Cinema americano: tra mega produzioni e cinema indipendente (1980-2000)

30/09/2015 di Jacopo Mercuro

Gli anni Ottanta, per l’intera industria cinematografica mondiale, furono un punto di svolta nel campo dell’intrattenimento.

Le Iene

Tra gli anni 80 e 90, le produzioni cinematografiche, che rappresentavano un investimento in continua oscillazione per gli Studios, furono surclassate dalla televisione via cavo, che con i suoi numerosi canali, si confermava la fonte di guadagno più redditizia. Nel 1976, la Sony mise inoltre in commercio il video registratore, nel quale potevano essere riprodotti i film sotto il formato VHS, andando a conquistare immediatamente milioni di famiglie americane. Inizialmente, le major vedevano nel nuovo formato di riproduzione un pericolo per l’affluenza degli spettatori in sala, che comunque non calarono di molto. Grazie alle videocassette, gli Studios riuscirono ad ottenere un nuovo canale di profitto; le seconde visioni furono sostituite dai VHS, usati anche per rimettere in commercio le vecchie pellicole. Sul finire degli anni Ottanta, i guadagni ottenuto con i VHS, superarono di gran lunga gli incassi ai botteghini.

Un grande problema dei VHS era la circolazione delle copie pirata. Gli Studios, desiderosi di proteggere i propri prodotti, accolsero con entusiasmo, circa due decenni dopo, un nuovo formato: il DVD, che entrò in commercio a Natale del 1997. Il nuovo formato risollevò il mercato, che stava diventando sempre più stagnante, conquistando il pubblico grazie alla qualità del video e ai contenuti extra, inseriti dalle produzioni. Nel 2000, i ricavi dell’home video, superarono di tre volte gli incassi fatti con le sale cinematografiche.

Nei primi anni Ottanta, i piccoli Studios, favoriti dall’home video e dai consistenti finanziamenti provenienti dall’estero, misero in difficoltà le major, ma negli anni Novanta, a causa degli alti costi di produzione, le piccole case iniziarono a scomparire. Gli Studios più importanti si legarono a grandi compagnie, come la SONY, riuscendo così, a diversificare gli investimenti. Alcune major, grazie ad una politica più indulgente nel campo dell’anti trust, riuscirono ad acquisire un numero sempre maggiore di sale, ritornando ad una produzione di tipo verticale. Gli Studios, favoriti dalle nuove sinergie, provenienti da altri campi di intrattenimento, massimizzarono i profitti, attraverso programmi televisivi, merchandising e parchi tematici.

Le grandi compagnie, dopo essere entrate a far parte di imperi mediatici, produssero film dai budget molto elevati, con l’intento di sbancare i botteghini, ma sapendo che il fallimento di una megaproduzione avrebbe potuto mettere in serio rischio le sorti dell’azienda, cercavano di minimizzare i rischi, affidandosi a storie semplici, ricche di effetti speciali, ingaggiando star e registi già amati dal pubblico. Il calendario delle uscite, oltre che dai blockbuster, era occupato da film con budget più umani, che servivano per lanciare le nuove generazioni di attori e registi che, se meritevoli, avrebbero avuto la possibilità di lavorare in produzioni più importanti.

I produttori, preoccupati delle possibili perdite, spingevano gli addetti ai lavori ad affidarsi a regole narrative consolidate, mettendo in piedi sceneggiature divise in tre atti, dove improvvisamente il pubblico doveva rimanere sorpreso da un colpo di scena. Nei film a budget ridotto, invece, aveva più spazio per la sperimentazione; a loro era affidato il compito di innovare un cinema sempre più in mano alle mega produzioni, permettendo la nascita di capolavori come Velluto blu di David Lynch. Negli anni Novanta, molti film indipendenti, come Pulp Fiction di Quentin Tarantino, invertirono la rotta del mercato, incoraggiando i produttori a investire in pellicole capaci di uscire al di fuori dei canoni consolidati.

Il cinema indipendente assunse diverse forme; da una parte vi erano progetti ambiziosi come Platoon e Via da Las Vegas di Figgis. Dall’altra pellicole più eccentriche come Stranger than paradise di Jim Jarmusch. Grazie alle molte sale, che avevano a disposizione i nuovi cinema in stile multiplex, gli esercenti potevano dare spazio ai lavori indipendenti, che in passato non avrebbero avuto una facile distribuzione. Le major, sempre più avide di potere e denaro, fiutarono il grande giro d’affari, arrivando ad acquistare le piccole case, come la Disney fece con l’ormai consolidata Miramax, produttrice di pellicole come Nuovo Cinema paradiso, Le Iene, Clerks e Il paziente inglese.

All’inizio degli anni Duemila, proprio quando il mercato sembrava tornato interamente nelle mani delle solite major, molti imprenditori privati, come Jeff Skoll (primo presidente di ebay), crearono e finanziarono nuove case di produzione, rendendo il cinema indipendente più florido che mai.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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