Cap-and-trade, anidride carbonica e l’UE

13/05/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

Oggi, il livello di concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera ha raggiunto 400 ppm (parti per milione). Tale livello costituisce per la comunità scientifica internazionale una soglia di rischio che non può assolutamente essere oltrepassata, ma anzi deve essere ridotta. Come? Cap-and-Trade.

Clima emissioni

Mitigare il cambiamento climatico è da sempre uno degli obbiettivi degli ultimi 20 anni della diplomazia internazionale. Dal Summit di Rio de Janeiro ad oggi, passando per Kyoto, Johannesburg, Bali e Copenaghen, una delle possibili soluzioni avanzata dall’UE e finalizzata alla riduzione delle emissioni di carbonio è stata quella di creare e commercializzare i permessi di emissione, chiamata: Cap-and-Trade. E come si può commercializzare (comprare e vendere) emissioni di gas serra?

Ogni stato ha un limite delle emissioni di carbonio che non può essere superato. Un’autorità centrale (solitamente il governo) vende, poi, permessi di emissione alle imprese che desidererebbero inquinare. Tali permessi, tuttavia, possono essere scambiati in mercati secondari (cioè tra le imprese). Ciò significa che se un’impresa produce meno emissioni di quanto gli è consentito produrre, essa può vendere la differenza ad altre aziende che potrebbero voler inquinare di più, superando il limite che a loro è stato concesso. In altre parole, il sistema di cap-and-trade funziona attraverso un sistema di scambio delle emissioni di anidride carbonica (Trade) tra le imprese e tra i paesi, cercando di mantenere sempre un livello massimo generale (Cap) che non deve essere superato. Di conseguenza, non è più importante chi emette e quanto emette finché il livello globale delle emissioni rimane sotto il limite massimo.

Cosi descritto sembrerebbe essere una soluzione impeccabile, peccato che un sistema di cap-and-trade non ammette alcun margine di errore, né nella valutazione e né nel controllo. Infatti, buona parte della comunità scientifica, ma anche di quella politica, sostiene che il cap-and-trade non sarà in grado di risolvere i problemi del cambiamento climatico. Per quale motivo? per due semplici ragioni. Primo, è molto probabile che i governi distribuiscano i permessi di emissioni alle imprese in modo non perfettamente egualitario il che, in definitiva, può provocare la ricomparsa dei monopoli. Secondo, si può barare. Infatti, è molto difficile controllare la quantità esatta di emissioni che le aziende producono. Di conseguenza, può accadere che le imprese si scambino tra di loro i permessi senza aver tagliato le loro emissioni.

L’Unione Europea, però, continua a confidare nel progetto che ora si trova al centro della sua terza fase (che ha avuto inizio nel 2013 e che finirà nel 2020). In questa fase è innegabile che alcuni miglioramenti siano stati apportati. In primo luogo si è stabilito un limite di emissione massimo per tutti i 28 paesi dell’Unione. Poi, alcuni altri gas stanno entrando nel sistema di scambio e moltissimi fondi europei sono stati stanziati per la creazione di un’Europa sempre più “green” e sostenibile.

Nonostante ciò, la Commissione Europea prevede che alcuni ostacoli saranno davvero difficili da affrontare. Per esempio l’eccedenza di permessi che, in gran parte a causa della crisi economica, ha depresso le emissioni di più del previsto e che di rimbalzo ha colpito negativamente il settore industriale europeo. Nel breve periodo, infatti, questa eccedenza rischia di compromettere il corretto funzionamento del mercato del carbonio. Per questo motivo la Commissione ha preso l’iniziativa di iniziare la vendita all’asta (per ora già rinviata) di alcuni dei permessi come un primo passo immediato.

Inoltre, a seguito di un dibattito pubblico sulle possibilità di riforma strutturale del mercato del carbonio, che potrebbe fornire una soluzione sostenibile per l’eccedenza a lungo termine, la Commissione ha presentato una proposta legislativa volta a istituire una riserva di stabilità del mercato all’inizio del prossimo periodo di scambio nel 2021.

Gli sforzi per affrontare lo squilibrio di mercato sarebbero anche essere aiutati da una riduzione più rapida del cap. Per raggiungere l’obiettivo di una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra dell’Unione europea ai livelli del 1990 entro il 2030. Infatti, dal 2021 in poi per dieci anni il cap verrà abbassato del 2,2% l’anno a fronte di 1.74 % attualmente.

The following two tabs change content below.

Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
blog comments powered by Disqus