Cinecittà si mostra. Lo specchio del cinema italiano

04/06/2013 di Jacopo Mercuro

Gli storici studios romani si aprono al pubblico, ma lo spettacolo è desolante

Cinecittà si mostra

In occasione delle riprese del film dedicato al regista Federico Fellini, gli studios romani di Cinecittà aprono il sipario e si mostrano al pubblico. Dopo i successi avuti negli anni precedenti, gli studi hanno deciso di aprire nuovamente il proprio scrigno mostrandosi agli amanti del cinema fino al 23 giugno. Al suo interno è possibile ripercorrere i quasi 80 anni di storia attraverso set, costumi e grandi personaggi, per concludere con un backstage dedicato alla creazione cinematografica.

La “Hollywood sul Tevere” – è così che gli studi di Cinecittà venivano chiamati. Il boom economico che portò fu enorme, una legge non permetteva ai produttori stranieri di portare gli incassi fuori il nostro paese così da dover reinvestire tutto in loco. Questo aiutò il nostro cinema a uscire da una sorta di provincialismo e sancì l’inizio degli anni d’oro dando vita a quella che Fellini definì “La dolce vita”, che fu culmine e simbolo di questa grande evoluzione. Con il tempo, purtroppo, si è perso quel mito di Roma vista come uno dei più grandi centri cinematografici.  Non esiste quasi più nessuno che decide di girare i film negli studi della città eterna e questo enorme grigiore è ancor più evidenziato dai set rimasti a Cinecittà. Parecchi studi un tempo utilizzati per pietre miliari, sono oggi  la casa per programmi pomeridiani ai limiti del ridicolo, di fiction di basso livello e di reality raccapriccianti.

L’idea di far conoscere Cinecittà al pubblico è ammirevole, ma a quanto pare poco concreta. Non poche le cose che andrebbero riviste per quella che sembra l’Atlantide del cinema italiano, una città inabissata che rispecchia esattamente il momento che il nostro cinema sta vivendo. Il potenziale sarebbe enorme ma purtroppo ora non è quella fabbrica dei sogni che prometteva di essere. Lo spettatore, varcando quel cancello dovrebbe, rimanere incantato ed essere rapito dalla fantasia che il luogo era capace di sprigionare solo poche decined i anni fa. Le sensazioni che si provano sono tutto l’opposto, non si ha la percezione di essere entrati in contatto con il mito. Le scenografie di “Gangs of New York” e “Rome” sono nel degrado più totale e oramai in balia del tempo -è molto triste -, occorrerebbe una grande ristrutturazione per prolungarne la vita. La mostra non offre molto e se i cimeli come questi sono anche tenuti in pessime condizioni non si comprende quanto significato possa avere mostrarsi ad un pubblico che entra speranzoso ed emozionato e finisce la sua visita con rammarico e rabbia. Com’è possibile che gli addetti ai lavori non si accorgano di quello che sta succedendo? Com’è possibile che non venga salvaguardato quello che è un patrimonio artistico pieno di storia e importanza per il nostro paese? Possibile che tutti abbiano già dimenticato che all’interno di quegli studi sono passati artisti del calibro di Fellini, Coppola, Scorsese e che sempre da quegli studi sono usciti ben 47 film vincitori del tanto ambito Oscar?

E’ impensabile che oggi Cinecittà competa con le grandi esposizioni offerte oltre oceano, ma anche noi – nel nostro piccolo – abbiamo scritto un pezzo di storia e per molto tempo siamo stati ammirati e gratificati per il lavoro svolto. Eravamo una fabbrica di sogni in grado di creare capolavori, oggi siamo solo un ammasso di rovine.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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