Cipro: manuale di un salvataggio rischioso

27/03/2013 di Giacomo Bandini

Haircut – Si chiude con un gravissimo haircut  in l’ondata di emergenza finanziaria di Cipro che rischia di contagiare tutti i Paese meno solidi dell’Eurozona. Una nuova concezione di haircut, però, con riferimento ai conti correnti. È servita una settimana abbondante fatta di trattative infinite, bracci di ferro, malcontento e tanta, tanta difficoltà nel trovare una soluzione credibile. Il piano finale varato grazie all’accordo fra la Troika e le istituzioni cipriote garantirà 10 miliardi sotto forma di prestito in liquidità e 5,8 miliardi derivanti dal prelievo forzoso,  dai conti che superano i 100.000 euro.

cipro-ueLa soluzione – Dopo le proposte concernenti varie percentuali di prelievo su conti di entità diverse alla fine si è preferito preservare il piccolo correntista con deposito di media-bassa entità, come avevamo anticipato già la scorsa settimana nell’articolo che precede questo. La decisione emersa dalle consultazioni fissa momentaneamente l’aliquota al 30% su tutti i conti correnti della Laiki Bank superiori ai 100.000 euro  e al 4% per i conti analoghi affidati a tutte le restanti banche del paese. Il dato che però desta maggiormente stupore, ma anche perplessità, sul complessivo sistema finanziario dell’isola mediterranea, si riferisce alla composizione dei depositi bancari: il 42% di questi è formato da conti superiori a 500.000 euro. Depositi corposi, dal sapore di paradiso fiscale. Difatti gli investitori russi, i più coinvolti in quanto proprietari di ingenti capitali  e Medevedev stesso si sono esposti in modo chiaramente sfavorevole alla manovra, dopo aver tentato di inserirsi negli accordi fra UE e Nicosia. Ora minacciano l’abbandono incondizionato e il trasferimento forzato verso altri lidi agevolati. Il rischio è che persino una folta schiera di imprenditori autoctoni seguano l’esempio. Cosa ne sarà allora dell’economia cipriota già piuttosto scarsa? A scoraggiare ulteriormente i correntisti più ricchi e portatori di capitali da investire potrebbe poi arrivare una seconda mazzata. Il ministero delle finannze insulare non ha difatti negato la possibilità di incrementare il prelievo coatto al 40%. Cosa inaudita e inaudibile alle orecchie di molti. Vi è solo un’unica certezza: nel caso in questa situazione non si fosse agito così la fuoriuscita del paese dall’area euro sarebbe stata cosa sicura.

Dichiarazioni e reazioni – Se, dunque, da un lato i problemi dei buchi da tappare e della liquidità a breve termine sembrano essere stati momentaneamente risolti (con estremi rimedi), altri problemi sono sorti o potrebbero sorgere all’interno dell’Eurozona. Il primo, mediatico e di facciata, è interamente istituzionale. Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha infatti dichiarato che il salvataggio di Cipro “rappresenta un modello per risolvere i problemi delle banche di altri paesi europei. Quello che abbiamo fatto la scorsa notte è buttare indietro il rischio.” Un discorso con conseguenze nefaste. I mercati, al solo pensiero di riutilizzo di un modello simile per il salvataggio dei futuri Paesi a rischio, hanno reagito non male, malissimo. Le perdite di giornata sono state ingenti, lo spread è ritornato a salire e i titoli bancari hanno confermato di non ispirare molta fiducia di questi tempi. Fortunatamente la BCE è arrivata in soccorso anche in questo caso, smentendo le parole di Dijsselbloem e regalando un minimo respiro ai mercati destinati comunque a chiudere in ribasso. Il sospetto però rimane. Ed è lecito, dal momento che non molto tempo fa qualcuno aveva ipotizzato una soluzione simile per l’Italia nel caso di rischio default. Fra le righe di questo sito abbiamo già spiegato perché sarebbe quasi impossibile applicare simile risoluzione a casa nostra, ma la storia insegna: nulla va dato per scontato.

Il rischio – Il secondo problema insito negli eventi conclusi con la manovra dell’hair-cut è la parte seguente al prelievo: il cosiddetto bail-in e la creazione di una bad bank. Il bail-in è un sistema utilizzato per ripristinare la capitalizzazione dell’istituto bancario da parte dei propri correntisti. Il meccanismo consente di trasformare il semplice obbligazionista in vero e proprio azionista, convertendo la tipologia di bond posseduti in titoli a rischio maggiorato. Solitamente è necessario un accordo scritto fra la Banca e il cliente per un’operazione del genere poiché il rischio del nuovo azionista è veramente elevato soprattutto in casi disperati come quello del sistema finanziario cipriota. Proprio per tale motivo e per esigenze di contingentamento dei tempi nel caso di Cipro non è stato preso in considerazione l’accordo nero su bianco. Il governo sta già pensando ad un decreto per far sì che ciò avvenga senza consenso delle parti. Ciò aumenta l’instabilità della “rescue mission” messa in atto col prelievo forzoso e incertezza sulla situazione politica. Riguardo alla bad bank: si tratta di una società ad hoc per ricevere i titoli tossici da parte della Banca di origine e gestirli in modo fruttuoso poiché dove il rischio è maggiore ci possono essere perdite ingenti come ricavi altissimi. Nel caso di Cipro i meccanismi si applicano con la chiusura di Laiki Bank e la sua divisione in due banche, una con asset buoni e una bad bank. La parte buona verrà incorporata da Bank of Cyprus e ricapitalizzata col sistema del bail-in. La bad bank si occuperà di “ripulire” i titoli tossici e ottenerne il massimo rendimento. Il dilemma sta proprio qui, come verranno gestiti bail-in e bad bank? Il tasso di rischio è elevatissimo e il default alle porte un’altra volta.

Un euro diverso – Il terzo problema emerso è l’ennesima mancanza di compattezza e di decisione all’interno della Troika. Il dibattito intorno a Cipro ha confermato l’esistenza di correnti di pensiero distanti le une dalle altre, nonostante poi si sia agito in modo unitario. In aggiunta a questo bisogna segnalare il grave ritardo al completamento dell’unione bancaria sotto l’egida della BCE. Dal punto di vista tecnico infatti l’euro circolante a Cipro vale meno della medesima valuta posseduta in un altro stato dell’Unione Monetaria. La colpa è delle restrizioni vigenti sul circolante e sui depositi, oltre all’azzeramento di ogni operazione e la chiusura della borsa. Si viene a creare in tale modo un paradosso pericoloso, l’euro può valere in modo differente da stato a stato all’interno della stessa UE. È questo il segnale dell’inizio della fine?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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