Il Ceta non è il Ttip, ma un ottimo accordo

01/11/2016 di Alessandro Mauri

Il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, è finalmente stato sottoscritto da tutte le controparti

Finalmente, dopo giorni convulsi, il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, è finalmente stato sottoscritto da tutte le controparti. Sette anni di trattative per un’intesa che gioverà ad entrambe le sponde dell’Atlantico.

Di che cosa si tratta –  Il Ceta è il risultato di lunghe trattative tra UE e Canada, iniziate nel 2009 e giunte alla loro conclusione nel 2014, prima di affrontare l’altrettanto lungo ed accidentato processo di approvazione da parte degli stati membri dell’Unione, nonché dei parlamenti locali. L’accordo economico e commerciale globale prevede l’abbattimento dei dazi doganali (fino al 99%), l’apertura alle esportazioni da parte di entrambe le controparti, l’accesso agli appalti pubblici e, più in generale, una maggiore apertura dei mercati dei servizi e delle merci. Il Ceta può dunque essere considerato un accordo di libero scambio, e al tempo stesso tutela i prodotti e le innovazioni dell’Unione Europea, grazie agli accordi che dovrebbero impedire le imitazioni da parte dei produttori canadesi.

I benefici attesi – Le stime sui vantaggi che deriverebbero dalla piena applicazione del Ceta parlano di 500 milioni di euro di risparmi per gli esportatori (secondo la Commissione Europea). Inoltre sarà possibile offrire servizi e accedere agli investimenti anche in Canada, con una maggiore possibilità di circolazione dei lavoratori e delle merci. Un vantaggio sicuramente reciproco, ma che permette specialmente all’UE di avere dei vantaggi, specialmente nel campo agricolo. Infatti il Ceta prevede tutele certe per i prodotti tipici, che non potranno più essere contraffatti. Ottime notizie, per quanto riguarda il nostro paese, per il prosciutto di Parma e per il Parmigiano Reggiano, le cui pessime copie canadesi non potranno più essere spacciate per prodotti nostrani. Un altro punto che avrebbe potuto generare polemiche sul Ceta riguarda le norme ambientali e di sicurezza ambientale. Anche in questo caso prevale la tutela dell’UE: i prodotti canadesi, per poter entrare nel territorio dell’Unione, dovranno rispettare tutte le normative vigenti, per cui non ci sarà spazio, ad esempio, per carni ottenute da animali alimentati con ogm o con ormoni della crescita.

Il Ttip e la posizione della Vallonia – Proprio questo aspetto appare essere uno dei principali punti di forza dell’accordo, che è stato infatti oggetto di minori proteste rispetto all’analogo Ttip. Anche la Commissione fa infatti sapere che il Ceta è un accordo diverso da quello che potrebbe essere concluso con gli Usa. Per questo motivo, la strenua opposizione della piccola regione belga della Vallonia, che ha messo in discussione l’approvazione stessa del Ceta, è apparsa sin da subito fuori luogo. Le eccezioni sollevate dal governo locale sulla sicurezza ambientale e alimentare e sulla tutela dei lavoratori  apparivano piuttosto deboli. Anche il meccanismo di risoluzione delle controversie previsto dal Ceta, e attaccato dalla Vallonia per il fatto di limitare la sovranità nazionale, rientra assolutamente nella normalità delle relazioni tra UE e partner commerciali. In realtà dietro a questa opposizione si celavano motivazioni politiche più che economiche: il governo socialista della Vallonia ha approfittato della situazione per mettere in imbarazzo il governo centrale, paralizzando ad oltranza la situazione. Alla fine, fortunatamente, l’accordo è stato comunque ratificato.

L’obiettivo di incrementare gli scambi di circa 20 miliardi di euro all’anno è di per sé molto positivo, perché significa aumentare le possibilità di investimento e allarga i mercati di sbocco per le merci europee. Le solite sterili polemiche sul fatto che il Ceta favorirebbe le multinazionali e non i cittadini, non tengono conto di due fattori fondamentali: il primo è che in un mondo sempre più interconnesso, mantenere barriere ai mercati è quantomeno anacronistico e anti-economico; il secondo è che la liberalizzazione degli scambi permetterà di mantenere più bassi i prezzi e aumentare la concorrenza, proprio a beneficio dei consumatori. La vera criticità emersa dall’approvazione del Ceta è il meccanismo di ratifica assolutamente inaccettabile per l’Unione Europea, ostaggio di piccoli interessi locali, che hanno rischiato di far perdere a tutta l’Unione enormi vantaggi economici.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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