Carceri: altro giro, altro indulto (o amnistia). E tutto resta uguale

09/10/2013 di Giacomo Bandini

Carceri, tra indulto e amnistia

Il precedente – Nuovo patto di governo, vecchi problemi da affrontare. Ne avevamo parlato non molto tempo fa, quando il ministro Cancellieri, per prima, aveva proposto una specie di “insultino”. Niente di eclatante, tantomeno di risolutivo. Anche in quel caso Berlusconi era stato trascinato al centro del palcoscenico dai media, in quanto tutti parevano chiedersi se la misura avrebbe coinvolto anche i suoi processi, piuttosto che ragionare davvero su di un problema mai risolto nel corso di decenni.

Napolitano, carceri tra indulto e amnistiaSempre Re, sempre Giorgio – Nel suo recente messaggio alle Camere il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto riemergere la questione definita, con testuali parole, “drammatica situazione carceraria”. Per ribadire le parole della Corte di Strasburgo, repetita juvant, una “disfunzione cronica”. Ossia con una reiterazione nel tempo preoccupante. E dunque via nuovamente alle proposte di indulti e amnistie che dovrebbero consistere in una risoluzione provvisoria del problema. O, perlomeno, questa sembra essere stata la via indicata implicitamente da Re Giorgio, costretto, suo malgrado, ad una nuova ingerenza nel programma politico di una classe dirigente che sembra concentrarsi in modo prioritario ai problemi giudiziari dei “big”, tralasciando quelli del cittadino comune, sempre più abbandonato a sé stesso.  Il suo discorso, contenente alcuni rimedi già sperimentati e già presenti nelle carte della Cancellieri, si conclude infatti con l’appello a “misure straordinarie”, per poter rientrare nei canoni imposti dai Trattati fondamentali dell’Unione Europea.

C’è chi sorride… – Carceri sovraffollate, scarse condizioni igieniche, pochi o nulli i programmi di recupero. Sempre uguali le contestazioni. Sempre uguali i rimedi. Questa volta, però ad acclamare le conclusioni di Napolitano sono rimasti solamente in due. Diversi, ma spesso vicini. Pannella e Berlusconi. Il primo che da anni a suon di scioperi della fame e della sete cerca si è fatto portatore ufficiale dell’istanza carceraria, intitolandovi anche la nuova lista Giustizia Amnistia e Libertà. Il secondo perché, nel caso di amnistia, sarebbe salvo dalla sola condanna definitiva per il processo Mediaset in quanto “L’amnistia estingue il reato e, se vi è stata condanna fa cessare l’esecuzione della condanna e le pene accessorie. Nel concorso di più reati, l’amnistia si applica ai singoli reati per i quali è concessa.”, ma potrebbe veder mutare la situazione della decadenza da Senatore a suo vantaggio. Critici invece Pd e Grillo. Quest’ultimo portavoce di un piano carceri che prima accusa ogni tipo di interesse privato e brama di potere, poi propone alcune soluzioni.

Dura lex, sed turpis –  Senza dunque volersi esercitare, come il Mov.5 Stelle, in migliaia di congetture che sanno di cospirazionismo, tirando in mezzo interessi immobiliari di dubbia concretezza, e Stato ombra, non è difficile riflettere sull’emergenza e le innumerevoli mancanze dell’amministrazione riguardo a tale problema. Una buona parte del sovraffollamento è sicuramente provocato dalla restrittiva legge Fini-Giovanardi, della cui inadeguatezza, ad ogni parametro, la politica e soprattutto i cittadini se ne stanno accorgendo solamente negli ultimi tempi. O della legge detta “ex-Cirielli” in cui la recidività viene punita oltremodo anche se riguarda reati di minima entità, come rubare un pacco di biscotti al supermercato. Rimane la correità delle istituzioni politiche, da sempre incapaci di attuare un progetto riabilitativo e di provvedere ad ammodernare strutture, se non predisporne di nuove.

L’Ue non ci salverà – La questione carceri dunque fa parte di quella serie di problemi che emergono a singhiozzo. Ossia ogni tanto, quando meno te lo aspetti, ma sempre in agguato. Stavolta però non basta un sorso d’acqua per far passare tutto. Il 28 maggio l’Europa ci aspetta, col fucile in mano e la mira già presa. Non saranno un indulto e un’amnistia a salvarci, si può solo contare sul buon senso della politica. E questo, forse, spaventa più dell’Europa e del suo fucile.

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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