasciatrice della storia statunitense.

Qui, la Boothe – di sua iniziativa, ma con l’appoggio d’oltreoceano – inaugurò una furiosa campagna anticomunista. Il suo legame con il Vaticano e il suo repubblicanesimo profondamente conservatore aiutarono la donna a divenire una paladina dello scontro tra i due blocchi.

Occorre, però, fare un passo indietro. In quegli anni, a capo della FIAT, vi era un personaggio troppo spesso dimenticato, ma vero artefice del boom dell’azienda: Vittorio Valletta. Tra i motivi della crescente floridità della società torinese vi erano ingenti commesse, sostenute dagli Stati Uniti. Siamo nel 1953, anno del primo “governo amministrativo” della storia, guidato da Pella – esponente democristiano – e sostenuto dal Partito Liberale Italiano e dal Partito Nazionale Monarchico.

E’ un momento di crisi e tensione. La questione di Trieste esplode più forte che mai e il Presidente del Consiglio decide di schierare le truppe al confine. Questo, però, fu un gesto criticato da ogni parte: dagli States e dal Regno Unito – che volevano mantenere ottimi rapporti con la Jugoslava Titina dopo il suo abbandono del blocco sovietico – dal PCI, che accusava il governo di un nazionalismo quasi fascista e dalla stessa DC, che aveva paura della reazione di Washington. Pella, quindi, si dimise da lì a poco. Intanto, nel 1953 era stato firmato l’armistizio in Corea. Il comunismo si era affermato ancora di più, agli occhi degli americani, come il male assoluto. Nonostante questo, alle elezioni politiche del 7 giugno – ancora prima che fosse posta la parola “fine” al conflitto – le Partito Comunista conseguì il 22,60% dei consensi. Meno del 31% di cinque anni prima. Solo che questa volta il partito correva da solo, senza il Partito Socialista. Era il suo risultato migliore.

Clare, allora, entrò prepotentemente nella vita politica, sociale ed economica italiana. Dapprima si schierò contro i sindacati rossi e avviò un piano di finanziamenti occulti rivolti alla Democrazia Cristiana. Poi si spinse oltre, attuando una sorta di ricatto all’allora presidente della FIAT: o eliminava la presenza comunista dalle fabbriche, o rinunciava alle commesse. Valletta, allora, fu costretto ad acconsentire, mettendo in atto un clima di linciaggio nelle fabbriche: licenziamenti, intimidazioni, sino addirittura a dar vita a una sorta di fabbrica di confino, la cosiddetta “Officina Stella Rossa”. La Cigil e la Fiom, nel giro di pochi mesi, subirono un tracollo. Intanto, come scriveva Norberto Bobbio, fuori dalle fabbriche e per le città il movimento Pace e Libertà, finanziato generosamente dal dirigente FIAT, “predicava l’eliminazione dei comunisti anche con la violenza”. Nel Settembre del 1954, Valletta, scriveva alla Booth: “Da gennaio ad agosto abbiamo sospeso o licenziato 687 inde­siderabili, oltre ai 700 precedenti e ve ne abbiamo comunicati i nomi […] D’accordo col ‘country team’ abbiamo intensificato gli sforzi per la fusione degli indipendenti con la Cisl e la Uil a danno della Cgil. […] Ci siamo anche accordati sulla istituzione di una entità di sicurezza composta da esponenti dell’aeronautica italiana, dell’ambasciata americana e della Fiat”.

Nel 1956, la Boothe tornò in America, ma la sua attività come ambasciatrice – nonostante le polemiche suscitate nella penisola – segnerà ancora a lungo le direttive politiche italiane e i rapporti con gli Stati Uniti. Dopo aver rinunciato alla proposta di divenire vicepresidente, si ritira a vita privata. Non prima, però, di aver appoggiato e finanziato – dopo la morte di Kennedy – la campagna presidenziale di Goldwater, sconfitto da Lyndon B. Johnson. Morirà a Washington, nel 1987, dopo essere stata la prima esponente di rilievo statale del giornalismo femminile, la prima ambasciatrice statunitense e aver giocato un ruolo di primaria importanza nella politica italiana degli anni ’50.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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