Centrodestra: asse Alfano – Berlusconi sul Quirinale. Prove d’intesa per il futuro?

20/01/2015 di Ludovico Martocchia

Berlusconi e Alfano si riuniscono per trovare un nome comune da opporre al Pd di Renzi. In pole position si collocano Amato e Casini. Una mossa quasi disperata che deve fare i conti con l’opposizione interna di Brunetta e Fitto, la Lega divisa tra Maroni e Salvini e il complesso dibattito sulle riforme istituzionali.

Berlusconi e Alfano

Non accadeva da più di un anno. L’incontro tra l’ex Cavaliere e il Ministro degli Interni, svoltosi ieri a Milano, segna il disgelo nel centro-destra. Oltre ai leader, hanno partecipato in quota Forza Italia Giovanni Toti e Niccolò Ghedini, mentre per il Nuovo Centro Destra e l’UDC erano presenti Lupi, Quagliariello e Cesa. Una rimpatriata, che a vista dei componenti, è stata estremamente positiva, ma che potrebbe testimoniare una debolezza dei singoli, costretti a ritornare sui propri passi per evitare un Presidente del Partito Democratico. Tutto ciò ha portato ad un accordo preventivo su due o tre nomi: Giuliano Amato, 77 anni con due governi anti-crisi alle spalle, Pierferdinando Casini, in parlamento dal 1983, per un ventennio al centro della politica italiana. Insomma due novelli, ai quali si può aggiungere Antonio Martino – anche lui classe 1942 – visibilmente inaccettabile per il resto del parlamento.

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano sperano di poter contare su 250 grandi elettori, ciò nonostante le insidie si possono nascondere innanzitutto all’interno di questa nuova coalizione quirinalizia. La Lega Nord – assente all’incontro di ieri – non è facile da convincere. La posizione più dura di Matteo Salvini, che cavalca l’onda della protesta non può far accettare tali proposte ed è in netto contrasto con la visione più istituzionale di Roberto Maroni, disponibile ad un accordo con i suoi compagni di coalizione in Lombardia. Come è diviso il Carroccio al suo interno, Forza Italia è completamente spaccata sul fronte delle riforme istituzionali, prima fra tutte la legge elettorale. Questa settimana l’ex ministro Renato Brunetta ha più volte attaccato duramente il Patto del Nazareno, a cui sono seguiti i “rimproveri” di Berlusconi, cauto sull’intesa con Matteo Renzi, unica stampella di un partito elettoralmente alla deriva. L’allarme tra i due sembra già rientrato con una telefonata cordiale, il problema ulteriore è però rappresentato dai frondisti di Raffaele Fitto, il re delle preferenze severissimo sull’Italicum – presumibilmente si incontreranno domani a Roma.

Verso le 11 di stamane, si è svolto un altro incontro tra il numero uno di Forza Italia e il premier Matteo Renzi: è stato il sesto tra i due. L’obiettivo di Berlusconi è quello di arrivare il più compatto possibile dinanzi ad un Pd tutt’altro che coeso. Le dimissioni di Sergio Cofferati pesano come un macigno, fintanto che non ci saranno risposte certe sulla situazione delle primarie in Liguria e non si stempereranno i toni tra il presidente del Consiglio e l’ex-sindacalista – «Chi perde non va via con il pallone» (Renzi) e «E’ un partito alla frutta, il modello Renzi compra i voti» (Cofferati). A quanto pare i prossimi dieci giorni – il primo scrutinio per eleggere l’inquilino del Colle sarà il 29 gennaio – saranno decisivi. La vicenda si inserisce nella partita per l’Italicum, che il fiorentino vuole chiudere il prima possibile, al contrario di Berlusconi, favorevole ad un rinvio.

Quirinale, Italicum, eventuali elezioni anticipate. Le tre circostanze sono tra loro ingarbugliate in un nodo politico impossibile da sciogliere. È fondamentale capire come si presenterà il centro-destra ai due appuntamenti certi ed al terzo potenziale. L’accordo tra Alfano e Berlusconi riguarda esclusivamente il Presidente della Repubblica? Difficile rispondere, dato che come già scritto è assurdo separare gli eventi delle prossime settimane. La sfida sarà vinta dalla coalizione più compatta sui diversi fronti. Intanto l’opposizione trasversale al governo Renzi si invigorisce, l’emendamento Gotor alla legge elettorale fa seguito di proseliti, in più non bisogna dimenticare i 101 franchi tiratori, il cui fucile è ancora caldo dopo l’esecuzione di Romano Prodi. Anche se il terzo evento è solo possibile, non si può escludere: incassata la legge elettorale, il premier potrebbe convenire sul ritorno alle urne. In questo caso il centro-destra dovrà riorganizzarsi in fretta: è realizzabile la creazione di un’area moderata sotto la guida dell’ex Cavaliere? Se lo fosse, sarebbe un ritorno al passato, una coalizione sonoramente bocciata alle elezioni politiche del 2013 e composta da partiti distrutti alle più recenti elezioni europee e regionali – Lega esclusa. Per gli eventi sopra esposti, le soluzioni del centro-destra sembrano funebri, dalla proposta di vecchi personaggi il cui unico merito sembra quello di non essere di sinistra, alla riproposizione di una coalizione liberale, populista e cattolica che si è ripresentata sempre identica a se stessa nelle ultime sei elezioni politiche – per circa ventuno anni.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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