L’alba di un nuovo centro destra italiano?

18/10/2013 di Giacomo Bandini

Scelta Civica, Monti, Mauro e PPE

Nuovo addio per Mario Monti – Una nuova era politica si sta avvicendando in questo periodo di dubbi e timori, ma anche di ribellioni? Poche settimane fa tutti hanno osservato alcuni Ministri del Pdl, compreso lo stesso Alfano, e  un nutrito gruppo di parlamentari, sollevarsi contro il padre-padrone Berlusconi. Cosa impensabile fino a poche settimane fa e, involontariamente, questo ha rappresentato un esempio da seguire per altre forze in campo. La seconda ondata, infatti,  appartiene a Scelta Civica, ossia del piccolo polo moderato con 47 deputati e 19 senatori, ed è culminata con le dimissioni da leader del partito Mario Monti, che ieri ha lasciato il ruolo di presidente di Scelta Civica e ha fatto immediata richiesta di iscrizione al gruppo misto del Senato.

Il solito Casini – Un addio pesante, quello del creatore di Scelta Civica, che ora perde leader e, con lui, il significato della sua esistenza stessa. La dura decisione di Monti è stata presa dopo le divergenti dichiarazioni, di una frangia del partito, sulla legge di stabilità. Criticata dall’ex premier e, al contrario, apprezzata da 11 “Civici”, fra i quali l’immancabile Pierferdinando Casini. Monti pare averla presa sul personale: come una vera e propria sfiducia da parte di una minoranza, ma una minoranza che conta. Tanto da costringerlo alle dimissioni in tempi pressoché immediati.

Un nuovo centro destra italiano?Il generale Mauro – Le truppe, d’altronde, erano già state convocate. Il nuovo generale si chiama Mario Mauro alias Ministro della Difesa. Ex berlusconiano in Europa, prima vicepresidente del Parlamento EU e poi capo delegazione del Pdl, aveva convinto Monti ad inserirlo tra i suoi grazie al legame di fiducia e stima reciproca. Due sentimenti venuti meno recentemente a causa delle mosse politiche del ministro, che in estate si è avvicinato di soppiatto alla corrente cattolica-moderata di Casini, abbandonando Monti a sé stesso.

Prove di popolari – I recenti sviluppi legati alla fiducia rinnovata al governo Letta hanno poi mostrato a tutti che, anche in un partito verticistico come il Pdl, le gerarchie possono essere messe in discussione. L’asse Mauro-Casini si è subito fatta avanti. Il terreno di gioco del possibile nuovo centrodestra italiano si chiama PPE e le europee saranno la prima occasione per annusarsi e testare una possibile tenuta futura. Logico, se si pensa alla possibilità di Alfano di tenere i piedi in due staffe, a cui si aggiunge quella dell’attuale compagine governativa, di cui pare moderato difensore. Le altre due sono il Pdl o la nuova Forza Italia e la consapevolezza di dover vedere, un giorno, la fine dell’era berlusconiana come un potenziale disastro per il centrodestra anomalo italiano. Conviene, infatti, crearne uno degno di tale definizione il prima possibile, vista l’imprevedibilità degli andamenti elettorali e l’importante fattore Renzi, a centrosinistra.

Moderati senzatetto – Sicuramente ne guadagnerebbe il progetto bipolare italiano. Considerando un’ampia fetta di popolazione non convinta dal sindaco fiorentino e stanca del regime berlusconiano, oramai scaduto tra un vicenda giudiziaria e un’altra. Considerando la possibilità che alcuni moderati abbiano accresciuto le fila di Grillo e co. per pura protesta e un’astensione al 25%, la maggior parte dei quali moderati delusi, i numeri per raggiungere le altre democrazie europee nel bipolarismo sono tutt’altro che scomparsi. Sicuramente, la mancanza di rappresentanza per i numerosi moderati ormai rassegnati a non possedere un tetto sopra la testa, continua ad essere un elemento destabilizzante del sistema, che si trova così ogni tornata a dover fare i conti con tale anomalia, contribuendo a produrre l’instabilità e la frammentarietà del panorama politico. Un tentativo è in corso, non si sa ancora quanto consapevolmente. Qualche certezza però c’è già. Le persone a manovrare il tutto rimarranno le medesime e il rischio che anteporranno gli interessi politici a quelli del Paese è consistente. Dunque a chi gioverebbe davvero un nuovo centrodestra se i suoi fautori, e i non-valori che portano avanti, restano gli stessi di oggi?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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