Frutta e verdura imperfetta? Frutta e verdura da buttare

13/07/2016 di Francesca R. Cicetti

Gli USA comprano e vendono solo cibo esteriormente perfetto. Sprecandone una vergognosa quantità, a discapito della povertà dilagante.

Frutta

Tutti conoscono Mr. Potato. Il tondeggiante tubero di plastica, avventuriero ammogliato, prodotto dalla Hasbro fin dagli anni Quaranta. Una patata con occhi, naso e orecchie rimovibili e incastrabili, uno dei giocattoli americani più longevi e amati. Ecco, una sua versione storta e zoppicante è stata messa all’asta su Ebay e venduta a £550.00, dopo sessantasette offerte. La stessa patata, ma non più perfettamente ovale. Bernoccoluta, nodosa, oblunga proprio come i veri tuberi. Gli stessi che ogni giorno l’America butta via, perché non esteriormente perfetti.

Per sensibilizzare gli USA contro lo spreco di cibo, anche Mr. Potato è sceso in campo. A dimostrazione del fatto che la frutta e la verdura dalla forma imperfetta, o non completamente levigata, sono ottime proprio come quelle che rientrano negli allarmanti canoni di bellezza ortofrutticola. Il culto americano della perfezione arriva agli estremi, fino a costringere i produttori a mandare in fumo metà del raccolto. Gli ortaggi imperfetti vengono buttati via, in virtù di un improbabile culto del cibo di plastica. Ovvero così tondi e lisci da sembrare finti.

La bellezza di carciofi e melanzane va a discapito del valore nutrizionale e della qualità, dal momento che i contadini sono costretti a investire per garantire ortaggi impeccabili. Morale della favola: l’America getta via quasi la stessa quantità di cibo che consuma. Frutta e verdura imperfetta è frutta e verdura da buttare. Nonostante la piaga della fame e della povertà, gli USA mangiano solo cibi esteriormente belli. Il resto può finire al macero.

Secondo alcune statistiche del governo, circa 60 milioni di tonnellate di cibo, dal valore circa di $160 miliardi, vengono sprecate ogni anno. Ovvero, un terzo dell’intera produzione. Tutto questo senza contare gli ortaggi abbandonati nei campi a causa di piccole macchie o ammaccature che nulla hanno a che vedere con la qualità del prodotto. Il cibo imperfetto, più piccolo del normale, non levigato, nella stragrande maggioranza dei casi è delizioso e nutriente proprio come il suo cugino dall’aspetto migliore. Eppure, i produttori abbandonano regolarmente quella frutta e verdura che ritengono nessuno comprerebbe. Lo fanno per risparmiare sui costi di immagazzinamento. Se nessuno vuole una carota dalla punta storta, tanto vale lasciarla a concimare il terreno. Alimentando un ciclo di spreco da farci impallidire.

A livello mondiale, circa un terzo dei generi alimentari prodotti viene sprecato: 1.6 miliardi di tonnellate di prodotti ogni anno. Se questo cibo sprecato fosse raccolto in box da venti metri cubi, se ne potrebbero riempire tanti da coprire la distanza da qui alla luna, e girarle persino intorno. E non basta esserne consapevoli. Bisogna passare all’azione, per compiere un passo nella lotta alla fame e alla povertà. E non solo. Lo spreco di cibo è anche una delle principali cause di inquinamento globale, e produce lo stesso livello di infezione dell’India o della Russia.

Ma nonostante l’aspetto esteriore della frutta e della verdura, il mondo, altrove, ha ancora fame. E in una piccola regione privilegiata, una manciata di uomini può sindacare sulla bellezza di un cavolfiore. Se non è abbastanza verde, lo si butti via. Qua si mangia solo cibo da miss.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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