Canova e i maestri del marmo. La scuola Carrarese dell’Ermitage

23/06/2015 di Simone Di Dato

“Ho letto che gli antichi una volta prodotto un suono erano soliti modularlo, alzando e abbassando il tono senza allontanarsi dalle regole dell’armonia. Così deve fare l’artista che lavora ad un nudo” - Antonio Canova

Antonio Canova e Maestri Marmo

Se nella storia della pittura moderna e dell’architettura il passato classico, per quanto sotterraneo, non scompare mai del tutto sia sul piano formale che iconografico, il filone della scultura avrà un destino diverso. Con la sua rivoluzione tecnica e stilistica, il maestro Bernini aveva messo del tutto in crisi i canoni scultorei della produzione precedente, più forte anche delle teorie di Winckelmann che nacquero giustappunto dalla studio della statuaria classica conosciuta a quei tempi. Nessuno tra gli scultori della prima metà del secolo fu in grado infatti, di interpretare e cogliere appieno le teorie estetiche del grande archeologo tedesco, neppure quando, rafforzate nell’orientamento classicizzante, vide la luce il parco della Reggia di Caserta, ad opera degli scultori napoletani Tommaso Solari, Angelo Brunelli, Andrea Violani  e Paolo Persico. Quelle opere, ispirate alle statue classiche, niente hanno a che vedere con l’imitazione, l’equilibrio formale e il valore etico: sono bellissime sculture a metà tra Roccocò e Neoclassicismo. I cambiamenti nel gusto furono molto lenti, la maturazione dei precetti estetici anche. A segnare la vera svolta sarà il grande Antonio Canova.

Canova, Orfeo
Canova, Orfeo

Nato a Possagno nel 1757, il futuro cantore della bellezza ideale imparò i primi rudimenti del mestiere dal nonno, ma ben presto fu mandato a Venezia a studiare con gli scultori Giuseppe Bernardi Torretti e Giuseppe Ferrari, arricchendo la sua formazione ammirando i calchi delle più celebri sculture antiche presenti  nella collezione del mecenate Filippo Farsetti. Ventiduenne, si trasferì a Roma, poi a Napoli per visitare Pompei, Pozzuoli e Paestum. Probabilmente nulla può aiutare a comprendere la poetica di Canova meglio della sua reazione innanzi ai marmi del Partenone, portati a Londra da lord Elgin. In quell’occasione scriverà all’amico  e critico d’arte Quatrémere de Quincy: “Ho veduto i marmi venuti di Grecia; dei bassirilievi di già voi e anche io ne avevo un’idea dalle stampe, da qualche gesso, e da qualche pezzo di marmo ancora; ma delle figure in grande, nelle quali l’artista può far mostra del vero suo sapere, non ne sapevamo nulla. Se è vero che questo sieno opere di Fidia, o dirette da lui, o che egli vi abbia posto la mano per ultimarle, queste insomma mostrano chiaramente che i grandi maestri erano veri imitatori della bella natura. Niente avevano di affettato, niente di esagerato, niente di duro, cioè di quelle parti che si chiamerebbero di convenzione o geometriche. Le opere di Fidia sono vera carne, cioè bella natura.”

In questa reazione appassionata, il nuovo Fidia sintetizza quella che sarà la sua ricerca perseguita in tutta la carriera di scultore: la comprensione e l’imitazione dell’arte classica, facendo coesistere “la vera carne” con la bella natura. La grazia che Canova riesce a rendere nel suo lavoro si distacca finalmente dalla sensualità tipica del Roccocò, escludendo “il troppo fuoco e le violente passioni”. Quella dell’artista è una grazia razionale e sublime, colma di eleganza e armonia, di una sensualità più allusiva che reale. A differenza di Mengs e David, la sua adesione all’antico non si connotò dell’impegno civile e morale come fu per molti altri scultori del periodo. Lavorò per papi, sovrani e imperatori, avendo il grande merito di far rivivere, più di qualsiasi altro artista, l’antica bellezza delle statue greche.

Lorenzo Bartolini
Lorenzo Bartolini, Fiducia in Dio.

Insieme a Lorenzo Bartolini, Carlo Finelli, Pietro Tenerani, Christian Daniel Rauch, Giovanni Antonio Cybei, Luigi Bienaimè e Paolo Andrea Triscornia, lo “scultore delle grazie” sarà, fino al prossimo 4 ottobre, il protagonista della nuova mostra ospitata al piano nobile di Palazzo Cucchiari, sontuosa residenza ottocentesca opera di Lenadro Caselli, a Carrara. L’esposizione, organizzata dalla Fondazione Giorgio Conti con la collaborazione del Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Toscana, offre al pubblico 16 sculture in marmo provenienti proprio dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, accanto a 7 gessi di proprietà dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, oltre ad un copia da Lorenzo Bartolini conservata presso l’Istituto d’arte di Massa.
In un periodo compreso tra la fine del Settecento e la metà del secolo successivo, “Canova e i maestri del marmo” si propone di indagare il passaggio dalla scultura neoclassica a quella verista e lo fa attraverso opere esemplari rispecchianti il gusto dello Zar Nicola I, non un banale amante della scultura moderna, ma un vero collezionista e committente  di opere destinate alla sala di Scultura del Nuovo Ermitage, il primo museo imperiale di Russia.

Il percorso espositivo, curato da Sergej Androsov e Massimo Bertossi, ripercorrere le diramazioni tra Italia ed Europa, di quegli scultori che dopo l’esperienza carrarese determinarono i nuovi indirizzi della scultura successivi al neoclassicismo.  Ecco allora Pietro Tenerani, che aderì al Purismo e ricoprì un ruolo di  primo piano nell’atelier di Thorvaldsen; Carlo Finelli, dapprima impegnato in soggetti mitologici e a partire dagli anni trenta dedito a temi di intonazione religiosa più consoni ai puristi degli ambienti romani; ancora Luigi Bienaimè, influenzato dalle sculture di Thorvaldsen senza tralasciare la realizzazione di sue opere di invenzione , spesso cariche di sentimenti; e poi Christian Daniel Rauch, impegnato in importanti sculture monumentali a Carrara, ma anche protagonista della scuola di Berlino. Tra le opere, in mostra anche l’”Orfeo” di Canova, ispirato al mito di Ovidiana memoria e la “Fiducia in Dio” di Bartolini, ispirato ad una modella stanca di posare, abbandonata al riposo e all’atteggiamento di silenziosa implorazione al cielo. Due opere che sono l’emblema di una bellezza ideale e di radiosa purezza.

 

Info:
Canova e i maestri del marmo.
La scuola Carrarese dell’Ermitage
a cura di Sergej Androsov e Massimo Bertossi
Fondazione Giorgio Conti – Carrara
13 giugno – 4 ottobre 2015

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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