Casini in extremis, Fini escluso: è una gran perdita?

26/02/2013 di Andrea Viscardi

Una ventata di novità, nonostante la situazione gravissima, è stata portata. Il M5S spezza, alla sua prima possibilità, il finto bipolarismo all’italiana. Incredibile, certo, soprattutto considerando che, almeno in linea teorica, c’è chi si poneva questo obbiettivo da oramai diversi anni. Naturalmente stiamo parlando dell’UDC di Pier Ferdinando Casini, accompagnato, dal Febbraio del 2011, da Fini e il suo FLI. Diciamocelo, comunque, oltre a loro due anche Di Pietro – un altro grande escluso – ha tentato più volte di scardinare il sistema, senza mai riuscirci.

fini-casini-udc-fli-elezioniQuest’anno tutto sembrava perfetto per il centro. Monti, una carta vincente. L’ex Presidente del Consiglio, quello capace di salvare l’Italia, posto a guida di una grande coalizione. Casini e Fini a sostenerlo alle spalle. In più si credeva, almeno all’inizio, che l’Europa si sarebbe esposta maggiormente nell’appoggiare il progetto. Insomma, magari non si sarebbe vinto, ma sicuramente i risultati non sarebbero stati troppo distanti da quelli del PD e del PdL.

Invece, al solito, come in una commedia, puntualmente gli eredi della Democrazia Cristiana hanno toppato clamorosamente. Per l’ennesima volta. Forse l’Italia non vedeva in Monti quel salvatore immaginato o forse, più semplicemente, gli italiani non vedevano azzeccata la sua scelta di allearsi con delle forze tradizionalmente conservatrici, rappresentanti della vecchia politica. Come dar loro torto, d’altronde?

Ecco, allora, che succede l’impensabile: in Senato, la Lista Monti, non raggiunge il 10%. Di conseguenza, visti i risultati, UdC e FLI rimangono escluse, o quasi (Della Vedova, di FLI). Casini, invece, si salva perché capogruppo in Basilicata per la Lista di Monti. Alla Camera, invece, oltre all’esclusione di FLI, c’è un UdC che otterrà solo qualche seggio (dovrebbero essere 8) perché miglior lista sotto il 2% nella Coalizione del Professore.

Alla fine, quindi, alcuni personaggi dei vecchi poteri sono stati tagliati fuori. Uno su tutti Gianfranco Fini, l’Arturo Brachetti della politica, da trent’anni in Parlamento. Un personaggio prima fascista doc, poi rappresentante della destra nel PdL, quindi sostenitore della necessità di una destra riformista e poi, all’improvviso, leader di un partitino di centro. Un uomo che, a prescindere dai giudizi sulle idee, è riuscito a distruggere un Partito storico nel giro di dieci anni. Ma soprattutto un Presidente della Camera che, ricoprendo ancora il suo ruolo, ha tranquillamente fatto campagna elettorale e non si è mai risparmiato dal lasciarsi andare, nel corso degli anni, a giudizi politici. Lo stesso Presidente della Camera che promise di dimettersi se lo scandalo Monte Carlo fosse andato come poi, effettivamente, è andato.  Insomma, il classico esponente della classe politica italiana: trasformista, inchiodato alla sedia ed incoerente.

Peccato per Casini, capace di sacrificare tutti i suoi ma entrare comunque in Senato grazie ad un paracadute progettato da tempo. Che fiducia nei suoi uomini, il Pieferdi! Già solo per questo, forse, avrebbe meritato l’esclusione. Nessuno si stupisca, quindi, che il risultato di Monti – a prescindere da quel che è stato detto in conferenza stampa – sia stato così disastroso.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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