Caos Piemonte: il PD rischia l’implosione?

06/03/2015 di Luca Andrea Palmieri

Simbolo nel nord Italia del centrosinistra, nel Piemonte governato da Sergio Chiamparino il PD è allo sbando, tra scandali, inchieste ed il rischio di dover tornare al voto, e di sprofondare in una guerriglia interna dai risvolti imprevedibili.

In Piemonte, roccaforte del centro-sinistra in un nord tendenzialmente più rivolto a destra, la competizione, negli ultimi vent’anni, è stata resa difficile non solo dalla forza di Berlusconi e dei suoi, ma anche dalla presenza di una Lega arrembante. Eppure, Sergio Chiamparino è stato sindaco di Torino – città sempre cara al centro-sinistra – per ben dieci anni, dal 2001 al 2011, e per cinque anni, dal 2005 al 2010, il partito ha avuto in mano l’amministrazione anche della Regione, con Mercedes Bresso.

Dopo la parentesi leghista di Roberto Cota – terminata anzitempo da TAR e Consiglio di Stato – il PD ha riformato l’accoppiata capoluogo-Regione con la vittoria alle elezioni, rispettivamente, di Piero Fassino e Sergio Chiamparino. Un’accoppiata di primo livello: due personalità di spicco del Partito Democratico, che hanno ottenuto anche le presidenze dell’ANCI e della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

Gli attuali “uomini forti” del PD piemontese, tra l’altro, sono entrambi da tempo sostenitori interni di Matteo Renzi: Chiamparino lo è praticamente dalla prima ora, mentre Fassino è stato uno dei primi a montare sul carro quando l’avanzata dell’attuale premier iniziò ad apparire inarrestabile. Insomma, tutto meraviglioso per il Partito Democratico piemontese,  o forse no?

Perchè in Piemonte, il PD ha più guai di quanti non possa sembrare. Sono almeno tre i casi a rischio. Il primo, forse il più noto a livello nazionale, è quello dei presunti fondi neri per pagare i politici versati da Giuliano Soria. L’ex presidente del Grinzane Cavour – noto premio letterario – ha dichiarato di aver utilizzato la sua posizione per versare soldi in nero a vari esponenti del mondo politico e culturale, tra cui spiccano proprio i nomi dell’ex presidente regionale Mercedes Bresso e quello di Sergio Chiamparino. Una bomba non da poco, ovviamente smentita dai diretti interessati – che però non hanno stranamente posto querele – ed i cui sviluppi saranno da vedere.

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Davide Gariglio, segretario regionale del PD Piemonte

Un’indagine è stata avviata dalla procura piemontese, ma non è affatto detto che verranno aperti effettivamente procedimenti. In primis, c’è da valutare la veridicità delle affermazioni di Soria. In secondo luogo, il rischio è che molti dei possibili reati sarebbero già andati in prescrizione. Insomma, la situazione pare essere – almeno ad oggi – sotto controllo, ma non è da escludere quantomeno un danno d’immagine politica, e di quelli gravi.

Più delicato, invece, il secondo fronte. Come per Cota prima di lui, anche la presidenza Chiamparino è a rischio per un caso di firme false. Una situazione assurda: dopo gli scandali della precedente giunta – e una campagna elettorale giocata sugli allori, in nome della trasparenza e dell’onestà – ci si domanda come sia stato possibile cadere in una situazione tanto simile.

La Lega – ovviamente – ha già chiesto al TAR l’annullamento delle elezioni, e il tribunale amministrativo ha dichiarato ammissibile il ricorso. Chiamparino, infuriato con la segreteria regionale del partito – che sarebbe responsabile del tafazziano errore –, ha già dichiarato che, se entro luglio il TAR non deciderà, sarà lui stesso a dimettersi. Così, per la seconda volta consecutiva, la presidenza della Regione Piemonte rischia seriamente di chiudersi in un tribunale.

Altrettanto paradossale, poi, che, nel dichiarare l’intenzione di tornare alle elezioni, Chiamparino potrebbe anche spuntarla: le altre forze politiche, tra divisioni interne, riorganizzazioni e guai propri, non sembrano godere di salute tale da contendere davvero lo scettro regionale all’ex sindaco più amato d’Italia. Certo è che sarà tutto da vedere. Ancora qualche dubbio persiste sull’eventuale volontà di ricandidatura di un Chiamparino apparso stanco e deluso,  ma sarà anche da valutare la crescita della Lega salviniana.

Se le alte sfere piangono, i dirigenti locali del Pd piemontese certo non ridono. Il terzo nodo riguarda infatti la circoscrizione 5 di Torino, collocata nel nord-ovest della città. Qui venivano organizzate riunioni “fantasma” della giunta (chiamate, a sentire le intercettazioni, “giunte in piedi”), a cui si presentavano ben meno membri di quelli messi a verbale. Premio dell’inganno, la possibilità di richiedere il permesso lavorativo e di intascare i gettoni di presenza: circa 600 euro in più al mese. Sono ben dieci gli avvisi di garanzia presentati per truffa aggravata. Tra gli indagati Rocco Florio, attuale presidente della circoscrizione già indagato nella questione firme false di Chiamparino e Paola Bragantini, presidente della stessa circoscrizione dal 2011 al 2013 ed ora in Parlamento nelle file del PD. Insomma, una bella gatta da pelare, che getta discredito – e non poco – sulla gestione torinese del principale partito della città.

Con una situazione così caotica, ai limiti dell’esplosione, non stupisce che sia già stato chiesto l’aiuto del PD nazionale. Il segretario regionale Gariglio è il maggior bersaglio all’interno del partito, ed ha incontrato il vice di Renzi, Roberto Guerini, chiedendo la presenza dei big nazionali in Piemonte per rilanciare l’immagine di una forza politica che, nonostante la congiuntura politica favorevole, sembra pronta a implodere.

Quel che servirebbe, più che altro, è un vero e proprio ricambio generazionale, che però non sembra essere all’orizzonte. Invece, stante la situazione, le correnti piemontesi sono sugli scudi, e la tregua per ora regge solo visti i dubbi lasciati aperti da tutte queste situazioni. Ma alla prossima scintilla il rischio è un tutti contro tutti.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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