Cina e Taiwan, incontro storico

18/02/2014 di Stefano Sarsale

Taiwan Cina

Cina – Taiwan, incontro storico. L’11 febbraio si è tenuto a Nanjing, storica capitale della Cina, l’incontro tra Cina e Taiwan che ha istituito il primo dialogo formale a livello di governo dalla fine della guerra civile del 1949. Si tratta di un avvenimento nel quale oramai nessuno confidava, forse però non del tutto casuali sono state le ragioni che hanno portato ad esso. Fino ad ora, i rappresentanti dei due Paesi hanno avuto contatti solo tramite mezzi informali, come, ad esempio, attraverso agenzie non governative oppure tramite diplomatici in pensione (quindi non più ricoprenti una carica ufficiale).

Ma Ying-jeou
Ma Ying-jeouinco

La “storica” posizione cinese. L’obiettivo di Pechino è stato quello di resistere a qualunque misura che avrebbe implicato il riconoscimento, anche implicito, della sovranità di Taiwan. Ricordiamo infatti che la Cina considera Taiwan una sua provincia, parte integrante del suo territorio, e di conseguenza si rifiuta di avere normali relazioni estere con essa. La Cina, ha reagito in passato con rabbia, non mancando di mostrare i “muscoli” ad ogni possibile passo in avanti verso l’indipendenza formale dell’isola auto-governata: basti pensare ai casi del ’95 e ’96, quando sono stati lanciati dei missili nelle acque adiacenti Taiwan prima delle elezioni presidenziali.

Le ragioni. A partire dal 2008, anno dell’elezione del presidente Ma Ying-jeou, Pechino ha adottato un approccio più conciliante. Uno dei principali motivi di questo ammorbidimento è stato il fatto che ad aver trionfato alle elezioni politiche del 2008 è stata la componente più moderata, che non vuole l’indipendenza formale dalla madrepatria, ma che opta per una più conciliante soluzione di autonomia, anche se molto ampia. I colloqui di martedì hanno avuto come obiettivo quello di migliorare e formalizzare la comunicazione tra le due parti, così come il commercio e la partecipazione di Taiwan negli accordi economici regionali.

Opportunità di mercato? È stato proprio il commercio, infatti, il motore che ha spinto Pechino al passo avanti: è necessario mettere in evidenza che, nei recenti anni, le politiche interne cinesi non hanno mancato di provocare notevoli malcontenti nell’area del sud-est asiatico e, come naturale conseguenza, un’apertura nei confronti di Taiwan è capace di far guadagnare alla Cina un alleato nella regione, sebbene il risultato porterebbe, quasi esclusivamente, risvolti di tipo commerciale. Se poi andiamo ad analizzare il trend degli ultimi anni, vedremo che il totale degli scambi tra Taiwan e Cina è quasi raddoppiato, raggiungendo quasi i 200 miliardi di dollari.

Sarà interessante seguire il prossimo incontro, che potrebbe aprire la strada ai colloqui tra Ma e il suo omologo cinese Xi Jinping, anche se le probabilità che ciò accada in tempi brevi sono poche.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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