Che fine farà Christiania?

13/09/2015 di Mariagiovanna Giuliano

Il futuro della Città Libera sembra essere ancora incerto, ma nulla sembra scoraggiare artisti, artigiani e liberi pensatori che abitano nel quartiere più controverso della Danimarca.

Tre puntini gialli su uno sfondo rosso. Il simbolo di Christiania, con il suo accostamento di colori sgargianti, risalta all’occhio e compare più volte passeggiando per la Pusher Street, la via principale del quartiere più alternativo d’Europa. Ma il simbolo della Città Liberà sembra essere destinato a diventare, con il passare del tempo, solo un disegno da stampare su magliette, accendini ed altri oggetti per turisti che vengono esposti nei sempre più diffusi negozi di souvenir. Infatti, se un tempo Christiania era famosa per essere un quartiere autogovernato nella città di Copenaghen, da anni le autorità danesi ostacolano la sopravvivenza di questa piccola comunità indipendente.

Nata nel 1971 quando alcuni hippy occuparono una base navale costituita da edifici militari abbandonati, fu proclamata dai suoi stessi occupanti “Fristad”, città libera, e in quanto tale non soggetta alle tasse e guidata da una legislazione interna e indipendente. Quello che inizialmente era un esiguo gruppo di liberi pensatori sessantottini divenne ben presto una vera e propria comunità alternativa nel bel mezzo della capitale che, al giorno d’oggi, conta circa mille abitanti.

Un miscuglio di magazzini, baracche, case, murales colorati, sculture all’aperto e bancarelle trova il suo ordine naturale in ampi viali alberati, percorribili solo a piedi o in bicicletta. Pur trovandosi nel cuore di Copenaghen, Christiania sembra essere racchiusa in una campana di vetro che la preserva dal caos della città. I turisti sono ben accetti a patto che, una volta dentro il quartiere, ne rispettino le regole. Ecco perché è importante seguire le indicazioni dei cartelli “Do’s and Don’t”, cosa si può e non si può fare, posti all’ingresso. Non è possibile, ad esempio, correre, parlare al cellulare e scattare fotografie. Divieti che ci avvicinano ancora di più al controverso mondo della Città Libera, dentro al quale è possibile invece comprare hashish e marijuana (liberamente esposti sulle bancarelle della Pusher Street).

Non sorprende, quindi, la lunga battaglia legale portata avanti per oltre quarant’anni dalle autorità danesi. Battaglia che sembra essere terminata con un accordo che prevede un pagamento di circa 10 milioni di euro: questo il prezzo per il diritto di abitazione permanente. La comunità è tenuta, inoltre, a rispettare tutti i regolamenti edilizi vigenti, al fine di “trasformare un luogo anarchico e dalle idee stimolanti in una sperimentazione legale”, secondo quanto dichiarato da Knud Foldschack, l’avvocato che ha rappresentato il quartiere durante la controversia. Nonostante l’ottimismo dei suoi abitanti, il futuro di Christiania rimane incerto: nel 2006, infatti, la città ha perso il suo statuto speciale di comunità alternativa. Possiamo solo sperare che a rimanere vivo sarà l’entusiasmo degli oltre cinquanta collettivi diversi impegnati in attività artigianali, culturali e teatrali che rendono Christiania un luogo unico e meraviglioso.

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Mariagiovanna Giuliano

Salernitana, classe 1994. Diplomata al Liceo Classico, attualmente studia Scienze Politiche a Roma. Le sue passioni sono la lettura, l’arte, lo yoga e la meditazione. Sogna di girare il mondo e di scrivere delle sue avventure. Cura un travel blog per giovani, www.ilpiccoloviaggiatore.com
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