Quello che la politica non ci dirà sulla crescita economica

11/10/2013 di Giovanni Caccavello

Debito Pubblico, Italia

Rapporto Debito Pubblico/PIL – Ogni giorno, sui giornali, alla radio e durante tutti i telegiornali si sente parlare di “spread”, di crescita economica o dati macroeconomici come la disoccupazione ed il rapporto tra il nostro debito pubblico e il Pil. Prendendo in considerazione i dati, analizzati e presentati dalla Banca d’Italia a fine secondo trimestre del 2013 (Giugno/Luglio 2013), il debito pubblico Italiano è aumentato di 86,5 miliardi da inizio anno ed è arrivato alla stratosferica quota di 2075,1 miliardi di Euro, confermandosi il terzo debito pubblico più alto del pianeta, solo dopo Stati Uniti e Giappone, che però dal canto loro vedono il loro Prodotto Interno Lordo  crescere rispettivamente del 2,5% e del 3,8% nell’ultimo trimestre contro il -1,2% italiano. Giusto per correttezza, secondo le stime di tutti i più grandi istituti mondiali, il PIL Italiano dovrebbe diminuire del -1,7% entro la fine dell’anno.

Debito Pubblico Unione EuropeaLa “parziale” verità – Questi dati, da soli, però mostrano solo una faccia della medaglia, la faccia un po’ meno sporca. La maggior parte di noi, giustamente, non controlla quotidianamente il vero andamento dell’economia e si attiene alle notizie, più o meno veritiere, dei media. Il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo è un rapporto a più varabili e quindi non bisogna guardare solo la crescita economica. Ascoltando i politici, sembrerebbe quasi che, una volta raggiunto un PIL positivo, l’Italia comincerà ad andare a gonfie vele e i problemi saranno destinati a terminare presto.

La realtà è diversa –  Il rapporto debito pubblico/PIL va calcolato non solo in base alla crescita o ala “decrescita” di un paese, ma va analizzato tenendo conto del tasso di interesse reale (attualmente del 2,9% per i Buoni del Tesoro a 10 anni), del tasso di inflazione (grazie alla Banca Centrale Europea del 1,1% nel settembre 2013 e del 2,0% nel lungo periodo), del tasso di crescita reale (-1,3% nel 2013 secondo le stime di EuroStat) e del relativo deficit, che attualmente è del -3% (tenendo presente della “manovrina” appena approvata dal governo per rientrare nei parametri europei).

Pareggio di Bilancio – Ulteriore confusione arriva direttamente dal pareggio di bilancio, cioè l’azzerarsi della differenza tra ciò che lo stato spende e le sue entrate (tasse). Secondo quanto annunciato e ratificato da Berlusconi in sede Europea ad inizio Agosto 2011, quando lo spread con i Bund tedeschi calcava verso quota 574 (cifra raggiunta il 9 Novembre che annunciò la fine del governo a stampo PDL), l’Italia si sarebbe impegnata a cancellare il proprio deficit entro il 2013. Con un pareggio di bilancio effettivo, dato non centrato dal Governo Italiano quest’anno e quasi certamente impossibile da raggiungere anche nel biennio 2014/2015, la cifra del debito pubblico rimarebbe costante. A questo però bisogna aggiungere che alle attuali condizioni ciò non basterebbe per ridurre il rapporto debito/PIL.

Prospettive – A questo punto abbiamo tutti i dati per calcolare il vero rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno Lordo e possiamo tranquillamente dire (evitiamo di riportare tutti i calcoli necessari) oggi come oggi, senza vere riforme in cantiere, per poter vedere il nostro rapporto debito/PIL costante (quindi non superiore all’attuale 130,3%) servirebbe o avere un avanzo primario di circa 140/150 miliardi oppure, in caso di continuo deficit e di una differenza tra tasso di interesse reale ed inflazione come quella attuale (-2%) una crescita economica di circa 8,5%, superiore addirittura a quella della Cina che, nel 2013, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, ha visto la sua percentuale ridursi a “solo” 7,5%. Insomma, le, cose non sono così semplici come vorrebbero farci credere.

 

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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