Cinema italiano verso i titoli di coda. Crisi, piraterie e mancanza d’idee

18/06/2013 di Jacopo Mercuro

Considerato uno dei migliori al mondo solo cinquant'anni fa, oggi la produzione nostrana è in declino costante

Cinema Italiano

La grande crisi economica che il nostro paese sta attraversando ha scatenato un terribile effetto domino. A risentirne drasticamente è stata anche l’industria cinematografica, vittima di una brusca frenata negli incassi ai box office. A farne i conti sono state per lo più produzioni italiane, capaci da rappresentare il 37,6% degli incassi al 26,5%. Tutt’altra storia, invece, per le pellicole americane che, nonostante la crisi, hanno fatto registrare un incremento del 3,3% rispetto all’anno passato. Evidenziano questa spaccatura i dati riguardanti il periodo tra gennaio e marzo 2013 (periodo in cui sono presenti in sala i film che concorrono al premio Oscar). Non possiamo biasimare il pubblico italiano se preferisce andare a vedere le pellicole straniere, i film del bel paese sembrano avere molto meno appeal rispetto agli anni passati e, vista la scadente qualità di quest’ultime, non rimaniamo sorpresi. Non a caso, l’ultimo Oscar portato a casa risale al 1997 (“La vita è bella”) e quella considerata, negli anni Cinquanta e Sessanta, la seconda industria cinematografica sembra sprofondare nelle sabbie mobili della mediocrità.

Tipico paradosso italiano – Nonostante vi sia un forte crollo degli spettatori, ogni anno vengono prodotti un numero maggiore di film. Lo Stato, concedendo finanziamenti pubblici, cerca di colmare quel vuoto lasciato dai mancati incassi, ma a cosa serve investire se poi si producono pellicole di scarsa qualità, incapaci di ottenere un ritorno economico adeguato? A che serve mettere così tanta carne al fuoco per poi raccogliere solamente il fumo di soldi bruciati? È per questo che, nel giro di pochi anni, l’intervento pubblico si è drasticamente ridotto, concedendo finanziamenti solamente, nel 2012, a 56 produzioni nazionali su 166.

Il tax credit – A fronte di quest’analisi è lecito chiedersi come mai il cinema italiano non sia ancora scomparso, domanda alla quale è facile rispondere con: tax credit. Il tax credit sta facendo da salvagente all’industria cinematografica, tradotto in parole povere consiste nella possibilità di investire nella produzione di una pellicola e ottenere in cambio un credito d’imposta pari al 40% della somma stanziata (se investo 100.000 € in pochi mesi ho la possibilità di avere un ritorno di 40.000€). Ma nel nostro paese nulla è semplice da spiegare, è evidente come il tax credit sia fondamentale per le sorti del cinema, ma non si è ancora sicuri che per il prossimo anno verrà rinnovato. Questo meccanismo virtuoso, che rischia di interrompersi, ha già portato danni economici allontanando dal nostro paese molti investitori internazioni che, a fronte delle troppe incertezze, si sono tirati indietro. I problemi non finiscono qui, purtroppo il cinema italiano sembra essere un naufrago in mare aperto, circondato dagli squali. Il tax credit ha il suo rovescio della medaglia. Si affaccia infatti all’orizzonte un’altra pinna: sembrerebbe vi sia un documento firmato da molte associazioni del settore che, oltre al rinnovo del tax credit, ne vorrebbero un’estensione per le produzioni audiovisive, cosa capace di rendere lo strumento monopolizzato dalle produzioni televisive, meno rischiose e in grado di garantire un riscontro maggiore a livello economico.

A gravare sui guadagni, poi, c’è anche la tanto combattuta pirateria che ormai permettere di vedere illegalmente i film presenti in sala. Stiamo arrivando, insomma, ad un punto di non ritorno. L’unica soluzione sarebbe quella di intraprendere una rivoluzione culturale che dovrebbe partire dal cinema di casa nostra, cominciando, per prima cosa, nell’eliminare le inutili riproposizioni di commedie dai ritmi televisivi che sono una delle maggiori cause dell’insuccesso. Dopo tanti anni vorremmo un cinema in grado di tornare a parlare e raccontare l’Italia che esiste e resiste e non quella oramai stantia e in crisi. Non siamo sull’orlo del precipizio, ma in caduta libera verso la scritta “THE END”.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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