Che fine ha fatto la Commissione antimafia?

04/10/2013 di Luca Tritto

A sette mesi dalle elezioni, ancora non è stato formato l’organo d’inchiesta

Commissione antimafia

Si sa, le larghe intese poggiano su fragili e delicati equilibri, come l’ultima crisi di governo ha dimostrato. L’accordo tra le maggiori forze politiche, dopo vent’anni di guerra, ha sancito una condivisione del potere al limite della spartizione di poltrone degne del famigerato Manuale Cencelli. Tuttavia, una volta sistemati tutti i politici nei posti di comando, resta scoperta una carica importante, se non fondamentale: la Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. Già, perché se non si sente più il rumore delle armi e delle bombe, ciò non significa che le mafie siano state debellate. In periodi di campagna elettorale, avevo già espresso i miei dubbi sulle reali intenzioni delle forze politiche di combattere la criminalità organizzata, in quanto, tranne casi isolati, nessuno prevedeva tale punto nel proprio programma

Commissione antimafiaLa Commissione – Questo importante organo d’inchiesta si insediò per la prima volta in base alla legge 1720/1962, nel 1963, ma non tenne nessuna seduta, a causa dello scioglimento delle Camere. Erano gli anni della prima grande guerra di Mafia combattuta a Palermo, culminata nella Strage di Ciaculli, quando l’esplosione di una Giulietta, imbottita di tritolo, uccise 7 membri delle Forze dell’Ordine, spingendo lo Stato ad una risposta efficace. La Commissione venne comunque confermata successivamente in tutte le legislature, tranne durante la VII (1976-1979), sotto il Governo di Giulio Andreotti. Anche questi erano anni difficili, quelli del salto di qualità di Cosa Nostra nel traffico mondiale di eroina, quelli dei sequestri di persona della ‘Ndrangheta, delle guerre in Campania di Raffaele Cutolo e la sua Nuova Camorra Organizzata. Erano anche gli anni del terrorismo rosso e nero, ma chissà perché, ogni volta che lo Stato doveva rispondere alla criminalità, questo strumento parlamentare non veniva messo in funzione.

E in questa legislatura? – Il disegno di legge 825, il quale istituisce la formazione della Commissione, è già stato approvato a Giugno dalla Camera dei Deputati. Tutto sembrerebbe filare liscio. E invece no: i capigruppo di maggioranza ancora non hanno trovato un accordo su chi insediare sulla poltrona di presidente. Corsi e ricorsi storici del vecchio modo di far politica, direbbe qualcuno. Così, mentre Letta incassa la fiducia, non sono ancora stati designati i 25 deputati e 25 senatori necessari a comporre l’organo.

Intanto, in Europa… – Grazie al duro lavoro di sensibilizzazione da parte dell’europarlamentare Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe – barbaramente ucciso da Cosa Nostra nel 1993 a causa della sua attività – il 25 Ottobre 2011 il Parlamento Europeo ha approvato il suo rapporto sul contrasto alla criminalità organizzata in Europa, nominandola, il 18 Aprile 2012, primo Presidente della Commissione Speciale Europea Antimafia. A differenza di molti altri organi di questo genere, la Commissione è riuscita a far approvare dal Parlamento la relazione finale, con la quale si invitano i Paesi membri a dotarsi di strumenti idonei a contrastare la ramificazione internazionale delle mafie e il riciclaggio di denaro sporco. Un grandissimo successo, unico nel suo genere. Sempre a tal proposito, già noi di Europinione avevamo analizzato il pericolo di tali espansioni

Concludendo, il silenzio delle armi spesso non è sintomo di assenza delle Mafie. Anzi, come diceva Bernardo Provenzano, la politica del poco scrusciu (chiasso, rumore) è la migliore per fare affari, distraendo le attenzioni degli inquirenti. In un Paese con la più alta presenza di organizzazioni criminali autoctone e straniere, sia a livello numerico, che di densità in base alla popolazione, non è concepibile l’inattività di uno strumento parlamentare in grado di analizzare e suggerire le migliori strategie per il contrasto. Se si guardasse ai soli dati economici, la presenza di consorterie criminali porta ad un giro d’affari di decine di miliardi di euro – solo la ‘Ndrangheta ha un “fatturato” di 48 miliardi – mentre lo Stato si affanna a cercare 4 miliardi per coprire l’IMU.

I processi sulle connessioni tra mafie e politica, a partire da quello sulla Trattativa, dimostra come il tempo delle armi e del sangue è tramontato. È l’era del business, degli affari puliti, degli accordi politici stipulati nelle hall dei migliori alberghi delle città italiane ed europee. È una mafia nuova, lo si ripete da anni. Ma le parole, a questo punto, non servono più. L’Italia, come in tutti i campi, ha bisogno di fatti.

The following two tabs change content below.

Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
blog comments powered by Disqus