Caro Beppe Grillo, con la Mafia non si scherza

27/10/2014 di Luca Tritto

Lettera aperta del nostro Luca Tritto, esperto in criminalità organizzata, dopo le recenti dichiarazioni di Beppe Grillo

Beppe Grillo

Caro Beppe Grillo,

ho avuto modo di leggere il resoconto e visionare i video del tuo show di fronte Palazzo dei Normanni, sede della Assemblea della Regione Sicilia. Non mi permetto di entrare nel merito del tuo disegno politico, ma quando vengono menzionate determinate questioni, è bene far chiarezza su alcune cose. L’Italia è uno dei Paesi maggiormente caratterizzati dalla presenza di organizzazioni criminali, le quali controllano interi territori e si pongono come contro-potere allo Stato, a volte contrastandolo, più spesso infiltrandosi in esso. Le mafie, in Italia, sono una piaga da secoli. Secoli di sopraffazione, prevaricazione, sfruttamento, omicidi, ruberie, traffici illeciti che avvelenano le anime e i territori. Ne sarai sicuramente consapevole, non ne dubito. Tuttavia, mi piacerebbe dirti che oggi non sei solo più un comico, sei anche un rappresentante pubblico e politico. Trattare alcuni temi con superficialità, facendo affermazioni gravi, non fa giustizia alle migliaia di persone morte e dimenticate, alle persone che ogni giorno subiscono la violenza mafiosa, che hanno paura di credere nello Stato che tu oggi, volente o nolente, in qualche modo rappresenti.

Se ho ben capito accusi il Governatore Crocetta di essere un incapace, tanto da richiedere la sfiducia, oltre ad enunciare battute di pessimo gusto sul suo orientamento sessuale. Denunci un sistema politico mafioso presente nella politica siciliana e qui, a prescindere, mi troveresti concorde. Ma dimentichiamo forse che Rosario Crocetta è stato il primo Presidente di Regione, dopo decenni, a ordinare la turnazione ai vertici della pubblica amministrazione regionale per tagliare i fili di Cosa Nostra nel Palazzo? Dimentichiamo forse che Rosario Crocetta ha ridotto gli sprechi, eliminando ben 13 società a partecipazione pubblica, tagliando gli stipendi dei manager e riducendo i consulenti esterni? Dimentichiamo forse che Rosario Crocetta ha deciso di far costituire la Regione Sicilia come parte civile nel processo sulla Trattativa Stato-mafia? E infine, dimentichiamo forse che Rosario Crocetta vive sotto scorta dal 2003 proprio a causa dei tentativi di attentato di cui è oggetto?

Dire che Cosa Nostra è andata via dalla Sicilia per fare affari altrove è una vera e propria bufala. La mafia siciliana avrà anche perso il potere di un tempo, ma proprio in un territorio poco sviluppato può affondare le sue radici e acquisire consenso sociale offrendo opportunità criminali ai disperati. E se va altrove a mettere bandiere, di sicuro non abbandona la propria casa. Dire che la mafia va quotata in Borsa, anche facendo macabro sarcasmo, è un’offesa a chi ogni giorno la combatte o chi ne subisce quotidianamente le offese. Proprio chi ne è vittima, cosa dovrebbe pensare vedendo e ascoltando un personaggio politico che afferma certe assurdità? La paura di denunciare e restare solo è ancora diffusa. Come si fa a dare coraggio a questi cittadini?

Ma, soprattutto, come si può dire che la mafia, prima, aveva una morale. Beh, diciamocelo, è il passaggio più aberrante delle sue parole. Di quale morale parliamo? Del bene della cittadinanza? Dell’onore? Del rispetto? Già alla fine del XIX secolo si facevano tali affermazioni e ricordiamo tutti come si è sviluppata la storia.

Se vuoi fare il comico – e sai ancora farlo – resta sempre il tuo mestiere. Ma la politica, se si vuole affrontare in modo giusto, è una cosa seria. La lotta alle mafie, poi, lo è ancora di più.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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