Centrodestra, quel caos che esalta Salvini

01/02/2015 di Andrea Viscardi

Nella partita del Quirinale, gli unici vincitori, a destra, sono stati gli spettatori: la Lega e Fratelli d’Italia. L’asse Feltri potrebbe essere più di un semplice esperimento, e si prepara a mettere all’angolo un centrodestra ridotto a macerie. O la marginalizzazione, o le basi per un futuro compromesso. Ma alle loro condizioni

Salvini e Meloni

Fitto, Alfano, Berlusconi. Dall’elezione del Capo dello Stato, il centrodestra esce distrutto. O meglio, come ha affermato Salvini, semplicemente non esiste. E risulta pure difficile pensare che possa tornare a nuova vita in breve, almeno se i protagonisti resteranno gli stessi. Fitto, la novità, è oramai una litania, non strappa e non cuce, resta nel mezzo, in un limbo in cui la sua guerra interna, in un partito come Forza Italia, sembra sempre più una lotta contro i mulini a vento. Se neanche dopo quanto accaduto negli scorsi giorni il partito si sposta dalla sua parte, è evidente che la leadership di Berlusconi non sarà messa in discussione nel breve termine. Anzi, il sospetto di aver guidato un gruppo di franchi tiratori non può che averlo portato, ancora più, in una posizione di nemico interno della maggioranza forzaitaliota. Occorre poi capire, oltre a Berlusconi, quali ne siano i vertici, visto la batosta della linea VerdiniLetta. Ma questa è un’altra storia.

Dalla partita, l’unico ad uscirne vincitore è colui che neanche ne ha preso parte, cioè proprio Matteo Salvini. Rimasto fuori dai giochi, puntando sul voto simbolico a Feltri, ha osservato da spettatore divertito il suicidio di coloro che un tempo erano in cima alla coalizione di centro destra. Una Caporetto azzurra che avvicina di un altro po’ la sostituzione del Cadorna di turno con il nuovo Diaz di matrice carrocciana, destinato, in teoria, a risollevare le sorti dell’esercito di destra.

Così, già dalle ore successive all’ascesa di Mattarella, tra una litigata da Vespa con Alfano, un’intervista da trionfatore a Il Giornale, e un invito al dialogo con Berlusconi, Salvini si prepara a raggiungere il suo obiettivo principale: continuare ad accrescere la propria base elettorale e la propria posizione di potere nella destra, il che, dopo sabato, è più semplice che mai. La sua dialettica spesso populista, non può che intercettare alla perfezione tutti quegli elettori che, indubbiamente, hanno deciso di abbandonare Forza Italia negli ultimi giorni. Troppe le delusioni, troppe le umiliazioni. Uno stato d’animo capace di spingere nelle braccia della Lega Nord, e far riconoscere in Salvini l’unico punto di riferimento coerente e in ascesa nel panorama della destra italiana.

I sondaggi parleranno, ma l’impressione è che il distacco, oggi decimale, tra il Carroccio e Berlusconi sarà destinato, nelle prossime settimane, ad aumentare in favore del primo. Tanto che già qualcuno sussurra di potenziali esuli di Ncd e FI pronti a bussare alle porte del Carroccio. Una resa dei conti nel centrodestra che ci porta, allora, alla seconda conseguenza di queste elezioni per il Quirinale.

Forza Italia è debole e poco credibile, Ncd incoerente e pronta all’implosione. Potrà ancora, Silvio Berlusconi, tentennare innanzi alla proposizione di un Salvini a capo di un’eventuale, futura, coalizione, o dovra iniziare a lanciare qualche messaggio verso il Carroccio?

La questione è certamente delicata, ma la strada di Salvini sembra sempre più spianata. In primis, non va sottovalutata quella che potremmo chiamare l’asse Feltri. Non solo Lega, infatti, ma anche FdI. Meloni, La Russa e Storace, ad oggi, non solo hanno appoggiato la Lega nel nome del giornalista, ma hanno posizioni non poi così distanti da quelle del Le Pen nostrano. Insieme, se la Lega continuerà nella sua espansione, potrebbero arrivare a contare per il 17-18% circa. Più di Forza Italia e Ncd messi insieme, in caso di un più distante riavvicinamento.

L’unica cosa che può fare Berlusconi è sperare che la legislatura duri il più a lungo possibile, e che qualche improbabile miracolo tagli le gambe a Salvini, o sistemi la situazione di FI e risollevi il partito. Magari, finite le riforme, spostare FI su posizioni d’opposizione estreme potrebbe aiutare in questo processo di recupero, sempre che, prima o poi, la sua incoerenza non venga fatta pagare. Perché, ora come ora, e chissa per quanto, l’ex Premier è all’angolo del ring, e qualsiasi colpo incassato può essere quello del K.O.

Intanto, gli elettori di destra sembrano aver già deciso: il loro futuro corrisponde al nome di Matteo Salvini, magari con il sostegno proprio della Meloni. Un rinnovamento anagrafico, ma uno slittamento su posizioni più estreme. Con buona pace di tutti coloro che, probabilmente, continueranno o andranno a riempire le urne dell’astensionismo, coalizione o meno. Quelli che ancora attendono, disillusi dalle false promesse del 1994, un vero partito liberale di centrodestra.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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