Cancro, si deve fare di più

20/07/2015 di Pasquale Cacciatore

Se le strategie di lotta ai tumori fossero ristrutturate per una maggiore efficienza, i risultati in termini di vite salvate ogni anno potrebbero essere decisamente evidenti.

Cancro

I progressi della scienza medica degli ultimi anni hanno permesso di raggiungere, per numerose patologie, tassi di sopravvivenza che probabilmente un decennio fa non sarebbero stati nemmeno immaginabili. Tra di esse, c’è anche la patologia tumorale, nei confronti dei quali esistono oggi numerose armi di natura differente, e tante nuove vengono quotidianamente sperimentate. Il risultato è che, lentamente, sempre meno persone muoiono di cancro (o, quantomeno, riescono a guadagnare preziosi mesi o anni di sopravvivenza). Tuttavia, se le strategie di lotta ai tumori fossero ristrutturate per una maggiore efficienza, i risultati in termini di vite salvate ogni anno potrebbero essere decisamente evidenti.

È questa la conclusione a cui è arrivato un gruppi di analisi nel Regno Unito, che ha sottolineato quanto sia importante cambiare la mentalità del mondo medico affinché il paziente in potenziale allarme raggiunga in poco tempo gli esami validi per accertare la presenza o meno di patologie. Questa nuova strategia, promossa da un board con a capo il presidente dell’Istituto per la Ricerca sul Cancro inglese, è decisa a promuovere un nuovo target a quattro settimane in cui il 95% dei pazienti deve ricevere un esame diagnostico o ricevere una diagnosi definitiva sulla possibile patologia tumorale. In questo modo, secondo i risultati dello studio, entro il 2020 si potrebbe garantire a oltre 30 000 persone la possibilità di vivere almeno 10 anni in più.

Il Regno Unito non se la passa male in termini statistici: le ultime rilevazioni hanno evidenziato il raggiungimento della più alta percentuale di sopravvivenza per patologie tumorali a 10 anni (più della metà dei pazienti che ricevono una diagnosi ossi in Gran Bretagna). Gli altri Paesi, Italia compresa, si collocano decisamente dietro.

Il discorso, che può esser utile soprattutto per quei Paesi che non raggiungono ancora gli elevati tassi del Regno Unito, è tutto relativo alla difficoltà di fare diagnosi precoce, ovvero identificare la patologia prima che divenga difficile da trattare o eradicare completamente. Una strategia proposta dal board inglese porterebbe, secondo stime, ad un aumento di circa 80% dei test per cancro, con esiti positivi sulla sopravvivenza generale.

Per far ciò, tuttavia, è necessario rimodulare il sistema medico fino alla base: il medico di medicina generale deve diventare così un punto chiave nel processo diagnostico, poiché a lui deve esser concesso accesso diretto a vari test, tra cui imaging RX, risonanza magnetica, TC e così via, anche superando – in alcuni casi – il parere dello specialista, tutto al fine di accelerare i processi. Le aree in cui è più disagiato il supporto con il medico generico possono essere tutelate attraverso sistemi di triage telefonico.

Questa, in poche righe, è la proposta programmatica che ha iniziato a smuovere le coscienze del sistema nazionale sanitario inglese e che potrebbe diventare presto una vera e propria discussione in Parlamento (già le linee guida dell’Istituto Nazionale per l’Eccellenza nella Salute ed Assistenza si stanno orientando in questa direzione). Tutto nasce, infatti, da un paradosso: nonostante gli ottimi risultati in sopravvivenza, ad oggi i tassi di diagnosi precoce dei tumori nel Regno Unito sono molto bassi rispetto alla media europea, con un quinto dei pazienti che scopre di avere un tumore solo quando vien ricoverato per emergenze in ospedale.

Ovviamente, per combattere il tumore è necessario un approccio coordinato: campagne che invitino all’abolizione di stili di vita dannosi (fumo in primis), investimenti in strutture dedicate al trattamento dei tumori ed in macchinari di alta tecnologia (si pensi all’ambito radioterapia), formazione professionale del personale radiologico a tutti i livelli affinché nessuna patologia individuabile sfugga agli occhi dei clinici, e così via.

Tutto ha ovviamente un costo: solo abbracciare un mentalità programmatica può superare il profondo scetticismo che in genere caratterizza l’approccio politico a cifre così elevate. Un macchinario radioterapico costa infatti milioni di euro, che saranno “riequilibrati” solo con gli anni garantendo un aumento dei tassi di sopravvivenza nella popolazione generale. Lo stesso dicasi per le ampie campagne di screening tumorale: investire le risorse economiche oggi vuol dire guadagnarne – anche economicamente – nel lungo periodo.

In ogni caso, quello che è necessario sottolineare è che il cancro non è più equivalente a sentenza di morte, come poteva essere tempo fa. Anche quando i dati sembrano parlare una lingua positiva (come appunto avviene nel Regno Unito), non bisogna mai dimenticare che c’è sempre lavoro da fare per migliorare il risultato assistenziale. Per far ciò è necessario cambiare totalmente la mentalità e l’approccio al paziente, ma in un sistema medico così evoluto e tecnologico il mondo professionale sanitario ha compreso che solo adeguandosi ai cambiamenti programmatici è possibile garantire la migliore assistenza di cure. Il resto del lavoro, a questo punto, deve esser fatto dal mondo politico e direttivo, ovvero quello in cui le risorse economiche vengono direzionale ed investite.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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