Ciò che non si sa e si vorrebbe sapere

18/07/2015 di Nicolò Di Girolamo

Parlare di ciò che non si conosce riempie l'animo di entusiasmo mentre lo pone di fronte a un infinito oceano di possibilità, tutte nuove e meravigliose e priva dell'odioso rischio di proporre argomenti che ci riempiono di passione a persone che li giudichino noiosi e banali

James Thurber

Parlare di ciò che non si conosce è un’arte. Bistrattata, malvista e poco considerata ma sicuramente un’arte. Il fatto a cui pochi prestano attenzione é che esso non sia semplicemente un fittizio esercizio retorico, un arrampicarsi sugli specchi tramite ingannevoli sofismi, bensì una dimostrazione di curiosità, nella sua forma più cristallina. Dovrebbe essere chiaro a tutti che parlare di ciò che si ignora in gran parte, all’interno del giusto ambiente sociale si rivelerebbe essere una qualità.

Tutto ciò necessita alcune regole, é chiaro; ad esempio l’ambiente in questione dovrebbe essere caratterizzato da minore dosi di ipocrisia e maggiori dosi di umiltà di quanto oggi si riscontri sia la media globale in questo campo. È evidente infatti che guardando le cose dalla giusta distanza ognuno di noi é ignorante nella stessa misura e che sia ben misero sfoggiare la conoscenza di qualche pagina in più del grande libro dello scibile umano. Parlare di ciò che non si conosce riempie l’animo di entusiasmo mentre lo pone di fronte a un infinito oceano di possibilità, tutte nuove e meravigliose e priva dell’odioso rischio di proporre argomenti che ci riempiono di passione a persone che li giudichino noiosi e banali.Ciò che é importante ricordare é che si parla di piacevoli conversazioni, non di severi insegnamenti. Difatti insegnare ciò che si ignora é un misfatto molto simile a un crimine, un’aberrazione. Anche se… chissà, forse lo sforzo creativo indotto dalla nostra nuova disciplina potrebbe indurre a insegnare con maggiore entusiasmo, il quale, com’è noto é una tra le qualità più importanti di un insegnante.

Se solo vivesse ancora una volta, questi sarebbero i pensieri di Barney, uno dei personaggi partoriti dalla vivida fantasia di James Thurber, autore dei racconti di cui é composta l’antologia  ‘On Writings and Drawings’. Thurber é sicuramente un personaggio di secondo piano nello scenario letterario del novecento, forse il suo posto nella storia é nella piccionaia, lontano dai grandi della platea, ma ai suoi tempi ha goduto di una certa fama e stima condivisa. É stato principalmente conosciuto per le sue qualità di umorista e disegnatore, infatti per anni ha prodotto popolari vignette per il New Yorker.

Stupisce, ma solo in parte, che la sua creatività si sia riversata anche in ambito letterario, dando vita ad uno stile molto particolare, immaginifico e velatamente umoristico. Il solo motivo per cui sono venuto a conoscenza di questa antologia é che uno di questi racconti brevi si intitoli: ‘The Secret Life Of Walter Mitty’ e, soprattutto ne sia stato tratto di recente il famoso e omonimo film. Tra l’altro il racconto da cui trae ispirazione il film é un piccolo prodigio di eleganza nello scrivere. Per queste e altre ragioni se desiderate delle letture al di fuori del tracciato della critica contemporanea, cariche di fantasia e brillante umorismo, James Thurber é la risposta.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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