Cesare Merzagora, l’uomo che voleva cambiare la Prima Repubblica

01/05/2013 di Andrea Viscardi

Il 1° maggio del 1991 moriva a Roma Cesare Merzagora, uno dei politici della Prima Repubblica tra i più atipici. Della sua vita sino alla fine della Prima Guerra Mondiale – Merzagora era nato nel 1898 – non si sa molto. Terminata l’esperienza bellica, però, riuscì grazie alle sue doti di economista, ad entrare nella filiale bulgara della Comit.  Partendo da questo trampolino divenne uno degli uomini più conosciuti nel settore finanziario-bancario, tanto da arrivare ad assumere, nel 1938, la carica di direttore generale della Pirelli. Ma non solo, infatti ricoprì la carica di amministratore anche all’interno di aziende come Alfa Romeo ed Edison.

Cesare MerzagoraMerzagora non prese mai la tessera di alcun partito, figuriamoci, allora, il suo pensiero sul fascismo. Infatti fu un membro molto attivo del Comitato Nazionali di Liberazione, di cui fu coordinatore economico. Liberata l’Italia, venne chiamato nel 1947 da De Gasperi ad occupare la carica di Ministro per il Commercio Estero. Anche in questo caso, però, l’indipendenza di Merzagora dalla DC fu evidente: lui era uno degli uomini della ricostruzione, non un politico. Un tecnico, come lo chiameremo oggi. Nel 1948, infatti venne eletto in Senato come indipendente.

Nel 1953, però, ci ricorda Sergio Romano, la caduta di De Gasperi convince Merzagora di poter essere l’uomo giusto a guidare la nazione. Così, dopo la questione di Trieste e le dimissioni di Pella, crea un vero e proprio programma economico di governo, basata su di un’economia sociale di mercato. Un programma che prevedeva, tra le altre cose, il rilancio della Cassa del Mezzogiorno, una pensione minima, un’intensificazione degli scambi commerciali anche con i Paesi comunisti e una politica tesa ad aumentare gli investimenti aziendali attraverso una massiccia campagna di incentivi e sgravi fiscali. Nei suoi piani, vi era addirittura di coinvolgere nel governo anche i sindacati, tanto da assegnare alla CISL il Ministero del Lavoro. Come tutti sappiamo, però, le cose andarono diversamente. Probabilmente anche a causa della sua anomalia: sostenuto e “appartenente”, in un certo senso, alla DC, era un uomo dichiaratamente ateo, lontano dalla politica di partito, non un politico, appunto, ma un tecnico.

Come premio di consolazione, allora, venne lui affidata la presidenza del Senato, sino al 1967. Un compito tutt’altro che superficiale e privo di importanza, visto che, nel 1964, Segni dovette abbandonare la carica di Presidente della Repubblica: fu il neo senatore a vita Merzagora, allora, per oltre tre mesi, a assumere su di sé l’onere degli incarichi assegnati al più importante tra gli italiani. Ironico, visto che lui stesso,  nel 1955, era andato molto vicino ad occupare quella carica. Appoggiato da Amintore Fanfani, venne però contrastato dalla sinistra di partito, che riuscì ad imporre e a portare al Quirinale Gronchi.

Nel 1964, il suo nome, viene collegato al “Piano Solo”, un piano di emergenza, una sorta di colpo di stato, ideato come reazione al riformismo di sinistra a cui Aldo Moro aveva aperto. Più recentemente è emerso come Merzagora fosse in realtà “solamente” il personaggio prescelto da Giovanni De Lorenzo, comandante dell’arma dei carabinieri e ideatore del Piano, per occupare la carica di Presidente del Consiglio e creare un nuovo governo. Infatti, Merzagora, aveva una convinzione quasi gaullista: i partiti, così come strutturati, non potevano far altro che strozzare, soffocare, le potenzialità della nazione. Serviva un nuovo tipo di governo, sganciato dalle logiche di potere dei movimenti politici. Il Presidente del Senato, però, non aveva nè il carisma nè l’influenza del Generale francese, così sperò di riuscire ad arrivare a realizzare le sue ambizioni cercando, in un certo senso, di scalare quello stesso partito che disprezzava, per poi poter riformare il sistema “dall’alto”. Ma accusare di carenze, corruzione, incapacità, quella stessa classe politica di cui doveva ottenere l’appoggio, alla lunga, lo portò ad essere completamente emarginato. Nel 1967, allora, la sua avventura politica venne messa in secondo piano  e ritornò a dedicarsi soprattutto al Mondo degli affari: divenne Presidente delle Assicurazioni Generali, oltre che – per poco tempo – di Montedison.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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