Cecil, il bracconaggio e il risveglio della comunità internazionale

02/08/2015 di Laura Caschera

Pochi giorni dopo l’uccisione del leone, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato all'unanimità una risoluzione contro il traffico di fauna selvatica

Bracconaggio

La notizia riguardante il leone Cecil, simbolo dello Zimbabwe dal 1999, ed il suo crudele assassino, ha impiegato poche ore a fare il giro del Mondo, mobilitando migliaia di persone nella lotta al bracconaggio e contro il dentista statunitense reo di aver premuto il grilletto, lo statunitense Walter Palmer. Uomo bianco di 55 anni, Palmer si è “scusato”, sostenendo a sua difesa di non sapere che l’animale fosse conosciuto e “fosse il preferito del parco”. Oltre al danno enorme alla vita di un animale innocente e all’orrenda crudeltà, degna solo del più feroce colonialismo ottocentesco, l’uccisione di Cecil sta portando evidenti problemi alla vita dell’intero branco di leoni che vivono nel parco. Si teme infatti che, dopo la morte dell’esemplare, il nuovo maschio dominante del branco, Jericho, possa uccidere tutta la prole di Cecil.

Il ricco dentista di Minneapolis – non nuovo a episodi del genere – era stato condannato pochi anni fa per aver ucciso un orso nero nello Stato del Wisconsin. Oggi, la sua posizione sembra davvero indifendibile, i cittadini di tutto il globo si sono mobilitati perché Palmer divenga il simbolo di una punizione esemplare. Lo Zimbabwe ha chiesto la sua estradizione, al fine di poterlo processare con le leggi locali. Prima ancora che arrivasse la notizia di richiesta di estradizione, su “We are the People”, sezione del sito web della Casa Bianca dove possono essere lanciate e firmate petizioni, è comparsa una richiesta titolata “Estradare Walter Palmer dal Minnesota davanti alla giustizia dello Zimbabwe”. La petizione, in meno di tre giorni, ha ottenuto più di 170 mila firme.

Una buona notizia, in questi giorni di rassegnata tristezza, però, c’è. Infatti, pochi giorni dopo l’uccisione del leone, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità una risoluzione contro il traffico di fauna selvatica, al fine di contrastare fenomeni come il bracconaggio e il commercio illegale. Anche se la risoluzione non sarà giuridicamente vincolante, ha comunque lo scopo di sollecitare tutti i paesi a compiere passi avanti per combattere ed eradicare il bracconaggio e quei fenomeni ad esso strettamente collegati.

Commenti entusiasti arrivano dal direttore generale del Wwf, Marco Lambertini,secondo il quale la risoluzione segnerebbe una nuova fase nella lotta contro i crimini che affliggono la fauna selvatica. Il processo, iniziato da Gabon e Germania, è stato co-sponsorizzato da altre 70 nazioni, tra le quali figura anche l’Italia. La risoluzione “Tackling the illicit traffic in Wildlife” (affrontare il traffico illecito di zona selvatica), è il risultato di ben tre anni di sforzi diplomatici.  Dopo la decimazione degli elefanti in nazioni come il Mozambico e i numerosissimi rinoceronti uccisi in Sud Africa, la comunità internazionale ha finalmente intuito che, per essere vittoriosi e salvare la biodiversità, insieme alla vita di animali innocenti, c’è bisogno di una cooperazione di più alto livello.

La stessa risoluzione adottata dall’Assemblea non nasconde come questo tipo di attività possa portare al finanziamento di pericolosi ambienti criminali. Insieme all’obiettivo di rafforzare i processi giudiziari ed i poteri delle forze dell’ordine, compito fondamentale dell’azione dell’ONU sarebbe quello di coinvolgere i paesi a rendere protagoniste attive le comunità locali nella lotta contro il traffico illecito, migliorando la loro capacità di gestire e beneficiare delle risorse naturali a loro disposizione.

Al di là del disgusto per l’episodio, allora, ci si accorge che il fatto potrebbe in parte spingere l’intera comunità internazionale a  svegliarsi definitivamente dal proprio torpore, basti pensare come – dal 2006, anno in cui è stato annullato il bando totale dal mercato dell’avorio – siano scomparsi solo dalla Tanzania oltre 70 mila elefanti, il 65% della popolazione, un trend confermato anche negli altri stati africani: dati certi non ve ne sono, ma si presume che negli ultimi dieci anni la popolazione totale sia passata da mezzo milione a circa 250 mila individui. Non se la passano meglio neanche i compagni di Cecil, i dati ci dicono che il loro numero è diminuito del 30% in pochi decenni, e le aree di diffusione di circa l’80%.

La triste situazione dei crimini di natura è diventata una vera e propria piaga, in grado di portare all’estinzione di numerose specie viventi nell’arco di pochi decenni. E se la risoluzione ONU ha rappresentato certamente un primo, piccolo, traguardo, la strada che resta da percorrere è dunque ancora lunga e irta di ostacoli.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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