Caos Roma: Marino sconfitto, Pd a pezzi

30/10/2015 di Ludovico Martocchia

È diventato quel mostro di cui c’era bisogno, il “messo in mezzo”: prima innocente, salvatore del partito romano, poi colpevole, indagato per peculato. Si dimette ma dopo ci ripensa, a dimostrazione di quanto non conosca quel gioco che è la politica e di quanto basti un marziano per rompere il disegno renziano ed aprire un varco ai cinque stelle.

Tutte le luci puntano su di lui. Chi lo avrebbe mai detto. Il marziano del PD, il chirurgo che ha sconfitto la destra di Alemanno, non può muoversi senza fare scalpore. Ignazio Marino è un personaggio, a detta di molti, “sciapo”, senza il carisma politico che dovrebbe contraddistinguere il primo cittadino della Capitale, che da una parte appare come quel “cavalier senza paura di una solitaria guerra”, dall’altra è il classico inetto soggiogato dal suo partito e dalla sua amministrazione.

Chi è Ignazio Marino? Una domanda più di gossip, che di politica. Sebbene basterebbe entrare in un qualsiasi bar delle periferie romane per sentirsi rispondere: «Non lo so, ma è ora che se ne vada». È diventato quel mostro di cui c’era bisogno, il capro espiatorio, il “messo in mezzo”: prima innocente, salvatore del partito romano da Mafia Capitale, poi colpevole, indagato per peculato; prima si dimette, poi ci ripensa, a dimostrazione di quanto non conosca quel gioco tanto odiato che è la politica e allo stesso modo di quanto basti un marziano incompetente per rompere lo storytelling renziano ed aprire un varco ai cinque stelle.

Non ci sarà nessuna “fase tre”. La giunta e il consiglio hanno abbandonato il loro sindaco, che è ufficialmente decaduto. Due assessori come Alfonso Sabella e Stefano Esposito lasciano la nave, così come il vice Marco Causi. In Comune, era rimasto solo lui con Sel e qualche centinaia (o migliaia?) di sostenitori che lo avevano accompagnato la settimana scorsa. Il Pd aveva due possibilità per farlo cadere definitivamente: la prima era di presentare una mozione di sfiducia, che avrebbe comportato un voto congiunto con le opposizioni; quella scelta, far dimettere in blocco il gruppo democratico del consiglio comunale, insieme ad altri sette nomi provenienti dalle minoranze. Larghe intese al contrario. Centrosinistra, centrodestra e la lista Marchini sono convinti della decisione. Il sindaco in bicicletta ha lasciato, probabilmente anche per le pressioni del Vaticano, che non vorrà vedere più un caos del genere durante il Giubileo straordinario.

Il capovolgimento del voto popolare è compiuto. La gestione di Orfini ha fallito nel gestire la situazione, a rimetterci sono i cittadini che hanno visto pochi miglioramenti sul fronte della legalità. Lo stesso Pd romano, già abbattuto dagli scandali (e azzerato dallo stesso vicepresidente del Pd), esce distrutto da questa vicenda. Ha mostrato inadeguatezza. Renzi si è prima fidato di una possibile tenuta della giunta capitolina rispetto agli scandali dell’ultimo anno, poi si è ricreduto scaricando Marino. Il Pd senza dubbio si prenderà tutte le responsabilità, neanche la candidatura in primavera di un nome forte gli permetterà di uscire dal pantano. Dinanzi a chi confidava su una “rinascita romana” contro il disastroso centrodestra di Alemanno, i democratici si sono dimostrati inefficienti. Che piaccia o no, i cittadini romani si erano espressi solamente due anni fa, addirittura in tre consultazioni: primarie, elezioni comunali e ballottaggio.

I sondaggi già lo condannano. Grillo accusa Renzi di aver paura del Movimento 5 Stelle. Dal blog attacca: il ritardo delle dimissioni è causato dall’avanzare dei grillini a livello locale e dal voler evitare le elezioni. In realtà, quasi certamente, in primavera si andrà alle urne. Con il M5S in testa nei sondaggi e un’ipotetica lista a sostegno del genovese al di sotto del 10 per cento (comunque una spina nel fianco per il partito renziano). Senza contare le speranze del centro-destra, che potrebbero rivolgersi verso Giorgia Meloni (prima nei sondaggi di popolarità nella Capitale) e Alfio Marchini. Marino è delegittimato dalla stampa, che ogni giorno trova qualcosa per incastrarlo e dalla sua incapacità di rispondere, dal Pd romano e dal governo centrale che non lo sosterranno più, da quella specie di “nobiltà capitolina” che lo ha sempre visto negativamente, inclusa la Curia romana. Il mostro è stato sconfitto. Meno male, ora tornerà tutto alla normalità.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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