Caro Grillo, così non va

18/02/2013 di Andrea Viscardi

Beppe Grillo ha fatto un passo indietro, l’intervista con Sky non c’è stata e non ci sarà. Agli elettori non resta che rassegnarsi, prima delle elezioni non vi sarà né un confronto né l’opportunità che il messaggio di Grillo arrivi anche nelle case di chi non visita il suo sito internet o non lo segue nelle piazze. Sembra una banalità, ma questi invece rappresentano una buona fetta degli italiani, considerando soprattutto gli over cinquanta.

Beppe Grillo - Lecce
La tappa di Lecce dello Tsunami tour

La motivazione addotta per la rinuncia è stata molto blanda e, per richiamare l’articolo di ieri di Luca Palmieri, dal sapore populista. “Non andiamo in televisione perché è dove fanno politica i politici, noi la facciamo nelle piazze, davanti al popolo” sono state in sostanza le parole del ligure. Bell’escamotage per evitare di essere messo in difficoltà.

Caro Beppe, così non va. Se i politici devono tutti andare a casa – come Lei afferma in ogni comizio – e occorre cambiare le cose, per il bene dei cittadini, Lei dovrebbe essere il primo ad apparire in Tv. Le piazze sono tribune elettorali utili, ma incomplete. L’Italia, caro Grillo, ha 60 milioni di abitanti di cui oltre 50 sono elettori. Se è da un rinnovamento del principio di Democrazia che vuole partire, allora non esiste altro mezzo migliore che la TV per far giungere la sua voce a tutti. Siamo un popolo ancora sommerso nell’ignoranza, in cui in pochi leggono i giornali, pochi si informano su internet, ma tutti hanno almeno due telecomandi in ogni casa.

La televisione, è un mezzo di comunicazione incredibile. Ma questo Lei lo sa benissimo perché, in passato, ha fatto la sua fortuna. Pensare oggi, allora, di non presentarsi innanzi alle telecamere perché sono solo i vecchi politici a farlo sembra una scusa abbastanza misera. Misera, appunto. Utilizzabile da uno scolaretto con la paura dell’interrogazione piuttosto che da un maestro convinto di dare un qualcosa di più a chi lo ascolta.

Se lei crede in ciò che professa, nella realizzabilità delle sue idee, nella possibilità di raggiungere i suoi obbiettivi, allora si presenti a tutti gli italiani, entri nelle case di tutte le famiglie sostenendo quello in cui crede. Di ciò che fanno gli altri politici Le deve importare sino a un certo punto. Si ricordi: per cambiare le cose le persone devono credere in Lei e non essere solo convinti di quello in cui gli altri sbagliano. Anzi. Se il piccolo schermo è stato utilizzato, come sostiene, per rincoglionire i cittadini, ha quasi il dovere – considerando la battaglia che porta avanti – di cercare di risvegliare le coscienze. Ha l’opportunità di convincere gli italiani di quanto si siano affidati ad una classe politica capace solo di promettere e mai di fare, di quanto, oramai, siano un gregge di pecore guidate verso le fauci spalancate del lupo cattivo. Ma soprattutto di quanto ci sia qualcuno con delle idee chiare di cambiamento, diverso, con delle logiche e dei principi sani.

La politica, caro Grillo, è un impegno serio e comporta grandi responsabilità. Su di una cosa siamo d’accordo: ultimamente queste responsabilità sono state dimenticate da gran parte della nostra classe dirigente. Prima su tutte l’idea che la politica sia di tutti e per tutti. Credo fermamente il nostro paese abbia due grandi cancri: il primo è la mala informazione portata avanti da certi organi di stampa. Il secondo è la non informazione, la non consapevolezza, dei cittadini. Responsabili quanto i politici della situazione attuale.

Vuole cambiare tutto questo? Deve contribuire a rendere il popolo più consapevole piuttosto che agire come un fantasma da dietro le quinte, passando per un gigante attraverso il mito dei suoi tour sempre pieni, dei suoi attacchi verso ciò che c’è di sbagliato in politica e verso gli organi di informazione che non Le concedono spazio. Queste sono punti su cui Le si può, in certi casi, dare ragione, ma inizi anche a portare innanzi a tutti Le sue idee, le descriva ad un popolo intero e non solamente ad alcune piazze. Per fare questo, caro Beppe, utilizzi la televisione, principale mezzo di comunicazione, esattamente come hanno fatto, approfittando di radio, cinematografi e piccolo schermo, grandi uomini del passato: Roosevelt, Churchill, De Gaulle, Pertini, Obama. L’impressione, però, è che la sua paura sia quella di uscirne distrutto: come quel famoso studente che ha imparato a memoria qualche pagina di un libro ed è capace solo di ripeterla, per poi cadere alla prima variazione sul tema.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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