Il capitalismo statale cinese, la sfida del futuro

12/11/2013 di Giovanni Caccavello

Terzo plenum in Cina, per guardare al futuro

In questi giorni, a Pechino, 370 membri del “Comitato Centrale” stanno discutendo le riforme che rilanceranno l’economia cinese. Intanto il resto del mondo osserva incuriosito.

Pechino – Che la Cina sia diventata l’unica vera potenza mondiale in grado di contrastare, almeno economicamente, gli Stati Uniti lo si era capito già da tempo. Nel corso di questi ultimi anni, però, il mondo non solo ha incominciato ad ammirare il “miracolo” cinese abbandonando, in parte, gli storici giudizi anti-comunisti ma ha iniziato anche a capire come funziona l’economia di questo gigante asiatico.

Terzo Plenum – Sabato 9 Novembre, circa 370 membri del “Comitato Centrale” del Partito Comunista Cinese, il partito più grande del mondo, con circa 83 milioni di iscritti, si sono riuniti per il terzo Plenum dell’era Xi Jinping. Questo “gruppo di lavoro”, il più importante degli ultimi anni, dovrebbe segnare, secondo le parole dello stesso Presidente della Repubblica Popolare Cinese, “l’avvio di una lunga serie di riforme economiche e sociali che modernizzeranno e rilanceranno l’intero sistema”.

Xi Jinping, Cina e futuro, tra economia e riforme
Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese

Capitalismo Statale – Molti economisti, circa due anni fa, incominciarono a parlare di “Capitalismo Statale” quando si riferivano all’economia “pianificata” cinese. Tale affermazione è quanto mai corretta e riassume brillantemente la formula che ha portato la Cina a crescere e a svilupparsi a ritmi frenetici. Da un lato un governo centrale forte, totalitario e chiuso in se stesso, dall’altro un piano economico di stampo capitalista, pianificato in modo diverso rispetto a quello che i totalitarismi comunisti ci hanno sempre abituato nel corso del XX secolo. L’Unione Sovietica, Cuba e la Corea del Nord, non hanno mai lasciato circolare liberamente capitale proveniente dall’estero, tutto risultava (e risulta) essere pianificato lasciando spesso i cittadini senza cibo e beni necessari ed il ceto medio, imprenditoriale veniva (e viene) sempre visto con disprezzo. In Cina tutto è diverso. La cosiddetta “borghesia” è parte essenziale dell’economia, così come i capitali provenienti dall’estero.

Utopia – Il governo cinese, nel corso dei decenni, si è allontanato dall’idea originale di Mao, anche grazie al grande lavoro di Deng Xiaoping e alla sua visione di “economia socialista di mercato”. Più vicine le idee di Engels, quindi, il quale, nel 1880, scrisse il libro, poco conosciuto ma molto rilevante per il pensiero politico socialista, “L’evoluzione del Socialismo: dall’utopia alla scienza” in cui spiega come il capitalismo statale sia il punto di arrivo del capitalismo classico.

Prossime mosse – Nel biennio 2012-2013, qualcosa però si è leggermente inceppato nella perfetta combinazione tra capitalismo e stato e quest’anno l’economia cinese crescerà di “solo” il 7,5%. Secondo fonti provenienti dalla World Bank e dal Fondo Monetario internazionale questo tasso di crescita è il minino indispensabile per far sviluppare un’economia di più di un miliardo e 300 milioni di persone. Il governo deve agire subito al fine di evitare ripercussioni poco piacevoli in futuro. Tutto il mondo aspetta con ansia le misure che dovrebbero venire prese nel corso di questo Plenum, perché la ripresa globale passa anche da Pechino. La Cina è ormai troppo importante per il mondo e, attualmente, con gli Stati Uniti in fase di assestamento ed un Unione Europea ancora lontana da una ripresa significativa, sostenibile e stabile, la Cina è il paese che, attraverso un programma di riforme sociali ed economiche radicali, deve guidare il mondo intero verso una nuova era dopo la crisi, nata dalla finanza nel 2007.

Aspettative – Il governo cinese dovrà dare quindi risposte ferme e di prospettiva. Sicuramente, tra i punti più importanti, verrà menzionata una riforma del sistema bancario cinese, entrato in crisi a causa del forte boom avvenuto a partire dal 2009. I prestiti delle banche cinesi hanno quasi raggiunto il 140% secondo stime dell’Economist, e di questo passo il sistema bancario potrebbe correre rischi di collasso. Un altro tema molto importante riguarda invece lo sviluppo delle aree rurali. Ad oggi, solo circa 400 milioni di persone in Cina possono permettersi beni di seconda necessità (macchine, televisori, computer, telefoni e altri servizi) e alcune zone dello stato, soprattutto quelle interne e più occidentali, sono poco o per nulla sviluppate, ancora simili ad aree del terzo mondo. Il piano del governo, secondo voci interne al partito, sarebbe quello di avviare un programma di sviluppo che tocchi circa 500 milioni di persone entro il 2030. Questo piano, denominato “Cina 2030”, elaborato insieme alla Banca Mondiale è molto ambizioso e sarebbe formato da tre linee guida:

  1. Un mercato efficiente ha bisogno di uno stato efficiente, quindi sono necessarie alcune, grandi, riforme instituzionali,
  2. Occorrono riforme volte ad un’ulteriore liberalizzazione del mercato, al fine di ridurre i monopoli, liberalizzare al meglio il mondo finanziario, attrarre maggiori investimenti esteri e promuovere l’innovazione. Quindi, bisogna finalmente affrontare due punti: quello della proprietà della terra e una revisione della gestione dei grandi colossi di stato.
  3. Sarà creata una precisa strategia industriale con lo scopo di rilanciare la crescita, attraverso la stesura di tre grandi piani industriali quinquennali.

Conclusioni – Grazie a tutte queste riforme la Cina potrebbe garantirsi altri vent’anni di crescita. Altrimenti il rischio è quello che il Dragone faccia la fine del Giappone sul finire degli anni ’70 e dell Tigri Asiatiche verso le fine degli anni ’90. Questi paesi, in passato, non sono riusciti a portare avanti riforme strutturali complete e di lungo termine e dopo circa 20 anni di crescita costante a ritmi vicini al 10% si sono fermati. La Cina di oggi, secondo molto esperti, è arrivata al fatidico bivio. Il governo lo ha capito e agirà di conseguenza. Una cosa è però certa: anche se avvierà le riforme necessarie, un pilastro rimarrà intatto: il capitalismo continuerà a correre a braccetto con lo stato.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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