In Italia ci vorrebbe un po’ di Thatcher

14/10/2013 di Giovanni Caccavello

Il pensiero della "lady di ferro" va ancora assimilato. La storia ci dice che l'economia britannica, in quegli anni, ne uscì vittoriosa.

8 Marzo 2013Poco più di sei mesi fa, all’età di 87 anni, si spegneva una delle figure più intriganti della seconda metà del XX secolo, nonché unica donna a diventare “Primo Ministro” britannico: Margaret Thatcher. Il Mondo le rese i giusti onori (nonostante in molti festeggiarono la morte della “Dama di Ferro”) e moltissimi articoli, commenti e discussioni riaccesero il dibattito sulle politiche “monetariste” applicate dalla “Baronessa” nel corso degli anni ’80.

ThatcherismoLasciando da parte alcune scelte prese da parte dei governi Thatcher, soprattutto in ambito di Difesa (da ricordare il braccio di ferro sia contro l’Argentina per il controllo delle Falkland che contro l’IRA, organizzazione terroristica Irlandese che si conclusero con la vittoria politica della Thatcher) ed evitando di inoltrarci troppo nel pensiero morale della “Iron Lady”, ci focalizziamo sull’aspetto più economico del “Thatcherismo”, che molto si rifà alle teorie neo-liberiste sviluppate nel corso degli anni ’60-’70 da molti economisti, tra cui Von Hayek e Friedman, in grado di mettere in dubbio alcune teorie del pensiero Keynesiano,  incapaci a spiegare alcuni fatti macroeconomici che si stavano verificando. A seguito della crisi energetica globale del 1973-1975, i paesi occidentali vissero alcuni anni di “stagflazione”, cioè un insieme di alto tasso di disoccupazione e di inflazione che posero fine all’ “Era dell’Oro”.

Una foto dell'area finanziaria della City londinese.
Una foto dell’area finanziaria della City londinese.

MonetarismoUna delle principali teorie dalle quali Margaret Thatcher prese spunto è senz’altro il “monetarismo” di Milton Friedman, pensiero economico che spiega come “l’Inflazione sia sempre e ovunque un fenomeno monetario“,  ossia causato dall’eccesso di moneta in circolazione. La quantità di moneta va quindi regolata, al fine di controllare il tasso di inflazione. Secondo le teorie economiche   precedentemente sviluppate da Samuelson e Solow nel 1960, invece, la disoccupazione e l’inflazione sono due fenomeni inversamente correlati. Se l’inflazione è bassa, la disoccupazione sarà più elevata e viceversa. Secondo i dati dell’ONS, centro di statistica nazionale del Regno Unito, quando la Thatcher salì al potere l’inflazione era sopra al 20% mentre i disoccupati erano circa 1 milione e mezzo. Nel 1982, anno in cui le misure Thatcher incominciarono a fare effetto, l’inflazione era scesa al 6,5% mentre i disoccupati erano quasi raddoppiati rispetto a tre anni prima. Nel 1989, ultimo anno di governo Thatcheriano, l’inflazione era all’8% e i disoccupati tornati a quasi un milione e mezzo.

Economia dell’OffertaAltro pilastro centrale dell’economia neo-liberista è ovviamente la così detta “Economia dell’offerta”. Secondo tale concezione, che si scontra nettamente con la teoria Keynesiane, denominata anche “Economia della Domanda”. Infatti, se da un lato l’economia Keynesiana spiega come un governo debba stimolare la crescita economica (soprattutto in periodi recessivi) aumentando la domanda attraverso un maggior credito e maggiori spese statali, economisti di stampo neo-liberista e vicini all’ “Economia dell’Offerta”, sostengono che un governo dovrebbe agire nel senso di creare un libero mercato, abbassando le tasse, privatizzando i così detti “giganti inefficienti”, le compagnie statali, tagliando l’alto indice di spese ridondanti e negoziando in modo duro contro i sindacati.

Libero MercatoNonostante la concezione anti-europea che, secondo molti, a ragione, contraddistinse il pensiero della “Dama di Ferro”, va ricordato che nel 1973, in fase di ascesa politica, fu una forte sostenitrice dell’ ingresso dell’Regno Unito nella Comunità Economica Europea, nel 1975 portò avanti una compagna a favore di una Gran Bretagna sempre più Europea, mentre nel 1986 fu proprio il suo governo a votare a favore dell’ “Atto Unico”, trattato che poneva le basi al Mercato Unico, poi formalizzato definitivamente nel 1992-1993 con il Trattato di Maastricht. La sua convinzione principale era che il libero mercato fosse essenziale per favorire la liberalizzazione dei beni, dei servizi e per migliorare l’efficienze e la competizione tra le aziende, riducendo così il potere degli stati di foraggiare con sussidi di qualsiasi tipo le proprie aziende “campione”.

Critiche troppo aspreNonostante le molte critiche ricevute a causa del suo rapporto politicamente vicino alle idee di Reagan, che portò alla futura abolizione dello Glass-Steagall Act (cioè alla separazione tra le banche commerciali e le banche di investimenti) e a causa della sua poca propensione a ridistribuire le ricchezze tra la popolazione britannica, Margaret Thatcher è sicuramente un esempio politico da prendere in considerazione e da non sottovalutare, così come non sono da buttare via le teorie neo-liberiste ad essa associate. La Thatcher risollevò le sorti di un intero paese e le idee neo-liberiste portarono alla crescita (seppur meno pronunciata rispetto a quella degli anni d’oro) degli anni ’90 e dei primi anni 2000.

SperanzaAttraverso le sue politiche anti-inflazioniste, contro le spese statali folli e a favore del libero mercato il Regno Unito, tra il 1982 (anno in cui le cure neo-liberali iniziarono a fare effetto dopo i primi 2 anni e mezzo di governo) ed il 1990, vide la sua economia espandersi del 24% nel giro di 8 anni, ad un ritmo di circa il 3% annuo. Molte delle sue azioni andrebbero sicuramente attuate anche in Italia con l’obiettivo di rendere più flessibile il mercato del lavoro, di liberalizzare tutti gli ambiti industriali, di privatizzare aziende poco efficienti e costose per lo stato, di ridurre le tasse a carico dei contribuenti e di ridurre in modo sensibile una volta per tutte le troppe spese inutili dello stato.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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