Caterina de’ Medici – politica spregiudicata

26/09/2014 di Silvia Mangano

Caterina de’ Medici governò per quarant’anni la Francia in qualità di regina e, successivamente, di reggente per tre dei suoi figli

Caterina de Medici

Nel 1519, dal fortunato matrimonio tra Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino, e Madeleine de la Tour d’Auvergne, appartenente a una delle famiglie nobiliari più antiche e illustri della Francia del tempo, nasceva Caterina de’ Medici.

Nel 1533, sposò Enrico di Valois, secondogenito del re francese Francesco I, grazie al particolare interessamento dell’allora papa Clemente VII, anch’egli appartenente alla famiglia fiorentina e zio di Caterina. Lei ed Enrico regnarono come re e regina consorte per dodici anni (1547-1559), durante i quali la regina diede alla luce ben dieci figli. Dal 1559, rimasta vedova, assunse la reggenza dapprima per il figlio quindicenne Francesco II (1559-1560), poi per l’undicenne Carlo IX (1560-1574), mantenendo il potere anche nel primo decennio del regno di Enrico III (1574-1589).

Degna personalità della famiglia de’ Medici, Caterina dimostrò notevoli capacità politiche, che le consentirono di garantire la stabilità della monarchia di fronte alla minaccia che le guerre di religione (1562-1598) costituivano per la corona. Nella seconda metà del sedicesimo secolo, la Francia era scissa tra i sostenitori della fazione cattolica, con a capo la famiglia Guisa, e i sostenitori della fazione ugonotta, capeggiata dai Borboni e dai Coligny. La disinvoltura politica con cui la de’ Medici cercò di mantenere la situazione in un equilibrio costante tra le due parti e la volontà di rafforzare la corona favorendo l’ascesa del ceto parlamentare (i robins), a discapito della nobiltà, le procurò l’ostilità di una buona porzione dei suoi sudditi.

Gaspard De Coligny
Gaspard De Coligny

Coadiuvata dai suggerimenti di Michel de l’Hôpital, consigliere del parlamento, uomo di fiducia della regina e capostipite ideale dei politiques, Caterina de’ Medici lavorò instancabilmente per trovare un compromesso politico tra le due fazioni e, in vista di una riconciliazione (col senno di poi, impossibile) tra cattolici e ugonotti, promosse una serie di dibattiti e incontri, tra cui la conferenza interconfessionale a Poissy (1561), e concesse agli ugonotti una certa libertà di culto e quattro piazzeforti nel regno (ivi compresa la famosa La Rochelle). Le misure, che potevano apparire come una lungimirante presa di posizione a favore della tolleranza religiosa, furono invece frutto del mero calcolo politico al fine di livellare il potere che avevano conquistato i cattolici Guisa in seno alla nazione.

Nel 1570 la regina acconsentì al matrimonio tra sua figlia Margherita ed Enrico di Borbone. I Borbone erano, sì, ugonotti, ma, qualora Enrico III fosse morto senza figli, il primo in linea di successione in virtù della legge salica e l’unico in grado di succedere effettivamente al trono era proprio Enrico. Reinseriti nelle trame di corte, il Borbone e l’ammiraglio Gaspard di Coligny riuscirono a stringere legami con il re Carlo IX, ma Caterina, preoccupata dalla crescente influenza che soprattutto il Coligny aveva su suo figlio, tornò a schierarsi dalla parte dei Guisa. Si unì a loro nell’organizzazione di un complotto ai danni dell’ammiraglio, che si consumò durante la notte dei festeggiamenti per il matrimonio di Margherita ed Enrico (23-24 agosto 1572). Il piano sfuggì di mano ai Guisa e, in pochissimo, degenerò in un massacro compiuto dalla folla impazzita di Parigi ai danni dei sudditi ugonotti convenuti in città per il felice evento.

Dopo questo evento, Caterina, per nulla scossa dagli accadimenti, diede nuovamente avvio alla politica d’equilibrio politico-religioso, che caratterizzò la sua reggenza fino alla morte, avvenuta a Blois nel 1589. Meno famosa di Maria de’ Medici (1573-1642), altra regina di Francia estratta dalle fila dell’omonima famiglia, Caterina interpretò il ruolo di regina e reggente attraverso una politica spregiudicata, senza temere di essere accusata di incoerenza, per la salvaguardia della monarchia durante il periodo più duro che la Francia dovette attraversare prima della Rivoluzione Francese.

The following two tabs change content below.

Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
blog comments powered by Disqus