L’intervento al Senato del ministro Cancellieri e le reazioni dei partiti

06/11/2013 di Luca Andrea Palmieri

cronache del triste incrocio tra un errore politico e un problema storico

Il caso Cancellieri è dunque arrivato al Senato. Il ministro di Grazia e Giustizia, ieri alle 15, ha parlato in aula per portare il suo punto di vista sulla polemica seguente alla liberazione dalla custodia cautelare di Giulia Ligresti, figlia del noto Salvatore, indagata nel caso Fon-Sai, per motivi di salute.

Ricapitolando la vicenda – Giulia Ligresti era in custodia cautelare in carcere (ovvero in attesa di giudizio) da metà luglio, per le indagini della procura di Torino su Fondiaria-SAI. Gli imputati (tra cui il padre Salvatore) erano accusati di aver nascosto una perdita di 600 mln di euro dalle riserve assicurative della società: il falso in bilancio sarebbe servito per evitare un crollo del titolo in borsa. Il 28 agosto Giulia Ligresti è stata scarcerata, e le sono stati assegnati gli arresti domiciliari. Il 22 agosto una perizia aveva evidenziato una perdita di sei chili e un peggioramento generale del suo stato di salute. Era in effetti noto che soffriva, da tempo, di anoressia.

Cancellieri
Il ministro Cancellieri

A metà luglio la ministra Cancellieri, amica di famiglia dei Ligresti (suo figlio, Piergiorgio Peluso, è stato tra l’altro direttore generale della società per un anno, al termine dei quali ha ricevuto una cospicua liquidazione ma anche molte polemiche sulla sua gestione), parla al telefono con la compagna del Finanziere e si “mette a disposizione per qualsiasi cosa” sullo stato di salute della Ligresti. Un mese dopo, il 19 agosto, segnala con una telefonata il caso al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (il Dap), per sensibilizzare sul caso, adducendo “gravi preoccupazioni” per lo stato di salute della donna. La quale esce dal carcere, come detto, il 28 agosto.

L’intervento della Cancellieri – Nel discorso di oggi al Senato la ministra ha confermato il contenuto della telefonata, riconoscendo che il suo tono può aver “generato dei dubbi” e rimproverandosi di “aver fatto prevalere i sentimenti sul ruolo di ministro, volendo esprimere umana vicinanza”. Al contrario però ha respinto tutte le accuse di ingerenza, richiamandosi ai magistrati che hanno agito in via diretta sul caso (Francesco Cascini, vicecapo dell’Amministrazione penitenziaria con delega sui detenuti e responsabile dell’Ufficio ispettivo sulle carceri, e Gian Carlo Caselli, procuratore di Torino). Questi hanno smentito qualsiasi genere di pressione da parte del ministro; in particolare Cascini ha dichiarato che questi “ha chiesto verifiche in almeno 40 casi”. Un fatto ribadito dalla Cancellieri, che ha ricordato il suo impegno sulle condizioni delle carceri e ha definito “ogni vita che si spegne in carcere un fallimento dello Stato”, di cui lei “sente tutto il peso”.

La ministra è dunque tornata sui suoi rapporti coi Ligresti (“hanno ragioni del tutto estranee alla mia attività lavorativa” ed ha ribadito che la sua carriera “non è mai stata influenzata da rapporti personali o debiti di conoscenza”) ed ha ripreso il discorso riguardante il figlio, mettendo l’ordine dei vari eventi. Fa infatti risalire la sua assunzione alla sua esperienza nel mondo finanziario, mettendo in chiaro che l’offerta di lavoro presso Fon-Sai risale al maggio 2011, quando lei già non era più commissario straordinario del comune di Bologna e “non si immaginava che sarebbe diventata ministro”.

Le posizioni della Lega – Prevedibilmente in aula le posizioni più critiche sono quelle, già espresse nei giorni scorsi, della Lega e del Movimento 5 Stelle. Il senatore leghista Bitonci ha ricordato l’umanità del ministro con le famiglie Cucchi e Aldrovandi, ma definisce “ben diversa” la situazione attuale, accusandola, nella sua disponibilità a “dare una mano” di aver violato quel ruolo di “ministro di emergenza” che le è stato dato per le grandi intese e dunque di aver abbattuto l’ultima patina di credibilità del governo.

Il Movimento 5 Stelle – Per il Movimento 5 Stelle, il senatore Airola ha invece riconosciuto l’assenza di un’influenza del ministro sul Dap, e di effettive indicazioni di influenza esterna nella sua condotta; ma ha anche ricordato i precedenti penali, legati a Tangentopoli, di Salvatore Ligresti, criticando severamente la vicinanza di ambiti di potere amministrativo e politico (anche attraverso il figlio della Cancellieri) a figure tutt’altro che limpide del mondo imprenditoriale, lanciando tra l’altro un’accusa diretta “ai La Russa” di vicinanza agli stessi Ligresti. Ha richiesto così al ministro le dimissioni in quanto “rivendicazione della sua integerrima moralità”.

Giulia Ligresti, figlia di Salvatore
Giulia Ligresti, figlia di Salvatore

Il richiamo di Sel – Il senatore De Cristofaro di Sel ha dichiarato che “non c’è dissenso sulla scarcerazione di Giulia Ligresti”, ma ha criticato il modo di affrontare il problema: non attraverso un atto alla luce del sole ma con un intervento privato. Ha dunque ricordato la necessità di affrontare i problemi della custodia cautelare e della condizione di salute dei detenuti. Ha dunque posto l’attenzione sul fatto che “tutti i detenuti” dovrebbero essere “trattati come la Ligresti”, solo entro il bisogno di una molto maggiore trasparenza: ha così richiesto che venga approntata la figura, da tempo richiamata, del “Garante Nazionale dei Detenuti”.

Il Pdl – Schifani ha confermato in nome del Pdl la fiducia nella ministra, ed ha premuto molto di più sull’attuale legislazione che permette ai magistrati (per quanto l’ex presidente del Senato abbia detto di “non voler far polemica con la magistratura”) di togliere con “eccessiva facilità” la libertà a una persona in via preventiva. In questo senso c’è stato un richiamo a Silvio Scaglia, imprenditore italiano e fondatore di Fastweb che, arrestato nel 2010 nell’ambito dell’inchiesta “Fastweb – Telecom Italia Sparkle”, è stato in carcere per quasi un anno prima di ottenere, il 17 ottobre, un’assoluzione con formula piena. Così Schifani ha chiesto, al contrario, al ministro di farsi carico di un intervento legislativo “perché le maglie della possibilità di limitazione della libertà personale in sede preventiva sia il più limitato possibile”.

Zanda per il Pd – Per il Partito Democratico Luigi Zanda ha mostrato rammarico per l’assenza del “distacco istituzionale necessario” da parte della Cancellieri, ma ha anche respinto le ricostruzioni del Movimento 5 Stelle che associano, in sua opinione, “la ministra a fatti di prima della sua nomina e del tutto fuori della sua responsabilità” (riferimento in particolare al figlio e al suo lavoro in Telecom, che ha contratti col ministero della giustizia). Inoltre ha richiamato le parole di Francesco Cascini, ricordando che questi ha inoltrato ai direttori di carcere 1200 segnalazioni, dirette o per segnalazioni di parenti, di privati, partiti (in particolare dei Radicali) ed anche del Quirinale, nonché dello stesso ministro. Il presidente del gruppo del Pd alla Camera ha posto dunque una domanda: la Cancellieri, anche visto che vi era stata una segnalazione del 6 agosto da parte del medico legale sul pericolo di vita della Ligresti, doveva disinteressarsi del caso, visto anche che i magistrati dicono di non aver ricevuto influenze?

Il solito, triste, incrocio di interessi – Insomma, il caso si avvia alla sua conclusione con un niente di fatto. Certo è che rimane impressionante il modo in cui, nel nostro paese, sia facile che si creino situazioni poco chiare. Perché hanno di certo ragione  nel Movimento 5 Stelle a ritenere imbarazzante che un ministro abbia rapporti con una famiglia con tutti questi guai giudiziari. E d’altronde il giudizio “pratico” rimane difficile, quando la questione di “opportunità” è così grande. E’ vero, al contrario, che il caso della Ligresti andava considerato, per legge, e che sarebbe stato effettivamente una violazione del servizio non farlo. Ma è anche vero che una vicenda dove sono in gioco a tal punto i “poteri forti” non può essere trattata con un tale atteggiamento da salotto di amici. E di certo l’infinità di casi opachi nella storia del nostro paese non aiuta a valutare serenamente anche questo caso. Viene da chiedersi (ma la risposta forse è fin troppo ovvia), come si è arrivati al punto in cui si preferisce che un diritto, in quanto difficile da garantire per alcuni, sia negato a tutti invece che ampliato il più possibile. In questo caso il diritto è “diventato” un privilegio: questo non è accettabile, né dal ministro in sé nel suo atteggiamento, né dal sistema carcerario tutto.

Un problema, giuridico, reale – D’altro lato il problema della carcerazione preventiva è, indipendentemente da chi lo sollevi, giusto. Siamo abituati in questo paese fin troppo spesso ad accostare il problema della giustizia a quello del suo condannato più celebre. Anche qua però servirebbe più lucidità, e la capacità di comprendere come ci sia bisogno di un intervento effettivo verse delle anomalie che non possono essere accettabili indipendentemente da chi colpiscono. Se un terzo dei detenuti oggi è in attesa di giudizio (ergo, non colpevole fino a sentenza emessa), dato il ben noto stato di sovraffollamento delle carceri, allora qualcosa di sbagliato ci deve essere per forza. Possibile che 20 mila dei 60 mila detenuti presenti oggi sia a rischio reiterazione o di fuga? E soprattutto, è possibile che i tempi della giustizia siano sempre così lunghi da costringere, per sicurezza, un imputato a stare più di un anno in carcere senza essere stato ancora dichiarato colpevole? Sono piuttosto certo che uno qualsiasi dei detenuti poi dichiarati innocenti (da Scaglia all’ultimo di loro) dichiarerebbe di no. E francamente pare anche sconcertante che il capogruppo del Pdl vada a chiedere un intervento del governo, nella persona del ministro, per migliorare questa situazione: la sovranità fino a prova contraria è del Parlamento. Ma di una politica che non è più in grado di decidere più niente, tristemente, siamo già fin troppo abituati.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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