Ce la farà Grillo a convincere i suoi?

07/06/2014 di Giacomo Bandini

Beppe Grillo

May day – Altre divisioni, su altre questioni. Dopo la sconfitta alle urne che, per alcuni, ha messo in discussione la leadership di Grillo, oggi a dividere il Movimento 5 Stelle è il futuro cammino europeo. Da una parte infatti si trova l’ortodossia dei due fondatori insieme ai fedeli Di Maio e Di Battista, dall’altra i pensatori Fo e Imposimato, ma anche una frangia di deputati e un’abbondante fetta di sostenitori direttamente sul Web. Il nodo porta il nome di Nigel Farage, il controverso vincitore delle Europee in Inghilterra. Cosa spinge dunque Grillo al dialogo con uno dei più discussi astri nascenti della politica internazionale?

No Pen, no Green – Ad essere stata rifiutata per prima e unanimemente, ancora durante la campagna elettorale, dal Movimento 5 Stelle è stata Marine Le Pen. Poco importa. Ha trovato in Salvini un forte sostenitore e nella Lega Nord terreno fertile per la rappresentanza no-euro proprio all’interno del sistema comunitario tanto criticato. Il secondo no proviene dai Verdi che invece alcune cose in comune con il Movimento potrebbero averle. A partire proprio dalla spinta verso la green-economy, per poi giungere al vasto concetto di serena decrescita. Dopo una serie di contatti, alcuni pare ancora in corso, andati male la parola fine è giunta dai rappresentanti di entrambe le parti. Non dal popolo però che avrebbe gradito, eccome. In ogni caso si tratta di un occasione persa da entrambe le parti. I Verdi potevano salire al terzo posto a scapito dei liberali; i grillini di fare parte di un gruppo influente, usufruendo così di tutti i vantaggi inclusi.

M5sSe Le Pen è stata scartata perché eccessivamente ideologizzata e non sufficientemente “super-partes”, Nigel Farage al contrario è parso l’interlocutore migliore. Ed effettivamente, al netto delle critiche della fazione più accesa (Travaglio e Scanzi su tutti), la verità non si colloca lontana da tale valutazione. La cesura con il leader britannico non avviene infatti tanto dal punto di vista ideologico, quanto dal versante programmatico. Ed è su questa che si basano i detrattori e i critici.

Oltre le ideologie – L’Ukip, partito di recente formazione (1993), dal punto di vista politico non si distanzia eccessivamente dal M5S. Nasce fortemente contrario al Trattato di Maastricht, rafforza le proprie fila fra delusi della destra conservatrice e diventa strenuo difensore della sovranità nazionale contro l’egemonia tedesca in Europa. È scettico sulle istituzioni comuni e fondamentalmente contrario all’Euro, sul quale i grillini sono indecisi e pronti a votare un referendum dal dubbio profilo costituzionale, ma comunque in posizione critica. Anche Farage si dichiara oltre destra e sinistra, una definizione assai di moda il “postideologismo”, e di fatto lo è non essendo mai esistita in Inghilterra una dicotomia sinistra-destra lontanamente paragonabile a quella caratterizzante l’Italia. Tantomeno una Democrazia Cristiana dalla connotazione continentale.

Antisistema agli antipodi – Programmaticamente è ipotizzabile e, di fatto, riscontrabile la doccia gelata per chi nel Movimento ci crede per davvero e non lo ha scelto solo in qualità di partito antisistema. Dell’euro è già stato accennato, ma le differenze sono lievi. Il vero problema si incontra a livello di politica economica dove l’Ukip è fortemente liberista e anti-statalista ai massimi livelli. Tanto da ipotizzare un modello tassativo tale da agevolare imprese e fasce di reddito piuttosto alte. Anche sul campo energetico le divergenze paiono antipodali: Ukip a favore di Ogm e Nucleare, M5S fortemente green e biologico. La stessa polemica sull’immigrazione che ha sconfessato Grillo non molto tempo fa rende evidente una separazione ideologica parziale tra le due compagini. Secondo quanto dichiarato da Farage, l’immigrazione andrebbe bloccata per almeno un quinquennio e agevolata solamente nel caso alcuni parametri fossero strettamente rispettati. Per la precisione conoscenza della lingua, condizione socio-economico a buon livello e buon livello di istruzione. L’Ukip, infine si è mostrato totalmente in opposizione all’emissione di Eurobond, cavallo di battaglia alle Europee dei grillini.

Due grandi famiglie – Per quale motivo dunque dovrebbero formare una coalizione due partiti che paiono non c’entrare nulla l’uno con l’altro? Non è solo una questione di opportunità, anche se questa componente ha un elevato peso specifico. Formare un forte gruppo con parlamentari provenienti da 9 Paesi e con quasi 60 deputati permetterebbe alcuni vantaggi procedurali non indifferenti, oltre ad una maggiore visibilità. Il lato che preme qui sottolineare concerne la sensazione che entrambi i partiti hanno instillato nei propri elettori. Il fatto di far parte di una vera e propria famiglia che combatte e lotta per gli stessi obiettivi, con una solidarietà fuori dai precedenti. Il motto è “ci si aiuta fra concittadini/fratelli nelle stesse condizioni”. Il padre è un personaggio carismatico, apparentemente pulito. E poco importa se possiede alcuni difetti o viene spesso criticato, la resistenza deve continuare. Poco importa anche se i figli spesso non vogliono adeguarsi alle decisioni dei padri. Niente consultazioni questo giro. Tanto si sa, la fase dell’adolescenza prima o poi finirà, e tutti capiranno. O quasi.

Ps. Anche Farage possiede la straordinaria capacità di infiammare le folle e la versatile propensione all’insulto facile, oltre a qualche manifestazione di odio. Ma questa è un’altra storia.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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