Da Caravaggio a Bernini. Il Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna

05/04/2017 di Simone Di Dato

Una straordinaria selezione di dipinti e sculture provenienti dalle collezioni reali di Spagna, dal 14 aprile presso le Scuderie del Quirinale a Roma

Da Caravaggio a Bernini

Dal prossimo 14 aprile le Scuderie del Quirinale ospiteranno una straordinaria selezione di dipinti e sculture provenienti dalle collezioni reali di Spagna, al centro di una mostra che sarà considerevole testimonianza dell’intenso scambio artistico e culturale tra Italia e corte spagnola e dei saldi legami politici instaurati dagli Stati italiani durante tutto il corso del XVII secolo. “Da Caravaggio a Bernini. Capolavori nel Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna ” riunirà grandi opere del Seicento italiano, tutte appartenenti al fondo collezionistico del Museo del Prado di Madrid, tra scambi culturali, commissioni reali, mecenatismo e doni diplomatici.

Cristo Morto
Charles Le Brun, Cristo morto (1642-1645, olio su tela, Aranjuez, collezione di Carlo IV)

Ad arricchire la collezione della dinastia asburgica furono proprio doni diplomatici da parte dei governanti italiani, gesti utili per guadagnarsi il favore dei sovrani di Spagna che con i loro possedimenti – il Viceregno di Napoli e lo Stato di Milano – condizionarono dalla metà del Cinquecento l’evoluzione della nostra complessa situazione politica. È  il caso questo di due grandi capolavori presenti in mostra: “Lot e le figlie” di Guercino e “La conversione di Saulo” di Guido Reni (tela inedita ritrovata in un locale nascosto del Palazzo Reale di Madrid), donati a Filippo IV dal principe Ludovisi allo scopo di garantire la protezione spagnola sul minuscolo Stato di Piombino.

Conversione di Saulo
Guido Reni, Conversione di Saulo

Numerose altre opere vennero commissionate o acquistate da mandatari del re, come avvenne per il Crocifisso del Bernini proveniente dal Monastero di San Lorenzo del Escorial, opera raramente accessibile al grande pubblico. Molte altre vennero ordinate o comprate da ambasciatori, vicerè e diversi rappresentanti della monarchia spagnola in Italia, inviati presso la corte pontificia o a Napoli, alla morte dei quali le opere andarono ad accrescere le collezioni reali. La magnifica “Salomè” di Caravaggio ne è l’emblema. L’opera,  conservata presso il Palazzo Reale di Madrid, è probabilmente l’offerta di perdono che Caravaggio inviò al Gran Maestro dei Cavalieri di Malta per risolvere i problemi che portarono alla sua espulsione dallo stesso ordine nel 1608. A differenza della versione londinese la tela mostra i personaggi disposti in modo insolito: Salomè, la giovane donna a sinistra è ritratta con un mantello rosso di grande risalto. Ha tra le mani un piatto d’argento con la testa di Giovanni Battista; il suo sguardo, lontano dalla violenta offerta, è rivolto allo spettatore in un’espressione in bilico tra disgusto e fierezza. Erodiade e l’assassino invece, sono appaiono silenziosi mentre fissano la testa del Battista, quasi a tacere un malcelato senso di colpa per l’efferato omicidio. Carlo VII di Napoli, che regnò in Spagna come Carlo III, portò l’opera a Madrid, nella sua collezione privata, poiché si trattava di uno dei suoi dipinti preferiti.

San Giuseppe
Velázquez, La Tunica di San Giuseppe, 1630

Un altro esempio del profondo legame culturale tra stati italiani e corte ispanica è data dalla testimonianza degli inviti dei sovrani spagnoli rivolti a grandi maestri italiani. Dopo il soggiorno a Firenze, il napoletano Luca Giordano è chiamato da Carlo II alla corte di Madrid dove trascorse il decennio 1692-1702, anni in cui produsse una grande quantità di dipinti su tela, su rame e a fresco di soggetto sacro e profano, tanto che il Monastero dell’Escorial, il Palazzo reale di Aranjuez, la chiesa di San Antonio de los Alemanes (Madrid) e Toledo, conservano oggi parte dell’eredità artistica del pittore. Ma il forte interesse per la cultura italiana da parte dei sovrani di Spagna si riflette anche nei viaggi in Italia da parte di alcuni artisti spagnoli, come José de Ribera, che giunse a Roma nel 1606 e trascorse la maggior parte della sua vita a Napoli. Di questo artista la mostra espone cinque capolavori tra cui il celebre Giacobbe e il gregge di Labano. Il primo soggiorno di Velázquez in Italia, tra il 1629 e il 1630, invece, si rivelò fondamentale per la sua pittura, come dimostra l’eccezionale Tunica di Giuseppe, tra i maggiori raggiungimenti della sua intera opera, mentre il suo trionfo come ritrattista presso la corte pontificia avvenne in occasione del suo secondo viaggio italiano tra il 1649-1650.

La mostra, curata da Gonzalo Redín Michaus, porta in scena uno straordinario fondo collezionistico tutt’oggi sottoposto alla tutela di Patrimonio Nacional, l’insieme dei beni ereditati dalla regina Isabella II nel 1865 e ceduti alla gestione dello Stato, tra cui spiccano i capolavori ospitati a Roma, una selezione dal valore artistico e storico fuori dal comune.

Info:
Da Caravaggio a Bernini. Capolavori nel Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna.
a cura di Gonzalo Redín Michaus
Scuderie del Quirinale, Roma
14 aprile 2017- 30 luglio 2017

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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