Caos metro a Roma: quanto è calda l’estate dei trasporti

24/07/2015 di Laura Caschera

Mezzi pubblici fermi, file interminabili, autisti che rischiano il linciaggio. E oggi, la scelta di Marino di azzerare i vertici dell'Atac: una società che, comunque, ha un buco nei conti di un miliardo di euro. Cronache di un'estate terribile per il trasporto romano, proprio nell'anno più caldo che si ricordi da parecchio tempo

Ormai viaggiare sulla metro di Roma sembra una barzelletta: tra porte dei vagoni che rimangono aperte mentre il convoglio è in corsa e i continui malori dei passeggeri sul trenino Roma- Ostia Lido, la città è letteralmente in ginocchio. Dopo lo “sciopero bianco” dei macchinisti della metropolitana, che dura ormai da 23 giorni, la capitale sembra arrancare nel caos.

Tra i motivi della protesta vi sono la decisione dell’azienda di obbligare i conducenti dei mezzi a timbrare il cartellino all’inizio e al termine del turno e, inoltre, la riforma del contratto, che imporrà agli addetti al servizio di guidare più a lungo. A questo, a sentire alcune voci, si aggiunge la questione del salario accessorio, quei bonus che, per come sono stati gestiti, garantiscono a tutti i dipendenti una discreta entrata extra, spesso utile ad arrivare a fine mese, e su cui pare sia in corso una stretta. Tutto ciò crea incredibili disagi agli innumerevoli utenti del servizio, basti pensare alle migliaia di turisti e lavoratori che si trovano a dover fronteggiare la situazione disagiata di Roma.

Oltre alle immagini surreali di convogli stracolmi e ridotti all’osso, la mancanza di servizi base, come la presenza dell’aria condizionata, moltiplica il malcontento, in una città nella quale si sono registrati nei giorni scorsi picchi di temperatura da fare invidia alle più calde città africane. E, nonostante il Prefetto di Roma Franco Gabrielli abbia precettato i dipendenti dell’Atac riguardo al possibile sciopero deciso per lunedì prossimo, la situazione non sembra dare cenni di miglioramento.

Intanto, il Ministero dei Trasporti ha detto che approfondirà la situazione dietro all’episodio di mercoledì, quando, tra le fermate Termini e Castro Pretorio, il treno ha viaggiato a porte aperte, causando il panico tra i viaggiatori, che non hanno trattenuto parole di ira. Tutto è stato documentato tramite gli smartphone di alcuni passeggeri, che hanno così comunicato attraverso i  social network una situazione che ha dell’assurdo.

Ma la notizia sulle condizioni per le quali, nostro malgrado, siamo famosi in tutto il paese, non è rimasta confinata all’interno del nostro familiare territorio, ma è “sbarcata” oltreoceano, negli Stati Uniti. Ieri, infatti, nella sua edizione internazionale, il New York Times sottolineava il degrado di Roma, domandandosi, forse in maniera anche troppo retorica, se il sindaco Ignazio Marino, oltre che onesto, sia anche capace di amministrare una metropoli così problematica. Il quotidiano, in un reportage, non lesina critiche e mette a nudo la complicata situazione, con foto di intere aree che non avremmo problemi a definire come la bandiera della romanità: quartieri come Trastevere ridotti a semi-discariche, dove l’immondizia non raccolta si accumula nei vicoli, dimenticate da chi – l’amministrazione comunale – dovrebbe impedire al degrado urbano e ambientale di sorgere, e soprattutto, di evitare il proporsi di scene simili.

Soprattutto, ciò che sottolinea l’articolo sono i sentimenti diffusi tra i cittadini nei confronti del sindaco, non considerato all’unanimità come l’unica causa di tutti i mali che affliggono la città eterna. Lo stesso quotidiano ricorda però che, stando ai sondaggi condotti da Repubblica, il primo cittadino sarebbe percepito come “troppo debole” dalla maggioranza dei cittadini, e il 73% di coloro che l’hanno votato nel 2014 non ripercorrerebbe un’altra volta lo stesso sentiero.

Ma il culmine dell’intera vicenda è stato raggiungo questa mattina, alle 8 e 30, quando, alla stazione di San Paolo, un macchinista dell’Atac si è rifiutato di partire in direzione Termini, dichiarando di avere un malore. Inutile dire come la folla abbia preso questa decisione, l’autista ha rischiato il linciaggio, che è stato impedito solo dal vetro di protezione all’interno della cabina e dall’arrivo delle forze dell’ordine, che hanno sedato la rivolta. Scene da far west nella calda, caldissima Roma, dove il treno è rimasto fermo per circa mezz’ora, causando enormi disagi alle circa 2000 persone presenti in banchina.

Poi, dopo la giornata di giovedì, quando un treno della metro B è rimasto bloccato a Tiburtina per un’ora e il macchinista è dovuto ricorrere all’aiuto dell’esercito per evitare il pestaggio, la situazione del trasporto pubblico romano si è confermata sempre più vicina al collasso, con migliaia di cittadini esasperati, perché ormai gli è impedita qualsiasi attività quotidiana, dall’andare al lavoro allo spostarsi tra le varie zone.  La situazione sembra essere lontana da una possibile soluzione, e, complice il caldo torrido di questi giorni, la città si trova sola, senza una guida che possa arginare i suoi problemi.

Dunque, dopo il caos delle ultime ore, Marino ha annunciato “ho deciso di allontanare tutti i dirigenti responsabili delle inefficienze”. Le intenzioni del sindaco, allora, sembrano essere quelle di rinnovare il cda di Atac, la municipalizzata con un buco nel bilancio che supera un miliardo di euro. Dopo l’annuncio del “cambio di rotta”, il Primo Cittadino fa sapere della sua intenzione di aprire a nuovi soci: “ho deciso, insieme al Presidente Zingaretti, che da oggi Comune, Regione e Atac si impegnano a cercare un partner industriale, mantenendo la maggioranza dell’azienda pubblica: ho dato mandato all’agenzia di studiare un piano industriale forte”.

Non è tutto: il sindaco sembra volersi mostrare più presente in questa triste vicenda, rivolgendosi in prima persona soprattutto ai macchinisti della metropolitana di Roma, e facendo appello a tutti affinché la situazione possa migliorare. Ma se la fine della crisi sembra lontana, ben venga un interessamento da parte delle personalità che, più di ogni altre, sono preposte a cercare soluzione al caos infinito.

Cosa c’è da aggiungere, allora? La città simbolo della nostra cultura, dell’arte mondiale, la regina dei musei, si merita un trattamento simile? Le incompetenze e le mire personali degli amministratori e dei dirigenti pubblici, che per anni hanno approfittato della fragile situazione romana, non dovrebbero incidere sulla fruizione dei servizi alla collettività. E se fino a ieri Roma era vista fuori dai confini come la città della “Dolce vita”, con il suo felliniano “Marcello, come here”, adesso, neanche più il mito sembra essere rimasto, e la città cade sulle proprie ginocchia, vittima di chi, invece, non dovrebbe far altro che proteggerla.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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