Davide e Golia, Cina e Taiwan: il primo incontro 66 anni dopo

05/11/2015 di Lorenzo

Questo sabato presso la neutra e florida città-Stato di Singapore si incontreranno per la prima volta i rappresentanti principali delle «due Cine»: Xi Jinping per la Repubblica popolare cinese e Ma Ying-jeou, presidente della Repubblica di Cina, meglio nota, come Taiwan.

Cina Taiwan

Un incontro storico tra i due presidenti. Anche se avverrà in una cena informale, sarà il primo vero confronto ravvicinato fra Cina e Taiwan, le due entità che sin dal 1992 convivono con l’ambiguo principio dell’«unica Cina», a cui però sia Taipei che Pechino assegnano un significato diverso. I due leader cinesi, così come anticipato dall’agenzia «Nuova Cina», si rivolgeranno reciprocamente, scanso equivoci di un’eventuale riconoscimento che non rientra nell’agenda di nessuna delle due controparti, con la parola xiansheng, ovvero «signore» in cinese. Inoltre, continua sempre «Nuova Cina», l’incontro potrebbe rappresentare una pietra miliare di un cammino iniziato da diversi anni e che, dopo l’ascesa del presidente Xi Jinping, si è andato ad intensificare sempre di più. Questi rapporti, nonostante abbiano lasciato la situazione politico-diplomatica tra le due Cine intonsa, hanno però rafforzato la sfera degli interscambi commerciali tra i due paesi dello stretto di Taiwan che, nel giro di un quinquennio, è raddoppiata raggiungendo i 197 miliardi di dollari nel 2013 con un surplus di circa 116 miliardi a favore di Taipei.

Nonostante questo passo in avanti dei due paesi dello stretto di Taiwan, a Taipei si sono registrati dei malumori provenienti soprattutto dal maggior partito di opposizione al presidente Ma Ying-jeou e fortemente critico della politica di rapprochement verso Pechino portata avanti dal Kuomintang negli ultimi otto anni. In risposta a ciò, secondo l’ufficio stampa del presidente taiwanese, l’obiettivo dell’incontro di Singapore non andrà a minare l’autonomia dell’isola dalla Cina, ma avrà l’obiettivo di consolidare, attraverso uno scambio di vedute, lo status quo e la pace sul tratto di mare che separa la Cina popolare da quella che molti a Pechino considerano ancora una provincia ribelle.

Ma molti a Taipei, soprattutto i membri dell’opposizione, continuano a non fidarsi della politica di XI Jinping che, sul finire del 2014, aveva più volte espresso il desiderio che anche per Taiwan, così come accaduto ad Hong Kong dal 1997 e a Macao dal 1999, si potesse applicare in futuro il sistema  di «una Cina, due sistemi». Ad alterare ancor più la situazione, c’è il problema delle elezioni politiche di gennaio che vedranno confrontarsi il partito del Kuomintang – al potere quasi ininterrottamente dal 1949 – e il Partito democratico progressista (PPP) che ha come obiettivo un rafforzamento dell’autonomia e dell’indipendenza di Taiwan ed ha interpretato questo strano incontro come un tentativo di Pechino di influenzare il voto, appoggiando il suo vecchio nemico, il Kuomintang, erede di Chiang Kai-shek, che oggi, a distanza di sessantasei anni, al netto di aver visto il suo Stato ridimensionato diplomaticamente e venir escluso dalle Nazioni Unite, è divenuto il primo sostenitore di un riavvicinamento a Pechino.

Con ciò, seppur il PPP risulti il favorito per la prossima tornata elettorale, il Kuomintang e ancor più Pechino hanno dalla loro l’arma dell’economia che potrebbe essere abilmente sfruttata a Taiwan, la quale ha subito il colpo della crisi economica mondiale che difficilmente porterà l’isola, anche in caso di vittoria dell’opposizione, ad un cambio di rotta radicale ed un ritorno ai vecchi slogan nazionalistici.

 

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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