Centrodestra che non c’è, tra leadership e alleanze

13/06/2014 di Giacomo Bandini

Centro-destra, Berlusconi ed Alfano

Che fine ha fatto il centrodestra italiano? Se lo sono domandati, soprattutto, quegli elettori delusi e amareggiati da un ventennio di anomalie e deviazioni. Tanto da preferire, in molti, l’astensione, Grillo o, addirittura, l’eterno nemico PD. Cerchiamo di riassumere la complessa situazione politica dello schieramento, fra le recenti delusioni e alcune novità di cui tener conto per provare a ricostruire un progetto che, dopo anni di non rinnovamento, appare totalmente in balia di se stesso

La questione territoriale – Tralasciando le questioni, oramai arcinote, che riguardano Berlusconi, questo è un punto assai rilevante nella situazione di Forza Italia. Per anni, il sistema creato dall’uomo di Arcore ha contribuito a definire un tessuto territoriale piuttosto chiaro. L’architettura centralistica del partito aveva lasciato comunque spazio ad una spartizione feudale delle preferenze su base locale, evidenziatasi in particolare al centro-sud Italia. Il sistema ha retto fino ai tempi recenti. In seguito alla caduta dell’ultimo governo Berlusconi e alle manovre caldeggiate da Napolitano, si è assistito infatti ad una scissione corrispondente a canoni unicamente territoriali. Il punto di vista ideologico invece è piuttosto irrilevante. L’asse Sicilia-Roma e il Nord ciellino hanno formato Ncd e Fratelli d’Italia provocando, soprattutto i primi, non pochi crucci al padre-padrone. In seguito alle recenti elezioni Europee è emersa, poi, una nuova leva di esponenti di Forza Italia, capitanati da Raffaele Fitto, potenziali fautori dell’ennesima scissione in nome del Sud Italia ma con aspirazioni ad una leadership nazionale. Non a caso, oggi, 13 giugno 2014, a Napoli, Fitto e Toti hanno organizzato due manifestazioni diverse sotto l’egida dello stesso partito. E se anche la fedelissima Mara Carfagna inizia ad esprimere la propria insoddisfazione, allora il punto di non ritorno sembra essere stato raggiunto.

Forza Italia e il futuro del centrodestraLa questione primarie – Un tabù del centrodestra italiano. Invocate da Alfano e Cattaneo, sindaco di Pavia, due anni fa e respinte ai mittenti, proposte a gran voce in questi giorni da Fitto e, ovviamente, respinte di nuovo. Il centrosinistra ne ha fatto uno strumento vincente di democrazia interna, di pubblicità positiva e un metodo di rinnovamento delle gerarchie. Sono sempre state considerate impossibili e inconcepibili, per tre motivi fondamentali: da una parte potrebbero apparire come un opaco tentativo di imitazione della sinistra, in uno scenario in cui, nessuno, possedeva, almeno sino ad oggi, le capacità organizzative e la forza di Silvio Berlusconi. Inoltre, fino a quando quest’ultimo riuscirà a mentenere le redini di un centrodestra che, ricordiamo, ha creato personalmente, la metodologia nella designazione delle responsabilità avverrà unilateralmente basandosi sul criterio della fiducia personale fra re e vassallo. Fino alla rivoluzione.

La questione alleanze – Con Ncd al governo e Fi all’opposizione si è spezzato un sacro vincolo elettorale. In vista di un futuro ritorno alle urne le alleanze sono tutte da ridefinire. Non è più detto che le due compagini tornino sotto la medesima casa. Alfano, che aveva manifestato la possibilità di un riavvicinamento, ha visto parte della base rivoltarsi. Questo anche se l’Italicum potrebbe rappresentare un ostacolo significativo per i partiti a bassa percentuale di elettorato. Una strada piuttosto sicura sta emergendo e va in direzione della rinnovata Lega Nord. In molti si sono espressi a favore di una coalizione Fi-Ncd-FdI-LN come futura armata da contrapporre al Pd di Renzi e al M5S, ma vi sono alcuni nodi da sciogliere. La profonda carica euroscettica e antieuropeista della Lega e, in misura minore, di Fratelli d’Italia, o la profonda ritrosia di parte dell’elettorato italiano nell’accettare un ritorno al fianco del condannato Berlusconi o del forte sostenitore del governo, nonché ministro, Alfano. È possibile, alla luce di un momento politico così complicato, creare uno schieramento estremamente eterogeneo, evitando una futura implosione?

Salvini show. La Lega Nord, appunto, sarebbe il pilastro, per alcuni, su cui ricostruire la coalizione di centro destra. Un carroccio uscito unico vincitore dalle urne. L’operazione di recupero effettuata da Salvini ha mostrato tutti i suoi frutti, tanto da far balzare il segretario verde in testa ai sondaggi sui potenziali leader del centrodestra. Abilità nel comunicare il disagio popolare, riconferma della Lega come forza antisistema, apparente pulizia interna e messa a tacere dei dissidenti, coerenza nella strategia e nelle proposte vicine allo zoccolo duro. Così il metodo Salvini ha convinto e continua a far screscere il sentimento di vicinanza al suo partito, ma spinge anche il nuovo leader nella prepotente corsa alla leadership del centro destra. Lui non si nasconde e, nel caso, a dir poco remoto, di primarie, al momento non vi sarebbe scampo per nessuno.

Uno dei maggiori difetti del centrodestra italiano è la sua anomalia rispetto al resto d’Europa. La disposizione dei candidati e dei dirigenti, lasciati liberi dal designatore supremo sul territorio e privi di controllo alcuno da parte dell’elettorato di riferimento, ha alimentato incontrovertibilmente la mancanza di una classe dirigente locale facente capo ai valori di un centrodestra tradizionale unito e solido. La carenza di un progetto ben definito, una differenziazione organizzativa che ha allontanato profondamente i due poli Nord e Centro-Sud del partito, nessun dialogo con la base elettorale di riferimento hanno contribuito – una volta eclissata la stella della leadership forte – al disfacimento. Una questione di cui tutti erano a conoscenza da anni, ma, forse, tutti si erano convinti dell’immortalità politica – e forse non solo – di Silvio Berlusconi.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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