Carlo Sforza, il diplomatico narciso

13/03/2013 di Matteo Anastasi

Nei sette anni in cui guidò il dicastero degli Esteri – con Giolitti tra il 1920 e il 1921, con De Gasperi tra il 1947 e il 1951 – il conte Carlo Sforza fu autore sagace e coraggioso di importanti scelte per l’Italia del primo e del secondo dopoguerra: il trattato di Rapallo con serbi, croati e sloveni per la composizione delle controversie adriatiche sorte dopo Versailles; gli accordi con Parigi, Berlino e Benelux che avviarono il processo di integrazione europea; la firma del Patto Atlantico che, nella primavera del 1949, segnava il definitivo ingresso italiano nel Blocco occidentale.

Carlo SforzaLe sue capacità, il suo fiuto politico, l’abilità diplomatica con cui seppe guidare il Paese – in specie dopo la Seconda guerra mondiale – rappresentano meriti indiscutibili e indiscussi. Ma Carlo Sforza fu anche, come ha ricordato Sergio Romano, «vanitoso, narcisista, perdutamente innamorato di sé stesso. Nei corridoi della politica italiana e soprattutto in quelli di Palazzo Chigi [dal 1922 sede degli Esteri] si diceva portasse la sua testa come un ostensorio e si sorrideva della sua pretesa di discendere dagli Sforza, signori di Milano».

Lucchese classe 1872, si era laureato in giurisprudenza per poi entrare in diplomazia nel 1896, piazzandosi al primo posto del concorso indetto nell’anno della disfatta di Adua. Il Cairo, Parigi, Costantinopoli, Pechino, Budapest furono le mete delle sue prime missioni. Nel 1906 fu scelto dal segretario generale della Consulta Giacomo Malvano per accompagnare il ministro Visconti Venosta – uno dei più grandi diplomatici della storia unitaria – alla conferenza iberica di Algeciras. Nel suo celebre memoriale – L’Italia dal 1914 al 1944 quale io la vidi – Sforza ha descritto quel summit come il teatro dei «lampi precursori» della Grande guerra. Era una sua attitudine, in linea col carattere egocentrico che lo contraddistingueva, quella di cedere spesso «alla tentazione di considerare decisivi gli eventi politici a cui aveva partecipato e di rappresentarli come spettacoli in cui lui era in scena o, tutt’al più, seduto in prima fila». In realtà, a quell’incontro internazionale del 1906, Sforza, appena trentaquattrenne, era dietro le quinte. Non solo, assai forzato appare considerare quella conferenza decisiva per il meccanismo politico, economico e militare che si sarebbe innescato otto anni più tardi.

Fu indetta su pressione dell’Imperatore del Reich Guglielmo II quando a Berlino divenne evidente che l’odiata Francia mirava a fare del sultanato del Marocco un suo protettorato. Benché membro della Triplice Alleanza, e quindi partner della Germania, l’Italia appoggiò Parigi e ad Algeciras le parti conclusero un accordo che poneva finanze e frontiere marocchine sotto l’egida congiunta di Francia, Spagna e Germania. La vera crisi divampò cinque anni più tardi, nel 1911, quando i francesi sbarcarono in Nord Africa provocando la reazione dei tedeschi che immediatamente piazzarono una loro cannoniera, la Panther, di fronte ad Agadir in segno di intimidazione. L’irritazione della Gran Bretagna, ancora vera regina dei mari europei, costrinse i teutonici a fare marcia indietro. Le successive trattative diplomatiche si conclusero con un compromesso: la Francia avrebbe avuto mano libera in Marocco in cambio della cessione di quasi trecentomila chilometri quadrati di Africa equatoriale alla colonia tedesca del Camerun.

Tale accordo dimostra che le due crisi marocchine – 1906 e 1911 – pur palesando l’esistenza di un forte attrito franco-tedesco, lasciavano spazio alla possibilità di intese. Le cause della Prima guerra mondiali furono soprattutto altre, ma Sforza era stato ad Algeciras e l’evento di cui era stato testimone aveva ai suoi occhi, per questa ragione, un’importanza decisiva.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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