Capitalismo clientelare, il vero male dell’Italia

03/07/2013 di Giovanni Caccavello

Zingales e la sua proposa di cambiamento reale del sistema italiano

Capitalismo clientelare, Zingales

Zingales pensiero – Nel Settembre 2012, in Italia, usciva l’ultimo libro di Luigi Zingales, importante economista italiano, attualmente docente di Impresa e Finanza presso la prestigiosissima Booth School of Business di Chicago, U.S.A. Il libro, intitolato “Manifesto Capitalista: una rivoluzione liberale contro un’economia corrotta”, spiega in modo molto chiaro e semplice i veri problemi della società capitalista di inizio XXI secolo. Le problematiche discusse da Zingales vanno ben oltre i semplici problemi del Debito Pubblico o della sterile contrapposizione destra-sinistra. Esse risultano essere le vere fondamenta del sistema capitalista occidentale e, come qualsiasi ingegnere vi spiegherà, per salvare una costruzione bisogna incominciare a salvare e rafforzare le fondamenta. Democrazia, meritocrazia e libero mercato sono alla base di tale sistema e sono proprio i pilastri che bisogna conservare per poter creare un nuovo modello di crescita.

La peggiocrazia – Nell’edizione italiana del saggio di Luigi Zingales si trova, come ultimo capitolo, un tentativo da parte dell’economista Padovano di spiegare in poche pagine la “peggiocrazia italiana”. Secondo il pensatore perché l’Italia torni a credere in sé stessa e, di conseguenza, a crescere, servirebbe una terapia d’urto che riporti il Paese sui binari della meritocrazia. Come fare? Attraverso, parole dell’autore, “un pacchetto congiunto di proposte: “alcune che creino i meccanismi per una selezione meritocratica, altre – ancora più importanti – che creino le condizioni affinché convenga a politici ed imprenditori scegliere in base alla conoscenza, non alle conoscenze”. Tale pacchetto mira anzitutto a colpire il “capitalismo clientelare”, molto ben radicato in Italia a causa della mancanza di meritocrazia e di poche ma buone regole.

L’Italia – Il problema maggiore è che in Italia, attualmente, non risultano esserci partiti o movimenti che lottano per un cambiamento vero, reale e sostenibile. Anche il Movimento 5 Stelle, – capace di attirare molte delle speranze degli Italiani – è finito per essere divorato dalla sua stessa fame di vittoria e voglia di rivoluzione. Il difficile ma bellissimo percorso che può portare alla fine della crisi e alla nascita di un “Capitalismo Meritocratico” potrà essere intrapreso solo quando i gruppi sociali che risentono maggiormente della crisi e dello stato confusionale del sistema italiano si uniranno e daranno vita ad una vera e propria “Rivoluzione Liberale” contro il nepotismo, la corruzione, l’evasione e gli sprechi.

Benefici economici e sociali – Avviare una rivoluzione liberale significherebbe rompere definitivamente il circolo vizioso generatosi dal “Capitalismo Clientelare”. Da un lato teorico, infatti, una rivoluzione liberale che lotti a favore della meritocrazia, della trasparenza e della efficienza, porta solo benefici all’economia a cui applicata. La meritocrazia è alla base del libero mercato – basato su poche ma precise regole – che determina la nascita, la vita e la morte di aziende e/o nazioni se queste ultime non sono in grado né di competere, né di riformarsi. La meritocrazia è alla base anche di una sana democrazia, democrazia in cui dovrebbe contare di più ciò che si conosce, piuttosto che chi si conosce. Per finire, un sistema meritocratico produce sana competizione tra individui, aziende, paesi. Tutti questi fattori, se sviluppati in modo corretto e sostenuti da un sistema giuridico, educativo e politico trasparente, sono in grado di aspirare alla tutela del singolo individuo e allo sviluppo armonico della società in quanto nazione (una modernizzazione del modello sviluppato da John Locke nella seconda metà del XVII secolo).

Conclusioni – Tutti coloro i quali credono il vero problema dello stato italiano si chiami semplicemente Debito Pubblico oppure abbia a che vedere con l’Euro o l’Unione Europea, si sbagliano di grosso. Il problema è interno al sistema capitalistico italiano stesso: nepotismo, clientelarismo, scarsa meritocrazia, evasione, corruzione ed inefficienza della macchina pubblica sono le principali cause del disastro economico della nostra nazione. A partire dagli anni Settanta l’Italia, a causa del suo “Capitalismo Clientelare” perfetto, fatto di mafia, piccole e grandi lobbie, corruzione e contatti clientelari di vario tipo, non ha mai capito che il mondo ha continuato a correre e la nostra economia è rimasta legata ad un modello troppo vecchio, inefficiente e poco competitivo. Affinché il paese torni a correre è necessario rigenerare tutta la classe dirigente attuale e al tempo stesso attuare una forte azione riformatrice che incominci a modernizzare la giustizia (oggi troppo lenta, poco competente e troppo legata al soldo), a pensare ad un sistema fiscale meno pesante e più equo (che favorisca, attraverso un graduale e sensato abbassamento delle tasse, una lotta vera all’evasione e all’economia sommersa), a semplificare le troppe regole confuse e poco rispettate, a privatizzare parti dello stato, a risolvere il conflitto d’interesse, a re-introdurre regole chiave come il falso in bilancio, a ridare credibilità al sistema educativo in toto e a pensare ad una politica industriale innovativa, saggia e a lungo termine. Tutte queste manovre, se promosse in modo competente e lungimirante, demolirebbero il “capitalismo clientelare”,  che sta lentamente togliendo il fiato a tutti gli italiani, e creerebbero i presupposti per un futuro sicuramente più ricco.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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