Caos Forza Italia: tra Berlusconi e Fitto, il rischio disfatta è totale

20/02/2015 di Luca Andrea Palmieri

Il commissariamento della sezione pugliese porta a nuove vette la tensione all’interno di Forza Italia. Con le regionali alle porte, il rischio è di una sconfitta senza precedenti, che potrebbe portare al disfacimento dell’intero partito. Siamo a un nuovo anno 0 per il centro-destra italiano?

Il caos in Forza Italia non accenna a diminuire, anzi: oggi è forse ai massimi livelli da sempre, da quando Silvio Berlusconi fondò il partito nel lontano 1994. Protagonista della questione, inutile dirlo, quel Raffaele Fitto che dell’ex. Cavaliere è diventato il principale oppositore, nonché critico, interno. L’ultimo capitolo della guerra forzista ha raggiunto contorni tra i più gravi, con il commissariamento della sezione Puglia: guarda caso roccaforte di Fitto, nativo di Maglie (provincia di Lecce), e che della Regione è stato Presidente dal 2000 al 2005.

La reazione non si è fatta attendere: quando Berlusconi ha mandato uno dei suoi fedelissimi, Luigi Vitali, a prendere in mano la situazione pugliese, i nove coordinatori locali del partito – tutti fittiani – si sono dimessi. Ed a maggio si terranno le elezioni regionali. Con il partito locale allo sbando a così poco dalla tornata elettorale, non c’è che da attendersi una Caporetto.

La questione pugliese è più grave di quel che si pensi per il centro-destra, in primis per le pessime acque in cui nuota Forza Italia. Saranno sette le elezioni regionali nel 2015: si voterà in Liguria, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Campania e, appunto Puglia. Per quanto negli ultimi anni il centro-sinistra è riuscito a mantenere un certo controllo sulla regione – e la candidatura di Michele Emiliano fa pensare che il vento sia ancora a favore di Pd e Sel – rimane il fatto che in Salento e dintorni Forza Italia è mediamente più forte che nel resto d’Italia, con percentuali saldamente al di sopra del 20%. Almeno fino ad oggi.

Forza-Italia-caos-Caldoro
L’attuale Governatore della Regione Campania, Stefano Caldoro

La roccaforte pugliese è sul punto di crollare, e con lei una delle ultime speranze di rilancio del partito berlusconiano, soprattutto in quel sud su cui ha sempre avuto mano salda. E’ una situazione paradossale, e non sbaglia Fitto a trovarla allucinante: è come se un’impresa che produce diverse tipologie di prodotti, ma che riesce a guadagnare con uno solo di questi, decidesse di smantellare proprio l’unico settore in cui guadagna. Sorprendente, quantomeno, nonostante sia evidente come le ragioni della scelta vadano oltre la questione locale, e passino per la consapevolezza che una vittoria contro Emiliano sia di per sé molto difficile.

Intanto, nel resto delle Regioni, le cose non vanno meglio. Toscana e Umbria sono storicamente roccaforti rosse e, con la competizione allargata al Movimento 5 Stelle, allo stato attuale non sembra esserci spazio per l’azzurro berlusconiano. In Liguria il centro-destra è ancora spaccato e, nonostante le difficoltà dell’altro schieramento, non sembra ci sia spazio per credere in rimonte. Pessimismo che comprende anche le Marche.

Restano, a questo punto, due sole speranze: una è la Campania – dove i suicidi del centro-sinistra ormai non si contano più – in cui la rielezione di Stefano Caldoro non è un miraggio, per quanto non sia affatto scontata. Il problema è che l’alleanza – necessaria – con NCD, crea terreno di scontro con la Lega di Matteo Salvini, che già aveva imposto un aut aut a Berlusconi: o Alfano o noi. L’altra speranza è il Veneto, dove c’è un grande ma: la forza crescente della stessa Lega e la popolarità del Governatore del Carroccio, Luca Zaia mettono gli azzurri in un angolo. Il rischio serio è che, con Forza Italia sempre più debole, la Lega arrivi a doppiare Berlusconi e i suoi in un territorio su cui i due partiti si sono sempre contesi la leadership. E il caso MOSE non aiuta certo i forzisti.

Senza contare che anche la Lega, in Veneto, ha i suoi guai: il sindaco di Verona, Flavio Tosi, sempre più in rotta con la leadership del Carroccio, minaccia di presentarsi al voto con delle liste civiche. La situazione è in evoluzione proprio in queste ore, e potrebbero aprirsi scenari inaspettati per tutto il centro-destra nel nord-est, tenendo presente anche la questione NCD. Questo caos non aiuta nessuno: la preoccupazione maggiore è che si possa arrivare alla sconfitta totale. Il sette a zero avrebbe conseguenze atomiche su Forza Italia: il partito, già ai minimi storici, rischierebbe seriamente di crollare nell’anonimato.

Intanto per Berlusconi le preoccupazioni non si limitano alla sua creatura politica: è la sua posizione personale ad essere più in bilico. Colpa, ancora una volta, del processo Ruby: le ultime rivelazioni, secondo cui l’ex Cav. avrebbe continuato a versare soldi alle olgettine per mantenere il loro silenzio, potrebbero non solo aggravare la sua posizione – già precaria – nel processo Ruby Ter, ma riaprire anche il Ruby 1. Con rischi gravissimi sia per il suo ritorno in libertà che per l’agibilità politica.

E’ su questa base che si possono leggere gli avvenimenti dei giorni scorsi. Da un lato c’è Raffaele Fitto, che chiede l’azzeramento dei vertici di Forza Italia e un ruolo di primaria importanza nel partito. Dall’altro c’è Silvio Berlusconi e l’attuale dirigenza, uniti da un rapporto sviluppatosi negli anni e da una serie di interessi che percorrono l’apparato politico e vanno oltre. Certo è che, in questo momento, è l’ex Cavaliere ad affrontare la situazione peggiore, e le innumerevoli spade di Damocle che pendono sulla sua testa certo non aiutano. Il rischio è che Forza Italia ne esca polverizzata. Una débâcle alle Regionali darebbe a Fitto tutti gli argomenti per convincere buona parte degli attuali Parlamentari forzisti ad abbandonare la barca che affonda. E lo stesso marchio Forza Italia rischia di non avere più alcun valore. Per il centro-destra, insomma, il 2015 sembra in procinto di diventare il nuovo anno 0.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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