La cooperazione sino-russa: un rapporto ritrovato

13/08/2014 di Vincenzo Romano

Dal gelo degli anni '70, ad una vicinanza d'interessi sempre più importante, in Asia e nel Mondo

Relazioni Sino Russe

Un rapporto scostante. Nel corso della storia, le relazioni tra Russia e Cina sono state contraddistinte da una intrinseca non linearità, ed il cambiamento ha rappresentato l’unico fattore sempre presente: sin dai primi decenni dei XX secolo e fino agli anni ’60, Unione Sovietica e Cina sono state oggetto di un’alleanza strategica in funzione anti-americana (ed anti-capitalista); in seguito, con la destalinizzazione dell’URSS, i rapporti tra i due giganti eurasiatici si sono via via deteriorati, fino alla rottura delle relazioni bilaterali negli anni ’70 (sancita con la visita di Nixon a Pechino). Soltanto in seguito al 1991, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, i rapporti tra le due potenze hanno ripreso vigore, in un contesto internazionale profondamente mutato: la letteratura politologica ha definito questa nuova relazione come “Comprehensive Strategic Partnership”.

Rafforzare il Partenariato. Tale partenariato strategico ha notevoli sfumature ed interpretazioni, a seconda della prospettiva (cinese ovvero russa) dalla quale ci si pone. Un dato può però essere affermato come univoco: tanto Pechino quanto Mosca intendono mantenere e rafforzare tale partenariato. In concreto, i due paesi si sono impegnati nel rafforzamento agendo su due fronti riguardanti l’uno l’economia, l’altro la politica internazionale. Sul fronte economico l’obiettivo che si è inteso perseguire è quello di aumentare l’interscambio commerciale dai 90 miliardi di dollari nel 2013 ai 100 nel 2015, per arrivare ad una cifra superiore ai 200 miliardi nel 2020. Sul fronte della politica internazionale, c’è stato un sostanziale coordinamento delle posizioni tra Pechino e Mosca nei principali Fora internazionali e sui principali dossier di politica internazionale: si pensi ai casi più recenti della Siria e della Crimea, nei quali c’è stata una convergenza (nel primo caso) ed una non ingerenza (nel secondo).

Cina e Russia
Putin e l’ex Presidente Hu Jintao, nel 2007

È altrettanto evidente come la cooperazione sino-russa nasconda anche fattori di frizione, ma per dirla con Lord Palmerston, “il Regno Unito non ha alleati permanenti o nemici permanenti, solo interessi permanenti”, anche in questo caso il movente principale della partnership è quello di avere un interesse comune ben chiaro: arginare la potenza americana.

Il fattore americano. Nella prospettiva sino-russa, le politiche di Washington – dall’allargamento dell’alleanza NATO al rafforzamento del sistema di alleanze in Asia, dal sostegno a Taiwan alla presenza in Asia centrale, fino ad arrivare ai giudizi espliciti sulle questioni di politica interna di stati terzi – sono un’altra forma di argine all’espansionismo sino-russo nella regione asiatica. E poiché non sono in grado (ancora) di controbilanciare singolarmente la potenza di Washington, hanno interesse in una convergenza strategica nelle questioni di politica regionale (asiatica) e di converso internazionale, nonostante le numerose differenze di vedute.

I segnali della cooperazione. Nel quadro della rinnovata cooperazione bilaterale sino-russa, di fondamentale importanza è stata la partecipazione del presidente Putin alla Conference on Interaction and Confidence Building Measures in Asia (CICA) tenutasi a Shanghai il 20 e 21 maggio scorsi. È in tale occasione che è stato siglato l’accordo commerciale nel settore del gas (del valore di 400 miliardi di dollari), nonché numerosi altri accordi bilaterali nel settore delle infrastrutture, della finanza e della cultura. In tale occasione, Putin ha anche approfittato per rincontrare un suo “vecchio amico”, l’ex presidente cinese Jiang Zemin. La CICA è stata un’occasione all’interno della quale le figure di Xi Jimping e Putin hanno dominato, e soprattutto l’occasione per la creazione di un forum asiatico per discutere dei relativi problemi presenti nella regione.

Una conclusione (provvisoria). Nel prossimo futuro, c’è da aspettarsi un rafforzamento della cooperazione bilaterale tra i due giganti asiatici. Una cooperazione che avrà soprattutto natura economica, e che dovrà, ad ogni modo, fare i conti con la forte dipendenza, che ancora esiste, delle due potenze con gli Stati Uniti. Per entrambe, il rapporto con Washington, è imprescindibile per tutte le questioni di natura internazionale – dal tema del cambiamento climatico a quello del terrorismo internazionale. La sfida sarà quella di riuscire a trovare un nuovo paradigma che funga da argine al forte potere americano. Ad oggi, tale obiettivo sembra sempre meno improbabile.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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