Cosa inizia con la fine di Chávez?

04/01/2013 di Luciano Di Blasio

Chavez-saluteChávez, vivo o morto. Sembra il payoff di un film di Hollywood, e probabilmente in qualche modo lo è. La stampa internazionale sta in queste ore interpretando al meglio il desolante spettacolo messo in scena da maggioranza e opposizione in un paese che ha sempre dato la sensazione di avere ben poco di democratico.

Cerchiamo di capire cosa sta succedendo. Intanto, il punto del nostro payoff andrebbe correttamente variato in un punto interrogativo, perché i due schieramenti si danno battaglia mediatica nel sostenere l’uno le buone condizioni del Presidente della Repubblica venezuelano, gli altri un peggioramento e un’imminente scomparsa dello stesso. Questo in seguito alla ricaduta di Chávez nello spietato vortice oncologico, avvenuta ad inizio dicembre. Il 30 giugno 2011 il Presidente era stato costretto ad annunciare al proprio Paese, in un discorso televisivo da Cuba, di essersi sottoposto ad un intervento per la rimozione di un tumore. Anche in quell’occasione le notizie sulla sua salute erano frammentate e poco credibili, ma Chávez, dopo aver temporeggiato, sapeva che non avrebbe potuto sparire per troppo tempo dai media del suo Paese, perché questo, alimentando l’idea che egli fosse gravemente malato, avrebbe minato la sua probabile vittoria alla imminenti elezioni presidenziali, le prime dopo l’approvazione della nuova Costituzione fortemente voluta da Chávez stesso. E infatti Chávez riapparve, si fece forte della sua guarigione quasi miracolosa e guidò il suo partito al trionfo di quelle elezioni tenutesi circa un anno dopo, il 7 ottobre scorso.

Adesso la nuvola di oscurantismo informativo riavvolge il Paese e le sue istituzioni: dopo l’annuncio, dell’8 dicembre scorso, di doversi sottoporre ad un nuovo intervento, e il suo nuovo trasferimento temporaneo a L’Avana, tutti gli esponenti del suo governo – alcuni dei quali sono anche membri della sua famiglia, come Jorge Arreaza, Ministro della Scienza e della Tecnologia e marito della figlia maggiore del Presidente, Rosa Virginia – si sono affrettati a rilasciare bollettini generici ma incoraggianti sul suo stato di salute. Ma l’opposizione di centro destra, rappresentata dal partito Movimiento Primero Justicia, attacca, forte delle informazioni che provengono dai media di tutto il mondo, e pretende un bollettino medico ufficiale e chiaro: per il governo venezuelano non deve proprio essere facile mantenere la segretezza sulle condizioni del presidente, quando questi è ricoverato fuori dal Paese, e per di più a Cuba, un posto dalla giurisdizione tutta particolare, paradossalmente covo di giornalisti “occidentali” pronti ad annunciare la morte di Fidel Castro e, quindi, più mai che infiltrati nel sistema sanitario cubano, più realmente informati dei media statalizzati del Venezuela.

In questo clima d’incertezza, la sensazione è che i giorni del Presidente, questa volta, siano davvero contati. Ma c’è l’inghippo istituzionale: il 10 gennaio è previsto il giuramento del nuovo Presidente davanti al Parlamento (Asemblea Nacional), e molto probabilmente Chávez non potrà essere a Caracas. Suo fidato scudiero è il vicepresidente in carica, Nicolás Maduro, ma in nessun caso egli potrà giurare al suo posto. La Costituzione prevede che in caso d’impedimento temporaneo del presidente eletto, sia il Presidente dell’assemblea parlamentare (oggi Diosdado Cabello) a ricoprirne la carica temporaneamente. Nel momento in cui Chávez sarà di nuovo in grado di governare, potrà a quel punto giurare di fronte al Tribunale Suprema di Giustizia. Ciò avverrebbe dichiarando l’infermità temporanea del Presidente, che potrebbe poi essere convertita in assoluta in caso di morte o incapacità fisica permanente (o rinuncia, possibilità alquanto remota comunque nel caso di Chávez), provocando nuove elezioni entro 30 giorni. Ovviamente, però, gli uomini del Presidente non stanno a guardare, e i media venezuelani parlano sempre più insistentemente di un “pacto de La Habana”: spinti e coadiuvati da Raul Castro, si sarebbero accordati per una presidenza, almeno temporanea, proprio di Diosdado Cabello, con Nicolás Maduro vicepresidente esecutivo.

In queste ore, tutto il mondo, ma soprattutto i paesi del Sudamerica e gli alleati storici di Chávez nel mondo, come Iran e Russia, guarda al Venezuela dall’esterno con interesse o preoccupazione. Cosa accadrebbe se Chávez morisse?

Il suo “socialismo del XXI secolo”, aggressivo e totalizzante, ha mietuto vittime illustri, come le grandi multinazionali che hanno visto ridimensionarsi se non sparire del tutto e istantaneamente i loro introiti provenienti dalle risorse che riuscivano ad esportare dal Venezuela, quando Chávez ha decretato la nazionalizzazione delle sedi delle loro compagnie nel paese. I capitalisti di tutto il mondo, sempre più interessati alle risorse del Sudamerica, non potrebbero che cantar vittoria e tornare all’attacco. Ma i paesi limitrofi, i suoi fratelli sudamericani, perderanno un padre putativo, o meglio un Robin Hood putativo: non dimentichiamo la grande spinta data da Chávez, insieme all’ex-presidente brasiliano Lula, alla crescita del Mercosur, o la creazione dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana per le Americhe, una sorta di mini-UE socialista che ha recentemente istituito anche una sua moneta unica. Esperienze, queste, certo da contestualizzare e comprendere nell’ottica di un continente estremamente ricco di materie prime (dal petrolio al gas passando per minerali e legname, e senza dimenticare zucchero e caffè), ma finora intrappolato nella sua anima latina, nella sua lascivia da tardo Impero Romano in decadenza. Troppo semplice schedare Hugo Chávez come un pazzo scriteriato, o celebrarlo come eroe nazionale.

Ma è anche forse presto per scrivere un’elegia funebre al presidente che fin troppe volte ha giocato il ruolo della fenice.

Insomma, da buoni cinefili di bassa lega, aspettiamo il sequel.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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