Cipro e UE: 5 domande sulla crisi

21/03/2013 di Luciano Di Blasio

Cipro Unione EuropeaCinque domande a Chara Papakyriacou, dottoressa in International Politics alla City University di Londra e laureanda in International Relations a Roma, cipriota in Italia: il punto di vista di una giovane studentessa europea sul suo Paese, Cipro, e sulla traballante situazione in cui si è cacciata l’Unione Europea.

Chara, sei in Italia ma stai seguendo la situazione del tuo Paese con un occhio privilegiato e allo stesso tempo preoccupato di un vero cipriota che può a capire, anche da un punto di vista accademico, le dinamiche della crisi: cosa è andato storto a Cipro?

Cipro è stata per lungo tempo un paradiso fiscale e sede di una serie di conti offshore. Dopo aver aderito all’Euro, ha mantenuto la sua posizione privilegiata di centro finanziario nel Mediterraneo e dispone di un ampio settore finanziario (stimato a 5-6 volte il suo PIL). Allo stesso tempo, però, le nostre banche hanno investito in obbligazioni greche, e vi è stata la fusione di una banca cipriota con una greca. Inoltre, la precedente amministrazione è stata generosa sull’assistenza sociale in un momento in cui, forse, non era particolarmente indicato. A mio parere (senza essere un esperto in finanza) questo, in combinazione con l’eccessiva valorizzazione delle nostre banche e la mancanza di trasparenza in merito alle difficoltà finanziarie in cui ci siamo trovati a partire dal luglio scorso, ci ha portato alla situazione attuale (in cui due delle maggiori banche sono sull’orlo del fallimento e, senza un aiuto continuato della BCE, chiuderanno causando un domino-effect).

Perché Cipro, accreditata dello 0,2% del PIL aggregato dell’UE, è così centrale, al momento, per il destino della nostra Unione e della nostra moneta? È solo colpa di Cipro? Oppure l’UE è co-responsabile della trasformazione della situazione di Cipro in una bomba ad orologeria?

Cipro è stata al centro dell’attenzione dei media mondiali in questi ultimi 3 giorni perché le misure proposte sono una novità: è la prima volta che la Troika chiede ai correntisti di contribuire direttamente attraverso una tassa, in particolare sui depositi inferiori a 100.000 € che in precedenza erano garantiti dal Governo come sicuri (nel caso in cui le banche avessero chiuso, questo era l’importo minimo che sarebbe sicuramente stato restituito)… La paura di creare un precedente nell’Euro-zona, così come il rischio di una corsa agli sportelli, ha portato questa situazione ad un punto di cruciale influenza nell’UE.

Immagino tu sia in contatto con i tuoi amici e la tua famiglia e abbia accesso a tutte le fonti di notizie del tuo Paese: ci può dire qual è la sensazione generale tra la gente? Come stanno reagendo le diverse fasce della popolazione?

Ci sono sentimenti contrastanti a Cipro. Appena le misure sono state annunciate si è diffuso il panico generale. Inoltre è necessario considerare che quando si chiede al Parlamento di imporre una tassa sui depositi, questi vengono improvvisamente congelati. Le reazioni sono divisibili in tre gruppi: la sinistra (in generale le persone che hanno piccoli risparmi e che, come classe operaia, generalmente supportano il Partito Progressista dei Lavoratori, i comunisti dell’AKEL) ha reagito negativamente al cosiddetto haircut ed è stata l’unico gruppo a protestare attivamente per le strade. Il centro (DHKO, il Partito Democratico) è stato piuttosto conservativo, cercando di parlare di patriottismo e di prendere posizione contro gli interessi stranieri che, insieme alla sinistra, interpreta come nostri “nemici”. La destra (DISY, il Raggruppamento Democratico), il partito del presidente Anastasiades, è stata più prudente e meno espressiva, guardando con sospetto le proposte che non hanno ancora una posizione chiara: il DISY è l’unico partito che in Parlamento non ha respinto il piano, ma ha scelto di astenersi. Vi è stato, tuttavia, un paradosso: chi, sia in termini reali che relativi, perderebbe meno (quelli con risparmi inferiori a 100.000, con un l’aliquota di prelievo al 6,75) ha fatto sentire la sua voce più degli altri. In generale, il panico si è esteso fino al punto che la gente si affretta ai bancomat di notte per prelevare contante, vista l’incertezza sul futuro prossimo.

Puoi spiegarci perché la situazione della crisi cipriota è così difficile da risolvere da un punto di vista istituzionale? Quali sono gli aspetti chiave del quadro istituzionale cipriota, soprattutto per quanto riguarda la governance e il processo decisionale?

Cipro ha un sistema presidenziale: il Presidente è eletto direttamente dal popolo (Nikos Anastasiades è stato eletto il 24 febbraio scorso e ha giurato proprio 3 settimane fa)… Ciò significa che il Parlamento (attualmente costituito da 58 deputati) è eletto separatamente: il partito del Presidente in carica detiene 20 seggi. Quindi il partito del Presidente, da solo, non detiene la maggioranza: anche se Anastasiades è stato eletto con il parziale sostegno dei membri del DHKO, titolari di altri 9 seggi, questo non vuol assolutamente dire che questi siano tenuti a sostenere qualunque proposta presidenziale avanzata al Parlamento.

Pochi in Italia sanno che a Cipro si è svolto un ballottaggio per le elezioni presidenziali nello stesso momento in cui noi ci recavamo alle urne per le elezioni politiche. E infatti, come hai ricordato, il vostro Presidente è in carica da meno di un mese. Un’ultima questione, in qualche modo più personale, ma forse la più importante ed interessante: tu per chi hai votato e, se hai sostenuto il Presidente che è poi stato eletto, hai fiducia nel suo approccio alla situazione? Come gli consiglieresti di agire, per il bene di Cipro e dell’UE?

Ora abbiamo bisogno che i legislatori ascoltino i suggerimenti del nostro esecutivo, che la nostra gente abbia fede nel nostro Presidente e nel nostro Governo, e dobbiamo sperare che il voto di giovedì (per il piano finale) si basi su principi di logica e fattibilità, perché questo è ciò che salverà il nostro Paese. Potremmo essere orgogliosi se non avessimo un debito di 16 miliardi di euro da pagare… non possiamo di certo esserlo con un debito del genere né possiamo pensare di ripagarlo alle nostre distorte condizioni.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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