Chi ha paura di Quentin Tarantino?

02/07/2015 di Francesca R. Cicetti

O si è con Tarantino, o si è contro di lui, si potrebbe affermare con un pizzico della teatralità che a Quentin piace tanto. Per ora, sembra che il pubblico lo sostenga.

Quentin Tarantino

«Excuse me, honey», sussurra Quentin Tarantino prima di dileguarsi. È un bambinetto, inaffidabile, viziato. Non si presenta agli appuntamenti. Un talento inestimabile, ma senza la classe dei veri signori. Così almeno dice Barbara Bouchet, contrariata. E dire che Quentin l’ha definita la sua musa. Lui, il regista senza paura, fanatico dell’affascinante violenza e dei dialoghi serrati, che di muse ne ha avute molte. Uma Thurman tra tutte.

Il re del cinema pop e rap, dal ritmo martellante, dalle citazioni colte. «Il mio cinema o si ama o si odia» afferma. E forse ha ragione. Con quella sua ossessione cinefila per gli spaghetti western e il poliziottesco, per la cultura popular, i cereali e le inquadrature di piedi femminili. Per non parlare della sua abitudine a comparire nelle sue stesse pellicole, nelle quali – tra l’altro – finisce quasi sempre per morire. Il suo film preferito, ha dichiarato, è Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone, ed entra nella classifica delle curiosità anche la sua tendenza agli omaggi: 176, secondo il Guardian. E, tra gli altri, ci sono perfino degli omaggi agli omaggi. Così tanti, a dir la verità, da aver scatenato una guerra tra fans e oppositori, per i quali le sue citazioni non sono altro che plagio.

Ma Quentin non ha mai negato di aver ripreso frasi e spezzoni da opere precedenti. I grandi artisti non copiano, rubano. Citando Pablo Picasso, ma non potrebbe essere più vero. Il film che lo ha spaventato di più in tutta la sua vita è Bambi. Ha pianto per ore dopo averlo visto al cinema. Ma, al di là delle sue bizzarrie da artista, ci sono molti motivi per ringraziare Tarantino. Ad esempio il successo che i suoi film hanno assicurato ad alcuni grandi attori. Basti considerare Steve Buscemi: la sua apparizione come Mr. Pink ne Le iene gli ha garantito una fama duratura e lo ha consacrato un divo di Hollywood fatto e finito. Ed è stato sempre Tarantino a salvare la carriera di John Travolta, dopo la pausa a seguito del pressoché disastroso Senti chi parla. Per non parlare del contributo alla carriera di Christoph Waltz, che in Bastardi senza gloria non può fare a meno di rubare la scena, di tanto in tanto, al protagonista Brad Pitt.

Il 2013, ha riportato Tarantino alla gloria d’un tempo. Infatti, gli ha regalato una statuetta per la miglior sceneggiatura, premio che non otteneva dai tempi di Pulp Fiction, grazie al successo di Django Unchained. La pellicola, ispirata al Django di Corbucci del 1966 (ancora citazioni, appunto), ha raccolto il plauso del pubblico e della critica, e riunisce una buona dose di fattori tarantiniani: i richiami ai vecchi western italiani, il cameo del regista, le zoomate in stile anni sessanta e le solite critiche sull’utilizzo della parola ‘negro’, che nella sua ultima opera compare più di cento volte.

Già svariate volte Tarantino è stato oggetto di biasimo per la sua abitudine ad utilizzare forti epiteti razziali, in particolare in Pulp Fiction, Una vita al massimo, Jackie Brown e Bastardi senza gloria. Spike Lee, regista afroamericano, al riguardo disse: «Io non sono contro quella parola, e la uso, ma Quentin ne è infatuato. Cosa vuole? Essere considerato un negro onorario?». E a proposito di citazioni, impossibile non parlare di Ezechiele 25:17. «Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi». Una sequenza storica, una battuta celeberrima proclamata tre volte da Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) in Pulp Fiction. E non esiste.

Perché il divo Quentin può prendersi anche la libertà di reinventare la Bibbia. Non ci sono mezze misure. O si è con Tarantino, o si è contro di lui, si potrebbe affermare con un pizzico della teatralità che a Quentin piace tanto. Per ora, sembra che il pubblico lo sostenga. Lui, il ragazzo che ha lasciato la scuola per lavorare in un cinema porno, che ora vanta ben quattro dei suoi film nella TOP250 dell’Internet Movie Database.

The following two tabs change content below.

Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
blog comments powered by Disqus