Chi sa di più, lotta meglio: le vittorie dell’associazione Mais Onlus

07/01/2016 di Redazione

Un grande spirito di solidarietà, altruismo ed una forte passione. Sono questi i punti cardini dell’associazione di volontariato Mais Onlus. Abbiamo intervistato Loredana Rabellino, coordinatrice dei Progetti dell'associazione e responsabile del Progetto Sudafrica.

Mais Onlus

Un grande spirito di solidarietà, altruismo ed una forte passione. Sono questi i punti cardini dell’associazione di volontariato laica Mais Onlus, nata nel 1987 . Tanti progetti, il cui unico fine, seppur realizzato in modi diversi,  è quello di aiutare i più bisognosi, prestando ascolto a chi grida in silenzio, porgendo una mano a chi fa fatica a rialzarsi. Di questo e molto altro, ci parla Loredana Rabellino, coordinatrice dei Progetti  dell’associazione e responsabile del Progetto Sudafrica.

Quali obiettivi si pone l’associazione Mais Onlus?

Con i nostri progetti in Africa, India e Sudamerica ci occupiamo di Istruzione ma non solo, Protezione, Salute e Lavoro sono i nostri altri obiettivi. Case famiglia, lotta all’AIDS, tubercolosi e tumori femminili, campagne di vaccinazione e ambulatori odontoiatrici per promuovere salute e prevenzione, corsi professionali. Il nostro motto è “chi sa di più, lotta meglio.”

Con quali enti collabora?

Collaboriamo, cooperiamo e condividiamo speranze con molte associazioni ed enti che nei nostri lunghi 28 anni abbiamo avuto il piacere di incontrare: La Gabbianella Onlus, Cesc Project, Biblioteche di Roma, Comune di Roma e Provincia di Roma e molte altre associazioni di settore.

In relazione ai risultati ottenuti, quali sono i progetti più significativi messi in atto nelle aree più povere del mondo come Madagascar, Swaziland?

MAIS Onlus è presente in Madagascar dal 1994 per contribuire al miglioramento del tasso di scolarità tra i più giovani e per favorire l’incremento delle superfici coltivabili, attraverso il coinvolgimento della popolazione locale. Per quanto riguarda il primo aspetto, la disgregazione familiare e le precarie condizioni di salute precludono a molti giovani l’accesso all’istruzione. Il nostro progetto, avviato ad Antsirabe nel 1998 come sostegno a distanza, si è esteso poi sul territorio nel 2000, arrivando alla capitale del Paese, Antananarivo, e nel 2004 ha raggiunto il centro di Fianarantsoa, nel Sud del Paese. 

Un’altra iniziativa intrapresa deriva dal fatto che esistono importanti differenze nella qualità della vita tra gli abitanti della città e della campagna. In città si trovano ospedali e scuole inesistenti nelle zone rurali. Questo costringe molti giovani a spostarsi in città per poter frequentare le scuole. Siamo allora riusciti a costruire una Casa di Accoglienza, così da aiutare chi è costretto a compiere nei periodi scolastici tale “migrazione”. 

Rispetto alla questione agricola, occorre notare come la disoccupazione e le condizioni precarie in cui vivono i giovani ostacolino lo sviluppo del Paese. Oggi molte famiglie hanno origine e tradizioni contadine, ma non dispongono delle risorse proprie per coltivare la terra in modo efficiente e sufficiente. Così, dopo alcuni anni di rodaggio, nel 2011 è stata avviata la Fattoria Biologica Tsinjo Lavitra. Oggi ci lavorano oltre cento persone, di undici villaggi diversi, capaci di fare gruppo e di unirsi in una cooperativa.

Per quanto riguarda lo Swaziland, la situazione è diversa, e per certi versi molto più drammatica. È infatti il Paese al mondo con il più alto tasso di infezione da HIV/AIDS. Le criticità sanitarie, affidate a poche centinaia di operatori, incidono notevolmente sulla vita economica e sociale del Paese, con gravi ripercussioni sulla componente più giovane della popolazione. MAIS Onlus, già presente in Sudafrica dal 1993, ha esteso il proprio intervento al vicino Swaziland nel 2004. L’attività, notoriamente protesa verso l’istruzione, è stata qui accompagnata da diverse iniziative volte al miglioramento delle condizioni di salute della popolazione, dalle quali l’autosviluppo dello Swaziland non può prescindere. Oltre ad avviare progetti a distanza,nel 2009 abbiamo aperto una casa famiglia, “The Loredana”, per aiutare gli “orfani” dell’Hiv/Aids, Come ultimo passaggio, il futuro Centro Comunitario di Formazione, i cui lavori di avviamento sono iniziati nel 2015.

L’intervento di MAIS Onlus a Mahamba è iniziato nel 2004 l’avvio di un progetto di sostegno a distanza in collaborazione con la scuola statale Tfokotani Primary. A Mahamba, zona rurale del piccolo stato africano dello Swaziland, la forte diffusione del virus dell’HIV/AIDS costituisce un problema non solo sanitario ma anche sociale. Molti giovani, infatti, rimangono orfani prematuramente o si trovano in condizioni di abbandono. Con l’obiettivo di offrire accoglienza all’infanzia, nel 2009 MAIS Onlus ha aperto la Casa Famiglia “The Loredana” mentre, un anno prima, era stata inaugurato un centro di prima assistenza medica, la “Clinica Lunyati”, in grado di fornire cure mediche generali e assistenza infermieristica in forma gratuita, ma anche di lavorare per la diffusione di una cultura di prevenzione al virus dell’HIV.

In merito alla sua esperienza personale, qual è stata la maggiore soddisfazione incontrata durante l’iter intrapreso con tale associazione?

Le soddisfazioni in questi anni sono state tante, ma due in particolare mi hanno davvero dimostrato che stiamo percorrendo la strada giusta. Una è stata quella di vedere Regina, una delle primissime ragazze sostenute a distanza in Brasile, arrivare a Roma per il Convegno annuale di MAIS Onlus e sedersi al tavolo dei relatori in qualità di referente del progetto Rio. L’altra è stata ricevere la telefonata di Portia, la prima ragazza del progetto Sudafrica, orfana di entrambi i genitori, studente modello con laurea in biologia, in cui mi informava che stava arrivando a Roma in vacanza e che mi sarebbe passata a trovare. Regina oggi è professoressa universitaria. Portia è manager in una ditta farmaceutica.

Come si finanziano le vostre attività e i vostri progetti?

MAIS Onlus riceve donazioni principalmente da privati e da eventi di raccolta fondi. Organizziamo visite guidate, corsi di yoga, corsi di cucina, cene di beneficienza, mercatini, serate a teatro. Con meno di un euro al giorno consenti a un bambino di studiare, lo vedi crescere e lo accompagni fino al suo inserimento nel mondo del lavoro. Puoi anche scegliere di sostenere una comunità: a partire da 15 euro al mese garantisci un tetto sicuro ai bambini che vivono in Casa Famiglia, oppure sostieni progetti sanitari o promuovi attività economiche. Si può contribuire anche devolvendo il 5×1000 oppure scegliendo i nostri regali solidali: l’artigianato locale proveniente dai paesi in cui operiamo, i cesti di Natale con prodotti biologici o le bomboniere realizzate dalle donne del progetto in Argentina. Contiamo sulla collaborazione di 10 referenti locali, 40 volontari e oltre 2.000 tra soci e aderenti in tutta Italia. Grazie a questo sforzo il 90% dei fondi raccolti è effettivamente destinato ai progetti e solo il 10% viene trattenuto per i costi di gestione.

Benedicta Felice

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