Casini, ossia l’arte dello stare al Mondo

05/02/2014 di Giacomo Bandini

Casini torna al centrodestra

Un passo in avanti, due indietro – In una nazione ormai allo sbando, ferita dal lacerante confronto fra nuove forze politiche e vecchi baluardi della Prima Repubblica, ma comunque propensa al ricambio generazionale, la notizia della settimana rischia di essere il ritorno di Casini all’ovile berlusconiano: un ottimo esempio dell’evoluzione che la società italiana ha vissuto negli ultimi venti anni e che solo pochi eletti possono veramente apprezzare, ossia nessuna evoluzione.

Un progetto mai in porto – In realtà il progetto di Mario Mauro per i centristi appariva leggermente diverso, ne abbiamo parlato qualche tempo fa su Europinione. L’idea di partenza era creare un nuovo polo di moderati che sostituisse e svecchiasse un po’ l’antica, consunta immagine dello scudo crociato dell’Udc. Potenzialmente si trattava di un’alleanza di discreto successo. Nulla di nuovo, per carità, ma perlomeno un qualcosa con capo e coda, e non se ne vedono molte in giro. Un centro popolare in stile europeo, moderato e ispirato al Ppe o alla Cdu di Angela Merkel. Nel progetto sarebbe dovuto rientrare anche Casini, i moderati sarebbero stati disposti ad accettare persino la sua presenza pur di ottenere in cambio una rappresentanza certa.

Casini e Berlusconi, ritorno di fiammaModerati per scelta – E invece nulla. Anche in questa occasione i grandi moderati d’Italia dovranno dunque dimostrare di saper scegliere: nel centrodestra ritornato più berlusconiano che mai o nel centrosinistra capitanato dal sindaco Renzi? Senza dimenticarsi della flebile esistenza di Scelta Civica e Mario Monti. Quella in vista delle europee diventa allora una decisione piuttosto ardua se ci si mette nei panni di tutti gli ex democristiani italiani, e non sono pochi. Contando anche che i vertici del nuovo movimento Popolari per l’Italia non hanno esitato a condannare l’eclatante gesto dell’ex Presidente della Camera.

Il camaleontico Casini – Oramai ci si è abituati alle variazioni quasi metereopatiche di Pierferdinando. Ripercorrendone in breve la storia l’evoluzione pare notevole al pari della sua presenza temporale nel sistema politico: nel 1983 inizia come deputato della Democrazia Cristiana, nel ’94 fonda il Centro Cristiano Democratico, voltando le spalle agli ex compagni della Dc, temendo una loro svolta a sinistra e presentando le liste con Berlusconi, nel ’96 è assieme a Buttiglione nei Cristiani Democratici Uniti in coalizione con il Polo della Libertà, nel 2001 è di nuovo assieme al Cavaliere che lo “fa” Presidente della Camera; il rapporto idilliaco con Berlusconi si interrompe solo nel 2008 anno in cui l’Udc si presenta fuori dalle due grandi coalizioni. Da qui in poi si ricordano solo parole dure nei confronti dell’ex alleato considerato ormai prossimo alla fine, così come Berlusconi non risparmia battute del tipo “se Casini resta fuori dal parlamento, io mi ubriaco”. Infine l’appoggio, prima al governo tecnico, poi alla lista Scelta Civica con Mario Monti che rappresentano l’ultimo approdo del democristiano di ferro. Forse. Perché qualche giorno fa ha annunciato un ritorno in pompa magna fra le fila di Forza Italia.

Un’alleanza ad hoc – Un ritorno non casuale a quanto pare. Tanto che sondaggi di Ipsos e Datamedia danno sorprendentemente la potenziale coalizione berlusconiana in vantaggio intorno al 37%, percentuale che col nuovo Italicum, se approvato così com’è al suo stato attuale, farebbe scattare il premio di maggioranza osteggiato da molti. Ecco svelato l’arcano di un ritorno che suona piuttosto ridicolo dal punto di vista ideologico, ma del tutto prevedibile se si guarda alla strategia politica. Dopo aver rischiato di rimanere fuori dal Parlamento una volta, Casini non ne vuole più sapere di mollare lo scranno, tantomeno di correre tale rischio. Allo stesso modo Berlusconi vuole tornare fortemente alla guida del Paese e cancellare le recenti sconfitte giudiziario-politiche.

Puttana? No, politico! – Di fronte a tutto ciò la reazione che viene naturale, quasi viscerale, sarebbe di prendere e occupare la seggiolina su cui siede da trent’anni il nostro ”onorevole democristiano”. Peccato che chi ultimamente ha cominciato ad usare queste pratiche coercitive non se la prenda affatto con chi per l’ennesima volta si fa un baffo di un Paese intero, bensì con la presidente della Camera chiamandola “puttana”, ossia colei che si vende a molti, o meglio colei che sa stare al Mondo. Qua però di gente che sa stare al Mondo ce n’è fin troppa ed in maggior parte sono esseri umani di sesso maschile, perché dunque non prendersela anche con loro e chiamarli con il loro vero nome: puttane? No, classici politici!

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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