Quando ci saranno due Costituzioni

18/03/2016 di Ludovico Martocchia

Un problema non da poco potrebbe venirsi a creare se verrà approvata la nuova riforma costituzionale, riguardo le competenze legislative dello Stato e delle regioni. La Consulta dovrà fare riferimento al vecchio ordinamento, che in teoria sarà abrogato. Come? Ecco il tentativo di una spiegazione semplice.

Parlamento Italiano

Due testi costituzionali vigenti nello stesso momento? Sembra un’assurdità, ma il rischio c’è. Il nuovo assetto costituzionale voluto fortemente dal Governo Renzi, se passerà il referendum che si terrà in autunno, potrebbe portare a problematici dubbi di interpretazione, rilevati anche da autorevoli giuristi. Per spiegare questo dilemma, bisogna procedere per gradi.

Innanzitutto sarebbe utile descrivere in breve, in modo tale da capire il punto di partenza, l’attuale sistema delle competenze legislative divise tra Stato e regioni – proprio perché queste hanno la potestà di redigere atti normativi aventi forza di legge (le leggi regionali). In pratica, la Costituzione, che è divisa in parti e poi in titoli (quello che ci interessa è il quinto), delinea, tra le altre, la divisione delle materie di competenza, appunto dello Stato e delle regioni. Le materie di competenza esclusiva dello Stato sono elencate all’articolo 117 della Carta, le altre sono di competenza residuale delle regioni. Inoltre sono previste le materie di competenza concorrente, la cui gestione è sia statale che regionale.

Questo è lo schema previsto non per tutte le regioni, ma per le quindici ordinarie. Le altre cinque sono regioni a statuto speciale, che hanno un’autonomia maggiore. Di conseguenza, Sicilia, Sardegna, Trentino, Friuli e Valle d’Aosta svolgono la funzione legislativa in modo differente, così come dettata dai loro statuti. Questo è un particolare che serve per il nostro ragionamento, conviene ripeterlo: il riparto di competenze legislative tra Stato e regioni è disciplinato dalla Costituzione se si tratta di regioni ordinarie, oppure dagli statuti regionali se si parla di regioni speciali.

Dal testo costituzionale nato dopo la riforma del Titolo V nel 2001, si sarebbe potuto sviluppare uno schema paradossale. Come? Prevedendo un grado di autonomia maggiore per le regioni ordinarie anziché quelle speciali. Questo sarebbe stato possibile perché i cambiamenti in questione avrebbero comportato la competenza delle regioni ordinarie in ulteriori materia, senza una corrispondente competenza per quelle speciali (stabilita dagli statuti adottati nel 1948, non modificati contestualmente alla riforma). Per questo motivo, è stata inserita nel 2001 con un’altra legge costituzionale una clausola di maggior favore per le regioni a statuto speciale. Concretamente, se si fosse contemplato un grado di autonomia maggiore per le regioni ordinarie, sarebbe dovuto avvenire lo stesso anche per quelle speciali. Si è voluta un’equiparazione tra le due, se fosse stato previsto “un accrescimento” nelle competenze.

Se questo paradosso è stato risolto nell’attuale ordinamento, tutt’altra cosa concernerà il nuovo assetto che potrà crearsi. La riforma del titolo V targata Renzi-Boschi porterà numerose modifiche, che necessariamente non saranno valutate in questa sede. È fondamentale capire un passaggio. Nelle prime letture del disegno di legge costituzionale, si era deciso di far valere il riparto di competenze legislative dettato dalla Costituzione anche per le regioni speciali (cosa che oggi non avviene, come è stato ricordato). Sarebbe stato un cambiamento veramente rilevante, che avrebbe tolto parecchi margini di autonomia alle cinque regioni speciali. La norma però è stata stravolta. È semplicemente stato inserito un “non”: le norme non si applicheranno alle regioni a statuto speciale. Fino a qua sembra quasi tutto normale, con un rapporto simile al vecchio. Il problema sorge nell’interpretazione di tale articolo: le competenze che sono state introdotte tramite la clausola di maggior favore rimangono alle regioni speciali? Qui la disciplina potrebbe dividersi. Se la risposta al quesito sarà affermativa, in un’ipotetica interpretazione della Consulta, non si dovrà guardare solamente il nuovo titolo V, ma si dovrà far riferimento anche a quello vecchio. Ciò è dovuto al fatto che le competenza ulteriori per le regioni speciali sono state introdotte sulla base dell’attuale articolo 117. Insomma, due titoli quinti…buona fortuna giuristi.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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