Chissà che i numeri ci riportino alla realtà

19/05/2014 di Federico Nascimben

La pubblicazione delle stime preliminari sull'andamento del PIL italiano nel primo trimestre del 2014 dovrebbe aiutare media e politica a comprendere la reale situazione presente nel Paese

Legge di stabilità, crisi, Italia

Qualche giorno fa la pubblicazione delle stime preliminari del PIL italiano nel primo trimestre 2014 (-0,1%) da parte dell’ISTAT ha fatto parlare di sé. Dopo mesi in cui media e politica ci raccontavano una realtà diversa, fatta di “fine della recessione” e di “crescita”, la pubblicazione di questi numeri tende a riportare un po’ tutti alla realtà, nonostante l’esecutivo si sia dichiarato “non sorpreso“.

Le figure qui riportate, pubblicate su lavoce.info, ci aiutano a comprendere meglio la situazione economica presente nel nostro Paese.

Figura 1: PIL trimestrale italiano. Fonte: lavoce.info
Figura 1: PIL trimestrale italiano.
Fonte: lavoce.info

Com’è possibile notare dalla figura 1, l’andamento del PIL italiano segna un brusco calo lungo tutto il corso del 2008 per poi ridursi nella prima metà del 2009; a partire dalla seconda metà del medesimo anno ha luogo una ripresa dell’attività economica che si interrompe nel secondo semestre del 2011. Da allora vi è stato un nuovo declino che si è sostanzialmente trasformato in stagnazione dal terzo trimestre del 2013, dopo ben nove trimestri di calo. Complessivamente, dal 2008 ad oggi, l’economia italiana ha perso circa 9 punti di PIL.

Figura 2: ordinativi totali dell'industria, 2010 = 100. Fonte: lavoce.info
Figura 2: ordinativi totali dell’industria, 2010 = 100.
Fonte: lavoce.info

Sebbene l’industria rappresenti meno del 25% del Prodotto italiano, l’andamento degli ordinativi totali del settore (figura 2) viene spesso utilizzato come anticipatore di quello che sarà l’andamento dell’economia reale. Anche in questo caso, l’andatura dell’indice non sembra sufficiente a suffragare ipotesi di “ripresa” o “fine crisi”. Infatti, le attese per il risultato del Pil trimestrale italiano (I 2014) erano per un +0,2%, pari cioè a quanto registrato dall’Eurozona nel suo complesso, ma anche in questo caso si pensava ad un risultato doppio.

Oltre al dato relativo al Prodotto è opportuno ricordare anche altri indicatori. Su tutti, da inizio crisi a fine 2013, il numero di disoccupati (figura 3) è aumentato di un milione e seicentomila unità (con un contestuale calo della popolazione attiva).

Figura 3: disoccupati in migliaia, 2008 - 2013. Fonte: lavoce.info
Figura 3: disoccupati in migliaia, 2008 – 2013.
Fonte: lavoce.info

In termini percentuali (figura 4) è passato dal 6,7% del 2008 al 12,2% registrato a fine 2013. Ma il dato di marzo 2014 è aumentato al 12,7%.

Figura 3: andamento del tasso di disoccupazione, 2004 - 2013. Fonte: Istat.
Figura 4: andamento del tasso di disoccupazione, 2004 – 2013.
Fonte: Istat.

Questo ha provocato un progressivo aumento del numero di individui e famiglie che vivono in condizione di povertà assoluta (figura 5), pari a circa 3 milioni di individui nel 2008 e a 4,8 nel 2012 – ma certamente aumentato nel corso del 2013.

Figura 5: individui e famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta, 2005 - 2012. Fonte: elaborazione CSC su dati Istat.
Figura 5: individui e famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta, 2005 – 2012.
Fonte: elaborazione CSC su dati Istat.

Questo ovviamente non ha potuto che ripercuotersi sui consumi che, in volume, sono tornati indietro di 15 anni: è il prezzo di oltre sei anni di crisi. Se nel periodo 2008-2009 si parlò di crisi dell’export (rispecchiando il dato tedesco), nel periodo successivo è stata la protrazione del periodo di recessione a soffocare il mercato interno, già storicamente caratterizzato da un alto livello di tassazione.

Com’è noto, però, i problemi italiani vengono da lontano, ed è soprattutto il dato sulla produttività oraria a venire chiamato in causa per spiegare il declino italiano. Secondo Banca d’Italia, la variazione media annua di tale indice tra il 1996 e il 2007 (in un periodo di crescita economica, quindi) è stata nel nostro Paese dello +0,6%, mentre Francia e Germania hanno registrato rispettivamente un +1,7% e un +2%. Tra il 2008 e il 2012 (durante il periodo di recessione) , invece, l’Italia ha registrato un -0,2%, mentre i due Paesi europei un +0,3%. L’Eurozona nel suo complesso ha registrato un dato medio del +1,4% in tempi di crescita e +0,7% in tempi di crisi.

Per riprendere le parole dell’ex Governatore di Bankitalia e attuale Presidente della BCE, Mario Draghi, del maggio 2011: “se la produttività ristagna, la nostra economia non può crescere. Il sistema produttivo perde competitività. […] Le dinamiche retributive sono da noi modeste, non potendo troppo discostarsi da quelle della produttività: la domanda interna ne risente. Le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti nel nostro paese sono rimaste pressoché ferme nel decennio [2001-2010, ndr] […]. La nostra produttività ristagna perché il sistema non si è ancora bene adattato alle nuove tecnologie, alla globalizzazione“.

Inutile dire che fin quando non capiremo questi concetti elementari ma, allo stesso tempo, fondamentali non andremo molto lontano, soprattutto quando, dall'”altra parte della barricata”, sta iniziando a prendere sempre più piede una concezione per la quale l’unico modo per tornare competitivi è quello di poter svalutare, dimenticandosi di un concetto altrettanto fondamentale, cioè quello della neutralità della moneta nel lungo periodo.

Se i fondamentali rimangono deboli un bagno di realtà, prima o poi, inonderà questo Paese che non potrà certo tornare a correre rimanendo zoppo.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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