Il Capitalismo, un modello economico da salvare da se stesso?

10/06/2014 di Giovanni Caccavello

A partire dalla seconda metà del 1700, mentre James Cook esplorava il globo e mentre il pensiero illuminista si affermava in Europa, i paesi più industrializzati conobbero i primi effetti del "capitalismo". Oggi, dopo oltre due secoli, questo modello sembra essere entrato in crisi

Finanza e Mercato

La Prima Rivoluzione Industriale – Spesso ci si dimentica l’importanza storica ed economica che la seconda metà del XVIII secolo e l’inizio del XIX rivestono. Come tutti giustamente studiano, il periodo 1760 – 1820 è l’epoca della Prima Rivoluzione Industriale. Nel corso di questi decenni le economie più avanzate – quelle Europee – conobbero un primo grande sviluppo che cambiò radicalmente il modo di pensare, di fare business, di vivere e di lavorare. Il capitale umano per la prima volta veniva messo alla prova dalla tecnologia: si affermarono le prime macchine a vapore – i primi treni moderni -, nacquero i telai meccanici nel settore tessile, furono introdotti i processi di laminazione e di puddellaggio ed il carbone, il ferro e le leghe divennero fondamentali componenti industriali.

Il pensiero – Questo periodo fu caratterizzato anche dalla nascita del concetto di “libero mercato” e di “libertà“, due principi cardini della società capitalista e dell’economia moderna. Nel 1759, Adam Smith, pubblicò la Teoria dei sentimenti morali e nel 1776, uscì la prima edizione de La Ricchezza delle nazioni. David Ricardo e Thomas Robert Malthus, pochi decenni dopo scrissero altri saggi fondamentali per il pensiero economico che si stava affermando in quei decenni. Ricardo pubblicò nel 1815 il saggio sui profitti e nel 1817 Principi di Economia Politica mentre Malthus pubblicò nel 1798 il Saggio sul principio della popolazione ed i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società e nel 1815 il Saggio sulla rendita.

David Ricardo. Fonte: Wikipedia.
David Ricardo.
Fonte: Wikipedia.

Queste opere però non furono le sole a cambiare radicalmente nel corso dei decenni successivi il modo di pensare e di agire degli uomini. Infatti, è proprio in questi anni che si affermano con molta forza anche le idee liberali di Voltaire, Montesquieu, Rousseau, Kant, Hume e Locke. Si affermano le idee di libertà, di diritti civili, di vita, di proprietà e dello Stato di diritto. Quest’ultimo, affermatosi tra la fine del 1600 ed il corso di tutto il 1700, portò alle tre più grandi rivoluzioni dell’occidente: la gloriosa rivoluzione britannica (1689), la rivoluzione americana (1775-1783) e la rivoluzione francese (1789). Il mondo occidentale non sarebbe più stato lo stesso ed anche gli eventi del XIX secolo ne saranno la prova. Il pensiero liberalista ed il pensiero capitalista si affermavano così prepotentemente in Europa ed in America.

Capitalismo vs Comunismo – Nel corso dei decenni immediatamente successivi Karl Marx, filosofo, economista, pensatore tra i più importanti del 1800 criticò fortemente il sistema economico in ascesa pubblicando insieme ad Engels il Manisfesto del Partito Comunista nel 1848, e pubblicando nel 1867  il primo libro de Il Capitale, opera che rivoluzionò il modo di pensare e contribuì in modo profondo al dibattito economico-filosofico-politico. All’interno de Il Capitale Marx critica fortemente il Capitalismo ed il materialismo che lo cotraddistingue. Secondo Marx, la vera e principale causa della disuguaglianza è da ricercarsi proprio nel sistema economico capitalista, un sistema che rende sempre più evidenti le differenze tra classi sociali e che punta semplicemente al profitto.

La Fine del Capitalismo? – Secondo molti, oggi, agli inizi del terzo millennio, il pensiero capitalista è in declino, ed è alla base della forte recessione che ha colpito tutti i paesi industrializzati e che ha portato a così tanta disuguaglianza sociale. Questa visione è solo parzialmente vera. Se da un lato, infatti, la crisi è dovuta alla mancanza di regole chiare, ben definite e forti e da un sentimento morale sempre più debole e distratto, dall’altro è altrettanto vero – se non addirittura più corretto spiegare – che il capitalismo non è il principale responsabile di questo “fallimento”. Il capitalismo, inteso come “libero mercato” e “competizione”, ha infatti portato, nel corso di questi ultimi due secoli, ad una crescita economica senza precedenti. Il capitalismo perfetto, così come il comunismo, rimarrà sempre un’utopia. Nonostante questa presa di coscienza, è auspicabile però che si cominci a ragionare seriamente su come salvare il capitalismo da se stesso, dalla sua auto-distruzione. Come scrisse nel 2004 Luigi Zingales, professore presso la Chigago Booth School of Business, è necessario salvare il capitalismo dai capitalisti senza però sperare, desiderare o pensare che distruggere il capitalismo sia una soluzione sensata.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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